Spifferi di luce

Raggio di luce

Sottotitolo: La Grande Bolgia Reloaded

Colonna Sonora del racconto: Champagne Supernova (Oasis)


Stava lì, sdraiata su un letto anonimo e sconosciuto. Quella canzone continuava a trapanarle la testa, ma non ricordava dove l’avesse sentita.

How many special people change? How many lives are living strange?

Where were you while we were getting high? Slowly walking down the hall, faster than a cannonball

Le palpebre rivestivano quasi completamente gli occhi, non aveva le forze di dare il benvenuto al nuovo giorno: anche quel maledetto spiffero di luce che si affacciava sorridente tra la tenda e il muro le stava violentando il nervo ottico. Il soffitto vorticosamente ruotava sopra di lei, solidale con la centrifuga che impazzava nelle sue viscere; un arcobaleno sembrava essersi sgretolato come un finissimo bicchiere di Bohemia caduto per terra e mille scintillii colorati scendevano a pioggia su di lei. Sorrideva all’idea che fossero coriandoli lanciati dal ventre di quell’astronave che da bambina aveva sempre sognato di guidare, sfrecciando fra asteroidi e pianeti sconosciuti.

“Adele, Adele! Riesci a sentirmi?” Una donna vestita di bianco continuava a chiamarla. Ma chi era costei? Perché non la lasciava riposare? Al suo fianco uno strano essere vestito da Peter Pan, con le braccia conserte, pareva avere un’aria piuttosto preoccupata. Cominciava a convincersi che la sua astronave fosse realmente atterrata sulla Terra e che intorno a sé ci fossero forme di vita provenienti da qualche altro pianeta, venute lì per portarla via.

“Adele, si svegli! Riesce a sentirmi?” Quella voce era davvero irritante, ma perché urlava così tanto? In quello stesso istante, un grande bagliore la avvolse: riusciva a distinguersi nella terza fila di un’orchestra, imbracciando il suo controfagotto nel quale continuava a soffiare con tutta l’aria che aveva in petto. La mamma e il papà in prima fila, visibilmente emozionati e rapiti da quella musica: che soddisfazione, pensava, finalmente ce l’ho fatta. E sentiva di sorridere.

Quel bagliore si spense, vide nuovamente quella donna di bianco vestita che le premeva a scatti sul petto. Un beep prolungato e lo spiffero di luce si nascose dietro la tenda.


Questo racconto partecipa all’EDS Arcobaleno, dal blog della Donna Camèl. Insieme a me partecipano a questo Esercizio di Scrittura:
Tramonti (Angela)
La Grande Bolgia (Stefano)
Il professore delle favole (La Linea d’Hombre)
Bazar (Melusina)
Pinocchio (Dario)
Avventura al Policlinico (Il coniglio mannaro)
Il morbo infuria (Melusina)
Madonna segreta (Gordon)
Di padelle ne è piena la Storia (Pernonsprecareunavita)
Apice (Michelarosa)

 

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22 thoughts on “Spifferi di luce

    1. E’stato un tentativo, avevo in testa varie soluzioni e ho scelto quella che mi attirava di più. Del resto, come per i film, i Reloaded sono sempre più complicati o noiosi del primo.

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    1. Cara Angela, mi piaceva l’idea di non raccontare cosa potesse essere successo, ma lasciare all’immaginazione del lettore: si potrebbe pensare ad un incidente, ad un colpo apoplettico, ad un’overdose, ad un attacco glicemico, qualsivoglia causa. E poi chissà, la storia potrebbe prendere forma un po’alla volta!

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  1. Il bello è proprio lo stare ad aspettare. C’è la voglia di scoprire cosa è successo tra “la coda del suo vestito impigliata nella maniglia della porta” e “lo spiffero di luce si nascose dietro la tenda”.

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    1. Grazie Angela, è una bella responsabilità, perchè si creano delle aspettative (e questo è piacevole, perchè vuol dire che qualcuno ha letto i racconti volentieri) e soprattutto occorre avere idee di qualità. Ci proverò!

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