Passato prossimo

Foto ricordo
photo credit: freeparking 😐 via photopin cc

Hiranya stava lì sulla soglia del negozio. Il soffio caldo del vento sferzava il suo viso, ovattando la percezione di umido che tormentava la città ormai da settimane. Del resto, la Festa della Liberazione cadeva in giugno, il mese che storicamente aveva sempre registrato l’afa più opprimente. Più forte però era un’altra oppressione, quel pensiero che continuava a picchiettare insistente nella sua testa: “Berlino… Berlino… Berlino”. Un disco incantato che non accennava a fermarsi: perchè quel turbamento? “Adele è stata una buona cliente – ripeteva tra sé – assidua, qualche chiacchierata ogni tanto, ma nulla più”. “Balle galattiche”. La sua coscienza si era materializzata di fronte a lui e gli faceva ripercorrere, mostrandogli lo specchio del passato, le serate nelle quali Adele era stata l’unica cliente, seduta sullo sgabello di fronte al bancone dove cuoceva il Magic Kebab in tutta la sua fragranza, mentre gli raccontava delle interminabili ore di prove, di come si suonava il controfagotto, del suo odiato singhiozzo. Una sera, le aveva chiesto di suonare, perché non aveva mai sentito il timbro di quello strumento poco noto: in quei due minuti di esibizione, aveva scoperto l’orgoglio e la passione con cui Adele lo suonava, pareva un tutt’uno con lei. Si rendeva conto solo ora di quanto fosse affascinato da quella creatura, dalla sua cultura e dalla sua dolcezza. “Solo una cliente, vero? Ahahahaha! Con lo sguardo stai ancora cercando la coda di Cat Woman!“ La risata della sua coscienza era così fastidiosa, soprattutto quando aveva ragione!

Assorto nei suoi pensieri, non si era reso conto che il frastuono aveva preso il sopravvento e che le strade erano state invase dalle persone festanti. “Hiranya, sveglia!” Hiranya scosse il capo, riemergendo dall’apnea: di fronte a lui, un buffo Mario Bros arpionava le sue braccia con le mani callose, scuotendolo con vigore. Alla vista di Brembo, un timido sorriso riapparve sul viso del giovane indiano: i baffi finti sotto il suo grosso naso violaceo già cominciavano a staccarsi, la tuta blu da idraulico conteneva a fatica il suo cocomero addominale, eppure, dall’alto del suo metro e sessantadue per novanta chili, anche quella sera avrebbe fatto breccia nel cuore di qualche ragazza. “Ciao Brembo! Il taxi è a riposo?”.

Brembo era un tassista notturno, cliente affezionato della Suite: passava sempre ad inizio turno per ritirare due Magic Kebab e bevande varie e poi staccava alle prime luci del mattino, gustando il suo menù colazione: uova con triplo bacon, verdure alla piastra e un vassoio intero di frutta, che gli dava l’illusione di mangiare sano. Aveva una paura folle del buio ed ecco il motivo per il quale lavorava 363 notti l’anno, ad eccezione della Liberazione e dell’ultima notte dell’anno: le paure si vincono guardandole negli occhi, continuava a ripetersi, per cui occhi bene aperti per sfidare le ombre della notte e riposo durante il giorno, perché la luce non tradisce subdolamente. Viveva in simbiosi con il suo mezzo, per il quale aveva una cura maniacale: una frase netta e chiara appariva sul display a disposizione dei clienti, non appena si chiudeva la porta del taxi: Se vogliamo essere amici, non sporcare. Se sporchi, paghi il doppio.

“Taxi in garage e doppio turno domani, tasso alcolemico permettendo. Cos’è questa faccia da salmone lesso?” Hiranya inspirò ed espirò profondamente, come a sputare fuori quella bolla di malinconia che lo aveva pervaso e nel tentativo di dissimulare un po’di stanchezza. “Nulla, Brembo, mi stavo rilassando per qualche minuto, prima di essere travolto dalla Bolgia” “E fai bene” rispose Brembo, che nel frattempo cercava di incollare il baffo molesto; “io seguirò tutto il percorso, senza farmi mancare nulla: mangerò e berrò, ballerò fino a farmi mancare il fiato, corteggerò splendide donne e poi sperpererò i soldi al casinò. Per cui dammi una birra fredda, è ora di cominciare! E metti sul conto, come al solito”. Hiranya rise di gusto e spillò una bionda doppio malto. Accompagnò Brembo all’uscita: “Passa alla Suite più tardi, ci saranno delle sorprese”. “Puoi scommetterci, piccolo Gandhi! A più tardi!”

Rientrando in negozio, notò una foto per terra. La raccolse, era un foto in bianco e nero. La osservò per qualche istante e riconobbe i due volti impressi sulla carta lucida. Sorrise, pensando ad un passato che qualche minuto prima era uscito da quella porta.


Ecco l’elenco completo della storia a puntate:

La Grande Bolgia

Che la bolgia abbia inizio

Passato prossimo

Spifferi di luce

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