Under the bridge

Sotto il ponte
photo credit: Gerard Arcos via photopin cc

Soundtrack: Under the bridge (Official video, Red Hot Chili Peppers)

“Adele, sei silenziosa. Ci sono problemi?”. Karima non riusciva a scrutare lo sguardo ben celato dietro la maschera di Cat Woman, gli occhi e le labbra parevano inespressivi, eppure percepiva la sua assenza: inoltre, le era tornato il singhiozzo.
“Ho perso una foto. Maledetto questo vestito!”.
Karima la trovava stranamente agitata: durante la cena era sembrata giocosa, avevano scherzato con il cuoco che governava la loro piastra al Whale Hunter, il più famoso teppanyaki della città, il cui capocuoco e proprietario era Fumihiro Hasegawa, pronipote di Daisuke, cacciatore di balene del XIX secolo protagonista di celebri leggende entrate di diritto nella mitologia, al fianco dei Samurai.
“Sei sicura di averla presa?”
“Sicurissima”.
“Ora cerca di calmarti: quando tornerai a casa, ti assicurerai che non sia lì. Nel frattempo, continuiamo a divertirci!”.

Erano arrivati in King’s Avenue, dove si erano tuffati in un oceano di energia pura: la strada era molto larga, nella parte centrale scorrevano i carri allegorici, ai bordi delle carreggiate chioschi di vario tipo idratavano ininterrottamente i corpi festanti. Lì in mezzo ci si fondeva, anima e corpo, all’interno della Grande Bolgia. Adele doveva mettere da parte l’amarezza: è vero, ci teneva molto a quella foto, l’avevano scattata al bancone della Suite in occasione del suo venticinquesimo compleanno e voleva lasciarla a Hiranya come pegno della loro amicizia, così che la mettesse nella bacheca dei Top Friends dello Store. Quella però era la sua sera: quando tre anni prima era partita per il continente asiatico, a caccia di esperienza, si era ripromessa di tornare in Europa da vincitrice. Sapeva che l’esclusione dalla Filarmonica di Vienna era stata pilotata da qualche parruccone troppo influente. Berlino rappresentava la sua rivincita e questo le dava un orgoglio e una felicità che doveva sprizzarle da ogni centimetro quadrato del suo corpo.

Si era così abbandonata per ore nell’alveo del fiume del non-tempo, danzando, leggiadra come una gatta, tra un chiosco e l’altro e condividendo la sua ebbrezza con Karima e John. Erano passate le sette: l’alba aveva ormai dato l’addio al nuovo giorno. Un trio costituito da Cat Woman, una avvenente infermiera e Peter Pan sedevano sbronzi sul parapetto di un piccolo ponte che faceva da cappello ad un canaletto, in Richelieu Road: davanti a loro una cover band degli Oasis.
“Ma perché questi non la smettono di fracassarmi le orecchie? Non possono abbassare un po’il volume?” Adele aveva gli occhi socchiusi, aveva bevuto decine di drink.“Ehi, tu, smettila di gridare in quel microfono!”
Karima rideva sguaiata, non curante di una scollatura che si apriva e si chiudeva al ritmo della risata: “Ehi, tu, hai sentito la mia amica? Basta con la tua musica di merda!”
John a sua volta alzò il dito medio, esclamando, con il poco fiato rimasto: “Fottetevi voi e i vostri Oasis!”
Adele non ne poteva più: la testa le esplodeva, cercava di mettersi in piedi, ma non riusciva. Tentò di raccogliere le ultime forze residue, si tirò indietro con il busto, per darsi lo slancio e saltare in avanti, come fosse dentro l’elastico di una fionda. Ad un tratto, sentì la mano destra scivolare: perdendo la presa sul muretto, il suo corpo andò all’indietro. La testa battè violentemente, poi il volo. Adele si sentì sospesa nel vuoto: era una sensazione piacevole, aveva l’impressione che intorno a lei il mondo si fosse fermato. Davanti ai suoi occhi, vide l’immagine del maestro Ullrich, il suo più grande sostenitore.
“Maestro, ce la farò?”
“Non si abbatta, Adele, l’occasione giusta arriverà e renderà giustizia al talento cristallino che Qualcuno le ha donato. In 83 anni di vita ho visto scorrere molta acqua sotto i ponti: non si faccia travolgere dall’acqua torbida, si goda i pochi istanti in cui è limpida. Vedrà che saranno momenti indimenticabili”. Sotto quel ponte, il rumore di un tonfo. Poi, nulla più.

Hiranya mise in tasca la foto e varcò la soglia della Suite: “Ciao Alice, buona giornata, ci vediamo tra un paio di giorni”
“Ciao Hiranya, buon riposo, ne hai bisogno!”
Uscendo dallo Store, si voltò indietro, attirato dalla sirena di un’ambulanza. “Qualcuno deve aver alzato un po’troppo il gomito, rendendo onore alla Bolgia”. Sorrise e, inforcando gli occhiali da sole, si allontanò.


Ecco l’elenco completo della storia a puntate:

La Grande Bolgia

Che la bolgia abbia inizio

Passato prossimo

Under the bridge

Spifferi di luce

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