Siamo pronti alle future innovazioni?

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Il Samsung Family Hub, frigorifero smart

Nel weekend, discutevo con amici a proposito della facilità con cui oggi è possibile acquistare online qualunque cosa. Ricordavamo come ancora quindici anni fa il biglietto aereo non si acquistava con un click, ma quasi sempre era necessario interfacciarsi con un’agenzia di viaggio. Provate a pensare come è cambiata la nostra vita dall’inizio del ventunesimo secolo: per fare alcuni esempi, oggi si può preriscaldare la propria autovettura comodamente seduti a tavola durante la colazione; pagare un aperitivo o una cena senza soldi e senza carta di credito; dialogare con lo smartphone, dettando un messaggio o una mail; accendere l’irrigazione del giardino tramite una app; prenotare un taxi o cercare una macchina di un servizio di Car Sharing, tramite una mappa sullo smartphone.

Non tutti sono così tecnologici o orientati agli aspetti innovativi: c’è chi preferisce ancora la consistenza della carta al display di un e-reader, chi non può fare a meno di pagare in contanti, chi salvaguarda il Nokia 3310 dall’inesorabilità del tempo. Tuttavia, l’innovazione sta pervadendo rapidamente la nostra quotidianità e, se già all’inizio del secolo ci si stupiva di quanto i computer avessero cambiato la nostra esistenza, oggi l’aggressività evolutiva è ancora più spinta. Volete qualche esempio?

Spesa a domicilio. Voi mi direte: dove sta la novità? Se già ordino la pizza o il kebab con consegna a domicilio, si potrà sicuramente fare anche con la spesa al supermercato. Tutto vero: l’innovazione però sta nel fatto che il supermercato vi consegna la spesa che non avete ordinato voi, ma il vostro frigorifero. Samsung ha infatti stretto una partnership con la startup Supermercato24, attiva proprio nella consegna di generi alimentari a domicilio: il frigorifero è dotato di un sistema intelligente di telecamere e sensori che è in grado di verificare il contenuto, evidenziarlo sullo schermo esterno e, soprattutto, effettuare l’ordine al supermercato di ciò che manca. Occorre configurare la soglia al di sotto della quale far scattare l’ordine, il supermercato convenzionato, le modalità di consegna. Tutto molto smart. Il sistema è lo stesso che Amazon ha realizzato nel suo Amazon Go, il primo supermercato completamente automatizzato e che consente di fare la spesa semplicemente connettendosi con una app (vi consiglio di vedere il video cliccando qui, è sensazionale!)

L’ordine me lo faccio io. Quante volte vi è capitato di lamentarvi in un bar o in un ristorante per l’attesa del cameriere che venga a raccogliere le ordinazioni? Smart Touch (startup recentemente acquisita da Zucchetti) propone un innovativo servizio di self-ordering: si scarica la app, al tavolo del ristorante si inquadra un QR Code che serve ad aprire il menù del ristorante e a localizzare il tavolo da cui parte l’ordine. Una volta effettuata la scelta, l’ordine viene automaticamente inviato in cucina.

Mi presti la lavatrice? Molti storcono il naso all’idea di condividere la propria lavatrice. Eppure il ragionamento di Electrolux è sensato: provate a calcolare quante ore all’anno la vostra lavatrice è operativa. Se sommiamo tutti i tempi di fermo macchina delle lavatrici per esempio del vostro quartiere, ci rendiamo conto che più della metà di esse sono inutili. Da qui la simpatica definizione di Uber delle lavatrici: perchè non spostare il focus dal prodotto all’utilizzo di ciò che c’è già, anche in un’ottica di salvaguardia dell’ambiente? Certamente in questo caso le perplessità e le resistenze sono molte, ma il concetto di sharing economy in questo caso si applica molto bene e potrebbe sempre più cambiare le nostre abitudini.

E voi, come approcciate l’evoluzione tecnologica? Vi sentite pronti o l’innovazione vi spaventa? Attendo le vostre considerazioni!


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14 thoughts on “Siamo pronti alle future innovazioni?

  1. È indubbio che il mondo e la nostra quotidianità, con le nuove tecnologie sta cambiando del tutto. Forse nel nostro paese un po’ più lentamente che altrove, ma cambiamenti ce ne sono già in atto. Non credo riusciremo mai ad assistere alla lavatrice “condivisa” o all’ordine su smartphone in un ristorante, però in generale gli acquisti online stanno notevolmente avanzando in quasi tutti i livelli della popolazione.
    Sul fatto che poi debba perdersi completamente in alcune attività il dialogo (nel caso del ristorante / al contrario forse con lo sharing economy) è una cosa che sinceramente non mi piace. Diventerebbe un take-away da seduti e poi chi ti consiglierebbe il piatto del giorno o il vino giusto da abbinare? un’altra app? nooo … preferisco essere tradizionalista!

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    1. Ciao Lois, hai molta ragione sul discorso del dialogo, io però adoro la tecnologia e tutte questa novità mi entusiasmano da morire.
      Il self-ordering è in realtà già molto attivo, la startup è sempre meno startup, tanto è vero che l’acquisizione da parte di Zucchetti è il completamento di un percorso di crescita velocissimo. Complimenti a chi ha avuto l’intuizione.
      Io vivrei in un mondo tecnologicissimo, tu, invece, cultore delle belle arti, probabilmente no. O sbaglio?

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      1. Hai proprio ragione, amo la tecnologia per i progressi e per la medicina, per la facilità con cui ci ha alleggerito la vita, ma perdere la gestualità, la condivisione reale, la spontaneità non filtrata dagli schermi mi darebbe parecchio fastidio 😉

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        1. Hai ragione. Si rischia di robotizzare tutto, anche le relazioni umane. Tuttavia, io sarei curioso di vedere un mondo alla Blade Runner (non nelle sue tinte fosche, ovviamente!). Tra non molto, grazie anche all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, uomini e androidi cominceranno a convivere, ne sono certo!

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  2. Bellissimo articolo, ho imparato tante cose nuove. Non sapevo di lavatrici, frigoriferi né di Amazon Go.
    Sono favorevole alle nuove possibilità però non rinuncerei al piacere di andare al negozietto di alimentari italiano e acquistare personalmente i “ravioli romagnoli” (che sarebbero i cappelletti emiliani, ma non mettiamo il puntino in questo caso, è già tanto che qualcuno sappia ancora farli quassù…) e far conversazione con la ragazzetta alla cassa che non saprebbe distinguere una mozzarella dal cacio cavallo perché d’italiano le è rimasto solo un ottavo di DNA.

    È un peccato che si perderanno queste tradizioni e fa paura che a guadagnarci su queste tecnologie non sarà di certo il cittadino medio. Nonostante questo, indietro non si torna e rimango favorevole all’evoluzione della tecnologia come parte inevitabile dell’andare avanti. Spero solo che di pari passo si evolva anche la coscienza universale dei diritti umani… al momento quella procede un po’ a singhiozzo!

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    1. Cara Lisa, parto dalla fine: se non cominciamo a lavorare seriamente sui diritti umani, non avremo neanche da preoccuparci delle tradizioni, perchè si estinguerà il genere umano. Quindi, ben venga la tecnologia, ma senza dimenticare che l’essere umano è fatto di carne e di coscienza. In fondo, tornando a Blade Runner, di cui parlavo in un commento precedente, può un androide avere sentimenti come l’uomo? Forse in futuro sì. Ma il vero problema di oggi è che l’essere umano si sta trasformando in macchina.
      Al punto che i ravioli romagnoli fatti a mano o fatti da una macchina saranno la stessa cosa, perchè avremo perso le percezioni importanti.
      Grazie del contributo, come sempre!

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  3. non ho problemi ad ammettere che con l’e-commerce sono dovuto scendere a compromessi: dà dei vantaggi imparagonabili. in termini di costi e guadagno di tempo e qualità del medesimo (dedicabile ad altro). si parla però di compromesso: l’aspetto etico non è secondario, sicché diventa una questione di scelte. per l’alimentazione ad esempio siamo fermamente saldi sul tradizionale, sul km0 se possibile, sull’autoproduzione ancor meglio.
    il wash-sharing invece non lo conoscevo, se non in contesti “privilegiati” e nei quali lo sharing è dichiarato in partenza: co-housing, comunità famiglia. mi sembra molto interessante.

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    1. Ciao adp, anche noi sull’aspetto alimentare siamo ancora molto tradizionalisti. La domanda che mi faccio, in un’ottica di medio termine, è: ci saranno ancora frigoriferi che NON faranno la spesa? Se vogliamo, è un po’come il Nokia 3210: alcune persone hanno resistito allo smartphone fino a che il loro celebre Nokia ha funzionato. Poi trovare un cellulare tradizionale è diventato impossibile.
      Sul wash-sharing: il co-housing è in effetti un primo passo, ma dichiarato, come dici tu. In effetti, nell’articolo di Repubblica, non è spiegato bene come Electrolux voglia proporre questo servizio. Io mi immagino una app sul modello di Blablacar dove io che devo lavare i miei panni mi loggo nella app e verifico quale lavatrice nelle vicinanze è disponibile e a che orari. Prenoto lo slot temporale e mi presento nel luogo definito. In fondo, come all’inizio si era un po’restii a usare Blablacar (viaggio con persone che non conosco, mi fido?), domani probabilmente accetteremo gente che viene a lavare da noi i propri vestiti. Anche io lo ritengo interessante e in qualche modo etico.
      Grazie del tuo contributo!

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      1. è interessante un aspetto: trovare un celulare tradizionale, oggi, a dirla tutta non è diventato impossibile, a conti fatti forse nemmeno sconveniente: costano pochissimo, 15-20€ forse quello che qualche anno fa pagavamo 10 volte tanto. io credo ci sia qualcosa di più, un qualcosa che è più legato alla nostra natura e a una legge fisica di movimento delle masse, per cui ad un certo punto diventa naturale allinearsi al flusso (ci sono, per altro, un sacco di interssantissimi studi antropologici in merito).
        sul wash-sharing, sì, immaginavo anch’io una sorta di mappa con le lavatrici disponibili. bisogna capire se ed in che misura possono diventare più convenienti della lavanderia tradizionale (da noi in paese il costo a lavaggio – con asciugatura – è davvero minimo) al punto di soppiantarle nella preferenza di una parte dei fruitori.

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        1. Vero, le lavanderie tradizionali oggi costano molto poco e si sono diffuse moltissimo, rispetto a dieci anni fa, per esempio. In fondo, in entrambi i casi si può generare una comunità: nelle lavanderie tradizionali si conoscono persone nell’attesa che il lavaggio finisca, nell’altro si condivide anche una parte della propria casa. Da un punto di vista umano, ci deve essere una predisposizione verso l’altro.
          Sui telefoni: credo che il fattore costo sia semplicemente legato a quello tecnologico. Tra 10 anni anche uno smartphone di oggi costerà pochissimo, perchè saranno usciti telefoni (o roba del genere) tecnologicamente più evoluti. Vero è che la tecnologia diventa oggetto di status: se tutti hanno lo smartphone, perchè io non devo avercelo? Per cui hai ragione tu, c’è un aspetto di massa (a parte nel mio caso, dove cerco la tecnologia spinta!).

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