Un Paese con la P minuscola

Inciviltà
(©Francesco Migliano)

Siamo entrati nella settimana in cui riparte in Parlamento il confronto sul ddl Cirinnà, dopo aver assistito nelle ultime due settimane prima alla manifestazione dei Pro-DDL e poi, sabato scorso, al Family Day. Ho già avuto modo di esprimere in un mio precedente post il mio pensiero a riguardo, per cui non tornerò nuovamente sull’argomento. A margine delle due manifestazioni, tuttavia, sono salite alla ribalta alcune vicende che dimostrano il vero problema del nostro paese: la mancanza di cultura e l’inciviltà.

Un paese in cui si insulta un collega dandogli del “finocchio” e del “frocio” è un paese incivile.

Un paese in cui il vicepresidente del Senato Italiano afferma ai microfoni di una trasmissione tv : “Questo è il Family Day, non l’Handicappato Day” è un paese incivile.

Un paese in cui un esponente della maggioranza (ahimè, Alfano lo è) mercanteggia la norma sulla Stepchild adoption in cambio del voto sul Ddl Cirinnà è un paese incivile.

Un paese in cui ad una donna, prima che esponente politico, viene rivolto ogni genere di insulto dopo la dichiarazione pubblica della sua maternità è un paese incivile.

Un paese in cui si va allo stadio per esibire il proprio razzismo (“Vesuvio, lavali col fuoco”, striscione esposto contro i napoletani) o per sfogare con le spranghe la propria depressione è un paese incivile.

Un paese in cui si parcheggia con nonchalance nei posti riservati ai disabili è un paese incivile.

Un paese in cui l’arroganza vince sempre sulla solidarietà e sulla comprensione delle esigenze del prossimo è un paese che è destinato a sciogliersi come neve al sole: capisco le lacrime di Greta, che a breve lascerà il Wisconsin e gli USA per tornare in Italia: sul blog Amiche di Fuso (http://www.amichedifuso.com/), scrive:

So infatti che avrò i miei genitori vicini, che i miei bimbi riceveranno tanto amore incondizionato che mi tremerà il cuore dalla gioia, so che potrò vedere gli amici senza aspettare che combacino gli orari per avviare il video, so che mi innamorerò di nuovo della mia città, della bellezza delle nostre città. So che mi scioglierò davanti ad un cappuccino, che mangerò quintali di casoncelli, che riderò davanti ad uno spritz. Ma so anche che: litigheremo con la burocrazia, il traffico mi farà impazzire, la maleducazione mi farà incazzare, troppo non funziona e poco cambia, tutti saranno pronti al giudizio, le folle mi soffocheranno, tutto sarà caro come il fuoco, gli stipendi bassi e la realizzazione lavorativa nulla.”

Abbiamo la supponenza di criticare sempre gli altri: in Cina, Mao con la rivoluzione culturale ha distrutto duemila anni di storia; nei paesi arabi, non c’è rispetto per le donne. Ma siamo proprio sicuri di essere migliori, qui in Italia? Ci ricordiamo ancora il significato della parola rispetto?

Sempre di più sono convinto che il problema sono gli italiani. E, francamente, ci meritiamo un paese piccolo e insulso, con la p minuscola.

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12 thoughts on “Un Paese con la P minuscola

  1. Ciao Stefano. Sono sostanzialmente d’accordo con te. Però, il punto chiave è che non siamo condizionati dalle “coscienze” ma dal bigottismo di atavica derivazione. Ovvero quello cattolico. È fuori di dubbio che la Chiesa condizioni le vicende morali dell’Italia innanzitutto, perché è in Italia che essa svolge la sua funzione preponderante. Papa Francesco, brava persona per carità, guarda caso ovunque vada parla Italiano. Ora, a mio avviso, certe dichiarazioni non sono incivili ma più biechi tentativi di accattivarsi le simpatie della “maggioranza silenziosa”, costituita proprio da cattolici ancora estremamente bigotti.
    Ma, a dirla tutta, nemmeno a Renzi & Co. interessa nulla delle vicende della famiglia classica e/o di quella di fatto. Si tratta anche in questo caso di attrarre elettorato.
    La pubblicità, insomma, è l’anima del commercio.
    In questo senso, la “p” è ancora più minuscola.
    Cari saluti, Piero 🙂

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    1. Ciao Piero. Quello che dici è purtroppo molto vero. Devo tuttavia ammettere che non so se negli altri paesi d’Europa o del mondo gli alti prelati abbiano o meno la stessa influenza: non so dire se i cardinali tedeschi o polacchi dicano pubblicamente in conferenze stampa organizzate ad hoc ciò che Bagnasco si permette di dire qui da noi. E non voglio essere populista, tirando fuori l’argomento per esempio dell’appartamento di Bertone. Basterebbe che, come dice per l’appunto il Papa, i cardinali scendessero di più nelle strade e fotografassero con occhi obiettivi la vita reale. Scoprirebbero un mondo nuovo.
      Grazie del tuo contributo!

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      1. Non lo dicono, amico mio, perché loro la vita la guardano in diretta, per strada. Tanto è vero che qualcuno di loro ogni tanto cerca di ribellarsi al giogo romano.
        Il Papa sta facendo grandi cose ma non potrà mai andare contro i teologi i quali sono i depositari della verità delle Sacre Scritture.
        Ripeto, il punto che veramente mi “rode” è questo. In Europa e oltreoceano la questione è stata risolta da tempo senza infingimenti. Qui, ogni giorno che passa, vuoi per i proclami, vuoi per i personaggi che li fanno, vuoi per la naturale diffidenza che abbiamo sviluppato nei confronti dei politici, diventa non una “conquista civile” ma una farsa.
        La legge, altrove, sarebbe stata già approvata e senza troppi clamori.
        Grazie infinite a te.
        Ciao, Piero

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        1. C’è chi sostiene infatti (e ci credo) che la legge in discussione sia una versione molto soft di ciò che realmente è in altri paesi d’Europa, ma almeno è già qualcosa, per cominciare. Verissimo, il Papa da solo non può sicuramente stravolgere un meccanismo pachidermico che ormai da decenni soffoca la Chiesa, dimenticando la vera missione, che è quella di stare in mezzo alla gente.
          Grazie Piero!

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  2. Qui in Argentina sono quasi tutti cattolici come in Italia, poi da quando c’è il papa argentino è esplosa la Francisco-mania. Addirittura il comune di Buenos Aires organizza dei tour guidati gratuiti e settimanali per ripercorrere i luoghi “del papa”, molti balconi espongono sia la Bandiera argentina che quella bianco-gialla del Vaticano, nelle Tipografie sembra che il pezzo forte sia la sagoma 1:1 di cartone del papa e qualsiasi posto dove sia noto che Francisco abbia posto piede espone una targa per renderlo noto (tipo il suo barbiere di Buenos Aires). Eppure nei notiziari non si esordisce mai nel dire cosa il papa pensa dei gay, anche perché qui i matrimoni omosessuali sono legali da vari anni e sono sicura che all’epoca nessuno si sia preoccupato di dare ampio spazio alle opinioni religiose del Papa in merito. Non ero ancora in argentina quando qui hanno introdotto i matrimoni omosessuali, ma a giudicare come vengono trattate le opinioni del Papa sulla stampa locale, non credo abbiano avuto rilevanza politica.

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    1. Ciao Isa, forse (ma è solo una mia idea, non supportata da fatti) deriva dalla necessità di un popolo abituato alla povertà di identificarsi in qualcuno o qualcosa. In un tuo post, lo hai descritto molto bene, parlando di Maradona, ma rimanendo in temi di Papi, penso anche alla Polonia, atteggiamenti simili penso fossero consueti in relazione a Giovanni Paolo II. Diverso invece è il discorso per Papa Benedetto, sia per il carattere dei tedeschi, sia per la minor presenza di cattolici, sia anche perchè la Germania è un paese ricco.
      Giustissimo, invece, il discorso che diritti civili e religione abbiano dei percorsi differenti. Che è quello che ho pubblicato anche ieri, nel post sul Family Day svoltosi sabato in Italia.
      Grazie come sempre del tuo prezioso contributo da un’altra parte del mondo!

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