Il Family Day visto da un sacerdote

Patti Lateranensi, Chiesa, Stato,

Nei giorni scorsi, tra i commenti al post Un Paese con la P minuscola, è emerso un aspetto, in particolar modo riferito alla discussione sul ddl Cirinnà, che riporto integralmente. Dice Piero:

Il punto chiave è che non siamo condizionati dalle “coscienze” ma dal bigottismo di atavica derivazione. Ovvero quello cattolico. É fuori di dubbio che la Chiesa condizioni le vicende morali dell’Italia innanzitutto, perchè è in Italia che svolge la sua funzione preponderante. […] Il Papa sta facendo grandi cose ma non potrà mai andare contro i teologi i quali sono i depositari delle Sacre Scritture.

Mi sento di concordare in gran parte con la posizione di Piero, tuttavia è giusto anche evidenziare tutte le posizioni all’interno della Chiesa, per evitare di generalizzare impropriamente. Riporto dunque un post di don Duilio Albarello, che esprime bene un punto di vista molto diverso dal sentore comune.

Attendo i vostri commenti in merito, credo sia uno spunto interessante di discussione.

Il Family Day è stato celebrato e ha confermato le ragioni della mia perplessità. Provo a riproporle, utilizzando i quattro criteri di discernimento indicati da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium.

  1. Il tempo è superiore allo spazio: in ambito politico, si usa dire: “piazze piene, urne vuote”. Dal punto di vista ecclesiale, si potrebbe parafrasare: “piazze piene, chiese vuote”. La folla del Family Day non deve distrarre dal fatto incontestabile che su molti fronti in Italia la Chiesa cattolica ha perso la sua battaglia culturale ed etica, soprattutto in quella fascia di popolazione che va grossomodo dai venti ai cinquant’anni. Occorrono l’umiltà di riconoscerlo e la creatività di attivare percorsi lunghi, per tornare a parlare alle coscienze in maniera credibile e persuasiva.
  2. L’unità prevale sul conflitto: nonostante gli organizzatori abbiano ripetuto che la manifestazione non fosse contro nessuno, in molti interventi ascoltati al Circo Massimo si coglieva chiaro l’intento di una contrapposizione totale con chi esprime posizioni diverse. Ancora una volta, ad esempio, natura/naturale sono state evocate come categorie divisive e non inclusive, come se avere uno sguardo differente sui fondamentali della vita condannasse a contrapporsi tra umani e dis-umani. Le parole “dialogo” e “mediazione” sono risuonate come parole diaboliche, che conducono necessariamente a svendere i propri valori. Mi pare che invece la passione per la causa dell’umanizzazione e l’atteggiamento della misericordia dovrebbero sempre spingere a cercare anzitutto ciò che unisce, per fare insieme il tratto di strada più lungo possibile.
  3. La realtà è più importante dell’idea: le unioni di fatto esistono, sia di tipo eterosessuale sia di tipo omosessuale. Anche se non corrispondono pienamente all’idea di matrimonio e di famiglia codificata dalla tradizione cristiana, queste unioni sono una realtà sempre più consistente, che attende di ricevere un riconoscimento. Lo Stato non può permettersi di ignorarle, ha il compito di regolamentare con saggezza. La Chiesa stessa è provocata a lasciarsene interpellare, valorizzandone evangelicamente tutto ciò che di positivo e di buono vi si può trovare. Altrimenti si cade in un formalismo dei valori, che condanna a ritrovarsi fuori dal mondo, in una dinamica contraria a quella dell’incarnazione.
  4. Il tutto è superiore alla parte: la comunità ecclesiale dovrebbe cercare il bene comune, non rivendicare in maniera ricattatoria dei privilegi per la sua visione particolare. Dal punto di vista culturale e sociale, in un contesto plurale, nessuno può pretendere di avere l’esclusiva. Una sana disponibilità all’apprendimento reciproco, come invita a fare il Concilio Vaticano II, è una dimensione intrinseca alla evangelizzazione.

Don Duilio Albarello è un sacerdote della diocesi di Mondovì, docente di Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale nelle sedi di Fossano, Torino, Milano e Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose a Fossano. Ha scritto alcuni saggi tra cui L’umanità della fede. Credere in Dio nell’epoca del disincanto (Effatà Editrice) e Nella fede del Figlio. L’essenza del cristianesimo con e oltre Michel Henry (Glossa).

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19 thoughts on “Il Family Day visto da un sacerdote

  1. Grazie di avermi coinvolto in un contesto di grande spessore religioso, morale e culturale.
    Credo che Don Duilio approcci il problema dalla prospettiva più giusta e, al tempo stesso, umile in senso estremamente positivo. Quando esorta la Chiesa ad ascoltare mentre giustamente lascia la politica arbitra delle sorti civili di un Paese, aggiunge una serena razionalità ad un problema che si sta rivelando come la semplice e dannosa contrapposizione di coscienze. Come ho detto di recente ad un’amica accesa sostenitrice del “no” alle unioni di fatto e alle adozioni da parte di coppie omosessuali, molto spesso di fronte al cambiamento ci troviamo impreparati e impauriti. Pensiamo che tutto, all’indomani di quel cambiamento, debba essere sconvolto.
    Guardiamo la società Nord Americana. Da tempo le unioni tra omosessuali e le adozioni sono permesse sebbene regolate con scrupolosa attenzione ma, soprattutto, integrate perfettamente nel tessuto sociale.
    E non perché il sistema americano sia solo più efficiente di ogni altro al mondo ma perché il concetto di famiglia “classica” non ha subito alcun contraccolpo. In Nord America ci si sposa di più perché c’è un sistema sociale e civile che si occupa del matrimonio anche e soprattutto nelle sue fasi critiche, affiancando il counseling alla coppia in crisi, prima di concedere il divorzio. C’è un sistema che in prima battuta e con una inusitata rigidità di vedute, tutela in primis i minori, sottraendoli alle violenze domestiche e ad ogni tipo di privazione, volontaria o involontaria, e prendendosene immediata cura.
    Cionondimeno le famiglie americane continuano a prosperare e a crescere. Il tasso di natalità nel 2008 era infatti di 14 nati ogni 1000 abitanti contro gli 8.2 dell’Italia che, detto così, sembrerebbe un gap molto stretto ma in realtà mentre l’Italia era agli ultimi posti della statistica gli USA si collocavano tra i primi Paesi industrializzati.
    Se la politica affronta il problema, concedendo finalmente quel riconoscimento atteso, come dice Don Duilio, la risposta efficace della Chiesa – anche per riconquistare la fiducia che ha perso negli anni, e più di recente per gli scandali -, non deve farsi attendere. E la migliore, a mio modesto avviso, è il progressivo annullamento dell’obsolescenza della religiosità.
    Si è buoni cristiani se si rispetta il prossimo. Quello di consentire ed eventualmente regolare il tema della famiglia, con grano salis e senza coercizioni né spettri di punizioni divine, potrebbe già essere la prima, forse più moderna e universalmente accettata, forma di rispetto verso la libertà di scelta dell’essere umano. Che Dio ha voluto libero.
    Grazie ancora per l’ospitalità e per l’interessante lettura consentitami.
    Ciao, Piero 🙂

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    1. Ciao Piero, sono io che ringrazio te per il tuo intervento denso di contenuti e soprattutto figlio di informazione. In questi giorni tutti parlano e dicono la propria (basta sentire le castronerie che dicono i senatori, da mani nei capelli…). Non è facile dunque sapere cosa dire.
      Grazie!

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      1. Caro Stefano, senza piaggerie di sorta, come ho detto anche nel commento su FB, per mezzo di questi sereni e approfonditi confronti si cresce. Io stasera ho appreso qualcosa che mi conforta molto e di questo sono grato a te e a don Duilio. 🙂 Un abbraccio. Piero

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  2. Mi piace molto questa considerazione: “La realtà è più importante dell’idea: le unioni di fatto esistono, sia di tipo eterosessuale sia di tipo omosessuale. Anche se non corrispondono pienamente all’idea di matrimonio e di famiglia codificata dalla tradizione cristiana, queste unioni sono una realtà sempre più consistente (…) La Chiesa stessa è provocata a lasciarsene interpellare, valorizzandone evangelicamente tutto ciò che di positivo e di buono vi si può trovare”. Purtroppo mi sembra che dichiarazioni del genere abbiano avuto poca visibilità all’interno del dibattito contemporaneo. Forse anche perchè l’estremismo paga di più in termini politici… Vi ringrazio per aver reso note queste riflessioni “illuminate” e poco conosciute, che peraltro rispecchiano le idee di molti fedeli, favorevoli a una maggiore apertura della Chiesa verso le persone omosessuali. Come spesso succede, si può sperare in un cambiamento della Chiesa romana solo dal basso, ed è molto difficile che i vertici si avvicinino a certe posizioni “militanti”; il che non fa sperare bene per un’evoluzione reale nei confronti di certi temi.

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    1. Ciao Lorenzo, l’obiettivo è proprio quello. Ampliare le conoscenze consente un confronto più ampio e più sereno. Permette anche di evitare di assumere posizioni troppo estreme o radicali. Noi dobbiamo spingere fuori le posizioni simili a quella di don Duilio, che è la posizione che noi condividiamo.
      grazie!

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  3. “Si è buoni cristiani se si rispetta il prossimo” scrive Piero con buon senso. Questa testimonianza interna alla chiesa è folgorante ed inaspettata. C’è molta più ecumenicità in un parroco che in tutta quella folla isterica e agguerrita che si è vista al circo massimo. Degli ossessi che sinceramente hanno molto svilito il valore di quello che avrebbero voluto difendere.
    Purtroppo nel nostro Paese non si dialoga. Anche questo è atavico. Siamo Guelfi e Ghibellini e non c’è spazio alla mediazione. Il mondo è cambiato e il rispetto (nei limiti della decenza e del bene comune) è un diritto che va tutelato e sostenuto. Tutte le pagliacciate di politici ed oltranzisti sono fuori dal tempo e dalla storia. Le coppie si fondano sull’amore non sulla biologia e l’amore è la legge che governa il mondo. Sembra un finale da filosofia spicciola, ma è l’unica verità laica e religiosa insieme. Tutto il resto è fuori da ogni logica.

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    1. Caro Lois, la tua descrizione della folla del Family Day è quanto mai appropriata. Ci sono degli isterismi ingiustificati, spesso mossi da ignoranza e da superficialità.
      Sono molto contento di aver trovato questo post di don Duilio e di averlo condiviso sul mio blog.
      Grazie Lois!

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  4. Bravo Stefano…. i commenti poi sono civili e non c’è bisogno di aggiungere altro. In generale per questo paese spero che l’ignoranza sia la prima ad essere sconfitta 😉

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    1. Grazie Romeo. Concordo, l’ignoranza, la maleducazione e l’inciviltà sono le prime cose da combattere, solo così crescerà il nostro livello culturale e anche la consapevolezza di ciò che possiamo e dobbiamo essere. Come cittadini e soprattutto come uomini.
      A presto!

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  5. Vi ringrazio per questa interessante e per certi versi “rara” discussione sul tema delle unioni civili, che in questi giorni occupa gli spazi mediatici con toni troppo forti e strumentali. Emerge che la Chiesa, o almeno una sua parte, diversamente dal mondo politico, sta facendo uno sforzo enorme per uscire da secoli di immobilismo culturale. I politici invece si attaccano come sempre ai luoghi comuni e ai proclami populisti, purtroppo non solo per calcolo elettorale ma proprio per arretratezza culturale.

    Alberto

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    1. Ciao Alberto, grazie a te di essere passato da queste parti e di aver espresso il tuo parere. Purtroppo la Chiesa “riformista”, di cui don Duilio mi sembra essere un degno rappresentante, è quella che mediaticamente è rappresentata soltanto dal Papa, ma a livello di cardinali chi parla è della peggior “setta” conservatrice (vedi Bagnasco).
      Sulla politica hai detto tutto tu correttamente, credo non ci sia altro da aggiungere!
      Grazie!

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    1. Ciao Federico, questo è un po’lo standard del mio blog, spero sempre di riuscire a mantenere questo stile. In questo caso specifico, però, ammetto che il grosso lo fa il protagonista del post, che conosco personalmente e ritengo un sacerdote preparato e di indiscussa finezza culturale. Diamo merito a chi lo merita!
      Grazie Federico!

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  6. Sono laico convinto, e anche un po’ anticlericale (ma è facile con questo clero), eppure lo stralcio che hai riportato di don Duilio Albarello è una delle voci di maggiore buonsenso che mi sia capitato di leggere.
    A dir poco sorprendente.

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    1. Ciao Andrea, benvenuto sul mio blog!
      Conosco don Duilio da molti anni e devo dire che è sempre stato di mente aperta, seppur non rivoluzionaria. Credo che possa considerarsi un bell’esempio di connubio tra razionalità e fede. E di preti così ne avremmo molto bisogno.
      Grazie del commento!

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