Fumata nera

Fumata nera
Una settimana così a Roma non se la scordano più. La settimana del senza: senza maggioranza e senza Papa. Nella Capitale, il Potere (sia esso politico o religioso) appare come un corpo barcollante che cammina senza testa: stordito da elezioni burrascose in un caso e dagli scandali porporati dall’altro, cerca rifugio in un limbo inesistente, nella speranza di risvegliarsi da un incubo atroce e scoprire che nulla è cambiato. L’incubo in realtà è ben peggiore, perché è tutto vero: il Potere appare circondato da questa massa ectoplasmatica e non sembra più in grado di districarsi dai melmosi tentacoli. 
Della rinuncia ho già parlato nel post di qualche giorno fa, per cui vorrei concentrarmi su alcuni concetti che sono emersi dalla tornata elettorale. 
a) discontinuità: un italiano su tre ha dato un segnale molto chiaro, il “voto il meno peggio” ormai è passato di moda. Votare Bersani per non far vincere Berlusconi o votare Silvio per combattere lo spauracchio comunista non attecchisce più. Il PD ha perso qualche milione di voti comportandosi da partito vecchia maniera, facendo spuntare in campagna elettorale i soliti baffuti e romanzieri, che in un modo o nell’altro non hanno nessuna intenzione di fare un passo indietro. Abbiamo bisogno di atteggiamenti nuovi, oltre che di facce nuove, come già ventilavo nel post-Primarie
b) sentimento antiCasta: conseguenza dell’esigenza di discontinuità, è il vero vincitore delle elezioni. L’esperienza Monti non ha fatto altro che acuire questo malcontento diffuso, considerando che il governo tecnico non è stato in grado di mettere tra le priorità le riforme della legge elettorale e del numero di parlamentari che avrebbero dato un segnale vero di cambiamento al Paese. 
c) grinta: hanno vinto le elezioni coloro che hanno dimostrato la voglia di colpire la pancia degli italiani e cioè Grillo e Berlusconi. Possono essere annoverati tra i portatori sani di demagogia e di populismo, ma sono gli unici che hanno capito come fare campagna elettorale. Come ha detto molto bene Damilano, giornalista de L’Espresso, Bersani ha fatto la campagna dell’un po’: un po’di lavoro, un po’di dismissioni, un po’di liberalizzazioni. In più ha pubblicamente detto “Grillo va forte, è sottostimato, soffia sul fuoco dell’esasperazione della gente e questo lo premierà”, gli elettori percepiscono queste affermazioni come un segnale di confusione e di resa anticipata da parte del proprio leader. 
d) piazza. Grillo ha vinto perché ha fatto comizi pubblici, all’aperto, senza transenne o limitazioni, dove chiunque potesse andare ad ascoltarlo. La curiosità attirava soprattutto gli indecisi, che fosse di destra o di sinistra, e dal risultato direi che una buona parte è stata convinta. Chi ha fatto i comizi elettorali prevalentemente in teatri o palazzetti si è ritrovato applaudito e omaggiato dai militanti e simpatizzanti, che accorrevano lì perché c’era il proprio candidato leader: standing ovations garantite, ma neanche un voto in più.
e) giungla: se Monti ha sostenuto che l’origine di tutti i mali è stato il bipolarismo litigioso che ha caratterizzato lo scorso ventennio, ora mi spiegherà come si fa a governare in un Parlamento-marmellata, dove neanche una combinazione astrale degna dei Maya potrebbe favorire una certa stabilità.
Chiudo con un tweet spassosissimo di Spinoza.it: “Nanni Moretti ha portato bene a Bersani quasi quanto al Papa”. Che voglia diventare lui l’ormai celebre Pio Tutto?
Annunci

Metti qui il tuo puntino

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...