L’industria 4.0 nell’era della globalizzazione #3

Industria 4.0, Robot, Internet of Things, Interazione

 

[Cliccando qui, potete rileggere la seconda puntata]

Al World Economic Forum, tenutosi a gennaio a Davos, sono stati presentati i risultati di una ricerca dal titolo The Future of the Jobs. I numeri sono alquanto chiari: a livello globale, se da un lato le nuove tecnologie porteranno allo sviluppo di circa due milioni di nuovi posti di lavoro, dall’altro le stesse ne provocheranno una riduzione di sette milioni. Due gli ambiti maggiormente colpiti: quello produttivo e quello amministrativo. L’introduzione di robot e macchine sempre più sofisticati, basati sull’intelligenza artificiale e in grado di sopperire in gran parte al lavoro umano, porterà a una graduale sostituzione dell’uomo a livello di industria manufatturiera. Intuitivamente, si riesce a comprendere che una macchina risulti molto più produttiva dell’uomo: può lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza la necessità della pausa fisiologica; a fronte di una manutenzione ordinaria e talvolta straordinaria, non accusa malori e non deve stare in ferie; il suo “costo” è tendenzialmente fisso, svincolato dalle dinamiche contrattuali.

A livello amministrativo, l’utilizzo di potenti software di calcolo e gestionali porta a modificare i flussi aziendali. Già da anni, per esempio, in molte aziende gli ordini ai fornitori non vengono fatti da un buyer umano, ma da software che, basandosi su database estremamente evoluti e condivisi, una volta fissati dei parametri, comunicano direttamente al fornitore le esigenze. Esistono piattaforme che consentono di gestire la fatturazione worldwide, anche considerando gli aspetti, spesso molto complicati, dei dazi doganali: il tutto gestito da remoto, semplicemente con un computer connesso al web.

Tuttavia, il cambiamento non deve spaventare troppo. Come sempre, bisogna farsi trovare pronti e coglierne gli aspetti positivi, perchè l’obiettivo deve essere quello di essere sempre più competitivi, per non perdere terreno a livello globale. Nel settore del bianco, per esempio, Electrolux, che sta uscendo da un periodo di profonda crisi che ha richiesto un forte ridimensionamento, sta sfruttando l’innovazione per aumentare la produttività e ridurre gli sprechi sulle linee produttive, con l’applicazione di “algoritmi, che consentono una pianificazione dettagliata delle attività, offrendo la risposta migliore in relazione alle necessità dell’azienda in un preciso momento“.  La Carel, azienda leader nell’ambito delle soluzioni di controllo per il settore dell’HVAC/R (Heating Ventilating Air Conditioning + Refrigeration), ha da alcuni mesi introdotto in produzione due robot antropomorfi e collaborativi, per natura dunque integrati perfettamente nel ciclo produttivo. Francesco Nalini, Direttore Generale del Gruppo Carel, dice che “i nuovi robot collaborativi, oltre a apportare numerosi vantaggi nella produzione, offrono la possibilità di creare ulteriori posti di lavoro per mansioni tecnologiche e manageriali completamente nuove“.

Proprio qui sta la sfida. Sviluppare e investire nelle nuove competenze. Il Ministero dello Sviluppo economico, in un documento pubblicato a Novembre 2015 dal titolo “Industry 4.0, la via italiana per la competitività del manifatturiero“, individua 8 aree di intervento, tra le quali il rilancio degli investimenti con particolare attenzione a quelli in ricerca e sviluppo, conoscenza e innovazione, e la diffusione delle competenze per l’Industria 4.0.

La stessa sfida, non a caso, che dovrà affrontare la Cina, come riportato dalla ricerca Accenture. Questo sarà un cambiamento epocale per la Terra di Mezzo, finora abituata a osservare e replicare fedelmente, costruendo la propria grandezza attuale sulla acquisizione della competenza (come spiegato in un recente post Abbiamo davvero bisogno dei cinesi?). Con l’Occidente che sta cercando di recuperare competitività proprio grazie alla tecnologia, la Cina dovrà adeguarsi, per mantenere la sua leadership a livello globale: oltre al piano di investimenti, di cui ho parlato nella puntata precedente, sarà necessario un cambio di mentalità, trasformandosi da fabbrica del mondo a generatore autentico di innovazione. Non più le mani, ma soprattutto il cervello. C’è poi una seconda sfida, non meno importante, che riguarda le infrastrutture digitali. Chi lavora o ha lavorato in Cina, sa quanto sia difficile connettersi liberamente a molti siti, a causa dei firewall imposti dal governo cinese: questo è indubbiamente un grosso ostacolo per lo sviluppo dell’Internet of Things, che richiede invece una rete potente, altamente performante e di conseguenza libera da qualunque tipo di vincolo o interdizione.

Sfide che in Cina come nel resto del mondo avranno un impatto sociale notevole. Per la Cina, avere un’industria meno incentrata sul lavoro umano comporterà probabilmente la necessità di sviluppare nuove alternative oppure un ulteriore aumento dell’emigrazione verso Occidente. In Italia, dovremo sempre più abituarci a scardinare la prassi delle otto ore trascorse in un posto di lavoro fisico e fisso. Lavoreremo sempre più connessi, con strumenti tecnologici che consentono l’interazione costante, ma virtuale; ognuno di noi sarà un piccolo impresario, un fornitore di competenze, che si mette a disposizione di una o più aziende. In questo senso, la vera sfida sarà costruire queste nuove competenze già a livello scolastico, in quanto non si potrà pensare di demandare tutto alle imprese: sempre più importante, dunque, sarà avere dei percorsi formativi, che prevedano una seria alternanza scuola-lavoro, che inizi dalle scuole superiori e che continui in maniera efficace durante tutto il percorso universitario. E questa sfida non può più attendere: il futuro è già qui, fra di noi.


Fonti

Electrolux investe in innovazione e punta a Industria 4.0 – Il Mattino di Padova

Carel, in fabbrica arriva il robot umano – Veneto economia

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7 thoughts on “L’industria 4.0 nell’era della globalizzazione #3

  1. I miei complimenti per questo lavoro di scrittura e di previa documentazione. Grazie Stefano. Mi metterò a studiare questi tuoi articoli.

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