Torino capitale

iCapital, innovazione, Torino, UE
Il logo del concorso iCapital

Se qualcuno, leggendo il titolo, ha pensato che sia in procinto di lanciare un movimento di stampo filo-monarchico che abbia l’obiettivo di spodestare Roma e riportare il centro del potere a Torino, ecco, quel qualcuno può stare tranquillo. Tuttavia, nel mese di Aprile, Torino è arrivata ad un soffio dall’aggiudicarsi il titolo di capitale europea dell’innovazione, risultando seconda soltanto a Amsterdam, nel concorso lanciato dall’Unione Europea, iCapital. In particolare, il premio è stato assegnato – recita la motivazione della Commissione –

per i suoi modelli di innovazione aperta a sostegno delle startup dell’innovazione sociale e della creazione di nuove opportunità di mercato per le innovazioni urbane.

Innovazione e welfare: due parole che negli ultimi anni sono sparite dai radar della politica nazionale, mentre in questo caso la Commissione ha premiato proprio le politiche innovative, cioè

processi e strumenti integrati e di collaborazione attraverso una serie mirata di iniziative di innovazione, co-sviluppato dal Comune.

Il video presentato da Torino per il premio iCapital

Alcuni esempi di queste iniziative, tratti dal sito Torino Social Innovation:

Innova.TO, competizione virtuosa riservata ai dipendenti del Comune per innovare l’amministrazione dall’interno; Open Incet, il primo centro italiano di “innovazione aperta” dove attori pubblici e privati collaborano insieme per risolvere le sfide sociali; Torino Living Lab, il bando aperto alle imprese che intendono sperimentare in un contesto reale (il quartiere Campidoglio) soluzioni in ambito smart city che necessitano di aree di test  prima di poter essere immesse sul mercato.

Torino ha sempre rappresentato una città ricca di fermento, soprattutto culturale, che si era spento negli anni bui della crisi Fiat (viene definito il decennio desertico), ma che è finalmente rinato, conferendo alla città un nuovo colore e dinamismo. Città notoriamente definita operaia e grigia, Torino ha subito una grossa trasformazione che l’ha fatta rifiorire: la differenza la può notare chi come me ha vissuto a Torino dalla fine degli anni Novanta fino alle Olimpiadi Invernali, che hanno dato un primo impulso a questa rinascita. Oggi è una città nuova, più moderna, sicuramente più orientata ai turisti.

E questo fermento culturale sta riesplodendo anche a livello musicale: Torino è sempre stata il fulcro della musica indie, perché esistevano spazi per poter creare e innovare. La Stampa li definisce i veterani degli anni Novanta: parliamo dei Subsonica, degli Statuto, dei Mau Mau, che agli inizi delle rispettive carriere contaminavano il panorama musicale con le loro nuove sonorità, pur essendo ai più ancora sconosciuti ma proprio per questo davvero innovativi (ricordo ancora i primissimi Subsonica nelle discoteche torinesi… è passato un ventennio!). Al fianco dei veterani, si affacciano già da alcuni anni sul panorama italiano nomi come Levante e Bianco, ognuno con il proprio genere e cresciuti nel sottobosco torinese. E soprattutto non dimenticando che la musica, prima che un business, è voglia di suonare, di condividere con un pubblico la propria creatività. E questo è alla base dell’innovazione, sempre.


Riferimenti del post:

Innovation Union – sezione del sito della UE relativa a iCapital

Torino Social Innovation – sito ufficiale

Veterani degli anni 90 e voci nuove: Torino capitale (della musica)La Stampa

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3 thoughts on “Torino capitale

  1. Ciao Stefano
    grazie per il tuo bel post sulla Torino di oggi e su come è cambiata. Tempo fa avevo deciso di fare una specie di sondaggio/interviste ai vari “torinesi di passaggio” che proprio a cavallo degli anni 90/2000 ci hanno vissuto, e su come vedevano la Torino prima e dopo il cambio.

    Quello che tu hai scritto è indubbiamente vero, però io consideravo Torino una città interessante, unica e affascinante anche prima che si aprisse ai turisti e fondasse la sua economia sulle “elite” di cervelli nella tecnologia, cercando una via d’uscita alla crisi dell’industria che si ebbe in quel decennio.

    Il cambio c’è stato ed è indubbio, soprattutto nella propensione a proporsi e a cambiare pelle, a volersi omologare al clichè turistico di un’Italia da cartolina, nel perenne concetto di “carino”. Torino oggi è molto più “italiana” di quanto lo fosse nel 1996, per chi ha vissuto a Torino da non torinese (come nel mio caso), questa sua italianizzazione suona alquanto beffarda, dato che i torinesi (non solo nativi) del loro volersi smarcare dei clichè nazionali ne hanno sempre fatto una ragione d’essere, che a volte finiva nello sfociare in clichè capovolti.

    Al di là di questa polemica, trovo che delle 4 metropoli italiane, sia quella che sia riuscita a cambiare in meglio, pagando in termini di debito economico futuro, la cifra più alta.

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    1. Ciao Pietro, capisco e conosco bene il tuo punto di vista su Torino e lo condivido. Sono d’accordo sul fatto che Torino ha saputo reinventarsi, pur mettendosi in una condizione finanziaria deficitaria (i bilanci, purtroppo, parlano chiaro).
      La élite di cui parli tu, purtroppo, non esiste più. Qualche decennio fa, Torino era la regina del nuovo, a livello tecnologico. Un po’alla volta è stata investita dal dominio del nulla che ha caratterizzato la ricerca e lo sviluppo in tutta Italia. Mi piacerebbe sapere oggi che cosa sta sfornando il nostro amato Poli.
      A livello culturale, già ai nostri tempi Torino era indubbiamente particolare. Il fatto che si stia riproponendo quello stesso fermento è senza dubbio un aspetto positivo. E speriamo che possa solo migliorare.

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