Apriamo le porte all’innovazione

innovazione, disruptive, cambiamento

Ho avuto la fortuna e il privilegio di tornare sui banchi di scuola, in questi ultimi tre mesi: ho conosciuto manager (e soprattutto persone) che rappresentano la parte bella dell’Italia, quella che ancora ha voglia di lottare, di costruire, di guardare avanti. È stata una bella sensazione, una ventata di aria fresca che, respirata a pieni polmoni, ossigena la mente e consente di osservare il futuro con un po’più di ottimismo. Perché nel nostro Paese si parla solo di corruzione, di sommerso, di aspetti negativi: ma c’è anche un sommerso buono, non appariscente, che lavora alacremente per il bene della propria azienda e, perché no, della comunità. Ho condiviso con i miei compagni di viaggio l’importanza di costruire e sostenere una visione, una missione, basandosi sui valori fondanti dell’azienda; l’importanza di delineare una strategia, di imparare a conoscere il business in cui ci muoviamo e soprattutto percorrere, per quanto possibile, le strade dell’innovazione. Perché senza questa si è inevitabilmente morti.

Spesso si pensa che innovazione significhi evoluzione tecnologica, ma l’innovazione può riguardare un prodotto, un processo o anche un modello di business. E tendenzialmente l’innovazione è foriera di cambiamenti (positivi, aggiungerei). Leggevo proprio in questi giorni un interessante articolo, tratto da Gambero Rosso, in cui si spiegano i 10 motivi per cui l’arrivo di Starbucks in Italia non è una catastrofe (in fondo al post, il link all’articolo completo). Uno degli aspetti su cui mi trovo molto d’accordo è il fatto che Starbucks porterà un’offerta innovativa, spostando l’attenzione dal prodotto (il caffè) all’esperienza dello stesso. Starbucks offre la possibilità di prendere il caffè da asporto, ma nello stesso tempo un ambiente confortevole, rilassante, dove si può sostare e lavorare (la presenza del Wifi gratuito è un must); si rivolge a chi ha fretta ma anche a chi vuole un appoggio temporaneo.

Ovviamente i detrattori vedono in Starbucks un’offesa all’Italia (la patria del caffè che ospita dei produttori di brodaglia) e un rischio per i bar italiani. Il che mi sembra un ossimoro bello e buono: se il caffè del bar è così eccellente, perché dovremmo avere paura di una competizione con qualcosa di schifoso? La realtà, invece, è che l’innovazione è per natura un qualcosa che fa traballare le certezze, mette a nudo la resistenza al cambiamento che spesso si cela dietro il concetto di tradizione: Autogrill, per esempio, ha cominciato da tempo a sradicare la tradizione della tazzina di caffè, offrendo la possibilità del caffè da asporto, perché risponde alla domanda di un caffè in movimento (del resto, lo slogan è proprio Feeling good on the move). Nespresso ha sconvolto il mercato della moka, introducendo le macchine con le cialde.

L’Italia è sempre stata una fucina di innovazione e ancora oggi può essere vincente nella globalizzazione solo essendo un passo avanti agli altri. Ed esportando questo know-how: Autogrill ha esportato il modo italiano di fare sosta durante un viaggio, così come Starbucks arriverà ad innovare il rito della tazzulella ‘e cafè.

Mi piacciono molto alcune definizioni di innovazione che ho trovato in un post di Centodieci: è fastidiosa,

rompe le scatole, catalizzatrice di odio da parte delle strutture precostituite, delle corporazioni, dei diritti acquisiti ecc… Ogni cambiamento è fonte di stress e preoccupazione, figuriamoci una vera e radicale innovazione, che può sovvertire completamente le regole del gioco

e arrogante,

perché sa di avere ragione e si impone, costi quel che costi, consapevole di essere nel giusto. Solo un pensiero arrogante può avere la convinzione di essere migliore rispetto a come si è pensato fino ad oggi

Innovare significa fare passi in una nuova direzione e noi non possiamo stare fermi, perchè, come dice Leonardo da Vinci

come il ferro in disuso arruginisce, così l’inazione sciupa l’intelletto.


Approfondimenti:

i 10 motivi per cui l’arrivo di Starbucks in Italia non è una catastrofe – tratto da Gambero Rosso

9 aggettivi spiegano cos’è l’innovazione – tratto da Centodieci

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6 thoughts on “Apriamo le porte all’innovazione

  1. in parte condivido. in ogni caso, il discrimine lo farà la domanda. il caffè è uno di quegli aspetti sui quali, in italia, si gioca una “cultura del gusto” che va al di là della forma e che difficilmente metterà in discussione il “classico”

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    1. Ciao adp, vero. Tuttavia in Italia diamo per scontata la cultura del gusto. Pensiamo di averla, sol per il fatto di essere italiani. Nell’articolo del Gambero Rosso, infatti, si evidenzia in maniera esplicita come molti bar hanno distrutto l’esperienza del caffè.
      Non credo che Starbucks arrivi in Italia, pensando di promuovere il caffè americano. Questo ci sarà, ma non sarà dominante, dal mio punto di vista. Lo stesso McDonald’s sta cercando di creare un’esperienza “locale”.
      Per questo vedo positivamente l’avvento di Starbucks.
      Grazie, come sempre, del contributo.

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  2. Il concetto del bar come i vecchi tempi non esiste più… prima c’erano dei parametri da seguire, non potevano esserci dei bar vicini (ora a volte capita di trovarli uno accanto ad un altro) e dovevano chiudere a turni nei mesi estivi … e poi la qualità del caffè non è sempre eccezionale. Io ho amato lo Starbucks a Berlino, più che altro perchè erano posti accoglienti, che qui a Roma fatico a trovare, al massimo dopo che hai bevuto il tuo cappuccino ti invitano più o meno velatamente ad andare via.

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    1. Ciao Romeo, sono completamente d’accordo con te. Ci sono bar che non meriterebbero di essere chiamati tali per il caffè schifoso che offrono e anche per la maleducazione che spesso i gestori hanno nei confronti dei clienti.
      Quando ero in Cina e volevo un caffè buono, andavo allo Starbucks. Meglio che niente!

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  3. La cosa migliore di Starbucks è il Wi-Fi (insieme alla comodità dei divani). Credo che se metteranno prezzi come all’estero, si posizioneranno su un mercato totalmente differente rispetto ai normali caffè italiani (qui in Argentina, un caffè da Starbucks costa circa il doppio che al bar, e parliamo sempre di un tazzone di caffellatte). Invece McDonald’s, che pure fa cibo e bevande sullo stesso tono di Starbucks, in Italia è economicissimo e per questo ha avuto successo. Qui invece andare da McDonald’s non è poi così economico: un menù di McD costa più di una bistecca di macelleria e sazia di meno, ma qui entra in gioco il fattore “amore-odio” per gli USA degli argentini. Staremo a vedere.

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    1. Ciao Isa, sul prezzo di vendita bisogna capire a quali clienti si rivolgeranno. Infatti, se il loro target sono i clienti stranieri (questo lo si capirà dalla location in cui apriranno gli stores), terranno i prezzi alti, perchè uno straniero è disposto a pagare anche di più pur di prendere un caffè che piaccia (vedi mio commento a Romeo). Se il target, come spero, è quello di sparigliare le carte nell’offerta del caffè, allora adegueranno un po’i prezzi. Però ripeto, loro sostanzialmente fanno pagare un’esperienza, non un semplice caffè.

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