Uno su mille ce la fa (?)

la bella addormentata nel bosco, principe azzurro, fiabeNella celebre fiaba di Charles Perrault e parzialmente ripresa dai fratelli Grimm La bella addormentata nel bosco, un principe riesce a risvegliare la principessa caduta in un sonno profondo a causa di un maleficio. Il nostro Bel Paese da decenni sta ancora aspettando il suo principe. Certo è che l’Italia, più che addormentata, si scopre sempre più in stato comatoso, bruttissima, vecchia ed incastrata in una giungla dalla quale districarsi è un’impresa epica.

Non me ne voglia il premier Renzi: non mi annovero certo fra i gufi, ma vivere ogni giorno il mondo del lavoro e ciò che da esso deriva non porta ad un bagno di ottimismo tonificante. Non solo: ritengo che l’avere inchiodato per settimane il Parlamento a (non) discutere le riforme costituzionali, pur ammettendone la necessità, sia stato quasi un tentativo di distogliere l’attenzione dai reali problemi e priorità. Perché non dare una vera corsia preferenziale alla legge anticorruzione, come più volte richiesto da Raffaele Cantone, in considerazione del fatto che in dieci anni la corruzione ci ha mangiato cento miliardi di PIL? Perché non completare rapidamente i decreti attuativi del Jobs Act e tentare di rendere strutturale quell’aumento degli occupati di oltre centomila unità che si è verificato a dicembre? In un post tratto dal suo blog La fuga dei talenti, Sergio Nava evidenzia le parole di Ignazio Visco, Governatore di Bankitalia (qui il post completo):

le imprese italiane non investono sull’innovazione tecnologica, favorendo così la fuga dei cervelli. In presenza di significative difficoltà nel trovare competenze adeguate nel mercato del lavoro, le imprese sembrano reagire non innalzando i salari, bensì riducendo la propensione a investire in nuove tecnologie, contenendo di conseguenza il fabbisogno di manodopera qualificata. L’innescarsi di questo circolo vizioso deprimerebbe ulteriormente l’incentivo all’investimento in capitale umano, spingendo i lavoratori altamente qualificati a emigrare, in cerca di migliori opportunità lavorative.

E vogliamo parlare dell’università, che dovrebbe essere la fucina delle competenze e delle menti su cui fondare il futuro dell’Italia? Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera di qualche settimana fa, ha avviato un’inchiesta di cui vi riporto qui la prima puntata. Estrapolo due numeri, che sono aberranti: 1) su un totale di 13239 ordinari, solo 15 (quindici!) hanno un’età al di sotto dei 40 anni. 2) l’età media dei ricercatori (nella carriera universitaria, il livello più basso, a cui segue quello di professore associato e professore ordinario) è di 47,5 anni. Vuol dire che dopo venti anni dal conseguimento della laurea, si è fermi alla base di una scala senza pioli: di conseguenza l’emigrazione diventa una necessità, non un’esperienza utile a completare o accrescere il proprio curriculum.

Si continua ad insistere, a parole, sulle eccellenze italiane, sulle nostre bellezze, sulla nostra fantasia e creatività: siamo tutti d’accordo, ma alle favole non crediamo più.

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12 thoughts on “Uno su mille ce la fa (?)

  1. Non so se hai visto Maleficent, il nuovo film della Disney, ma a quanto pare la Bella Addormentata ha sempre avuto una fata cattiva come angelo custode, che alla fine diventa buona e salva capra e cavoli. Speriamo che succeda anche per l’Italia 🙂

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    1. Ciao Lisa, hai ragione. C’è da dire che gli italiani stanno un po’perdendo questa speranza, bisogna capire se quando arriverá la metamorfosi da cattivo a buono saremo ancora in grado di apprezzarlo.
      Io mantengo ancora un filo di ottimismo, perchè voglio troppo bene al nostro Paese. Capisco però che molti abbiano tirato su la bandiera bianca…

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      1. Non nego che la quantità e la qualità delle lamentele di chi vive in Italia peggiora ad ogni visita… io stessa, in quanto espatriata, posso dire di aver alzato bandiera bianca, ma potrei sempre cambiare idea…

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        1. Credo che il vero problema sia proprio quello: la nostra negativa capacità di lamentarci, comunque e per ogni situazione. Finchè continueremo a fare la spesa al mercato della lagna, non progrediremo mai. Io spero che prima o poi gli espatriati possano tornare e poter dire di aver fatto la scelta giusta: quando questo avverrà, però, onestamente non lo so.

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  2. Purtroppo di “chiacchiere al vento” ne abbiamo sentite tantissime, ed in questi giorni più che mai. Pare che i Gufi (ignari della loro presenza costante) costituiscano l’alibi per giusitifcare l’incapacità di riuscita!
    Purtroppo verba volant, come sono i fatti lo possiamo comprendere solo noi cittadini che viviamo nella vita vera, quella quotidiana fatta di cose reali dalle quali non si può sfuggire.

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    1. Caro Lois, come sempre grazie dei tuo interventi. Sono d’accordo con te, la realtá è molto diversa da come spesso viene dipinta.
      Però mi piace vedere qualche tentativo di uscirne e lo scrivo in risposta al tuo commento, perchè so che ti coinvolge: Massimo Bray ha lanciato #laculturachevince, associazione che mette al centro di tutto la cultura e la valorizzazione di questa, in tutte le forme che l’Italia possiede.
      Farò presto un post a riguardo.

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      1. Ammiro molto Bray e trovo sia stata un’altra grande caduta di stile di questo paese l’averlo rimosso….che poi aperta e chiusa parentesi, la Cultura è l’unico investimento sul futuro! Aspetto il tuo post

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        1. io ho avuto modo di sentirlo l’anno scorso ad un convegno ed in mezzo ad altri politici è stato l’unico che ha parlato di cose concrete, sottolineando proprio la necessitá di investire in cultura (ne ho parlato nel mio post Senza dubbio). Anche io concordo che sia stato uno scempio rimuoverlo, ma in Italia si sa, le persone giuste al posto giusto non servono, danno solo fastidio.

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    1. con “grant” immagino ti riferisca alle borse di studio. Credo che solo chi lo viva dall’interno possa realmente capire quanto disonesto sia l’ambiente universitario e della ricerca e quindi tu possa dirlo in prima persona.
      Eppure quello sarebbe proprio il germoglio della nostra crescita!

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