La neve nel cuore

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Eccoci all’epilogo del racconto lungo, intrapreso alcuni mesi fa. Un’esperienza interessante, che mi ha fatto capire quanto sia difficile scrivere e raccontare. Chissà, forse un domani il racconto proseguirà. O forse no.


Hiranya stava seduto sulla panchina ed osservava la distesa bianca di fronte a lui. Gustava, come ogni mattina, la sua sigaretta giornaliera, lasciandosi sferzare dall’aria gelida. Non amava il freddo, in realtà: nel suo girovagare per l’Asia, era abituato a umidità e temperature da stoppare il fiato, il freddo a lui noto era quello dei condizionatori. Da quando si era trasferito a Berlino, però, aveva scoperto di amare la neve e la sua capacità di uniformare il mondo.

Quella mattina, quel primo gennaio, il Großer Tiergarten era deserto. C’era solo lui e la neve: tutto era fermo, immobile, candidamente bianco e striato dai primi riflessi rossi del sole che accompagnava sul suo carro l’anno nuovo. Hiranya sapeva che quella mattina non avrebbe avuto clienti desiderosi di un caffè nero bollente. Tuttavia voleva aprire il suo chiosco, il suo Magic Adele Corner, perché l’anno nuovo sapesse che, sì, lui c’era. Aveva stretto una bella amicizia con l’anno passato, il quale gli aveva concesso finalmente successo e soddisfazioni, dopo le delusioni del primo anno. Era diventato il punto di riferimento dei berlinesi, giovani e meno giovani, che praticavano jogging nel parco; molti, portando a spasso il cane, si fermavano da lui per una colazione veloce; la sera, il suo Magic Kebab attirava frotte di persone. E poi, il chiosco era a pochi metri dal Philarmonie Berlin, per cui, dopo i concerti della domenica pomeriggio, molti facevano tappa lì. La sfortuna non aveva permesso ad Adele di varcare la soglia di quel magico e dorato teatro, per il quale tanto aveva lavorato e sofferto. Hiranya voleva che almeno il suo nome fosse lì insieme all’immagine di un controfagotto stilizzato, tutto nell’insegna.

Verso le otto, si avvicinarono due persone: erano elegantissime, nonostante gli stivali da pescatore, che però erano necessari per camminare fra i sentieri del parco ancora innevati.
“Buongiorno” disse la signora, rivolgendosi a Hiranya. “Lei è Hiranya?”.
“Buongiorno a voi, signori. Sì, sono io”.
“Piacere di conoscerla. Ci preparerebbe un caffè bollente?”
Hiranya sorrise gentile e subito sistemò due tazze sul bancone, attendendo che dalla macchina sgorgasse la bevanda. Quel “piacere di conoscerla” gli era suonato strano: chi erano quelle due persone e perché volevano conoscerlo? E come facevano a sapere il suo nome? Li osservava attentamente: il signore, alto, di bel portamento, avvolto nel suo cappotto nero, dal bavero del quale spuntava un papillon leggermente storto, ma annodato alla perfezione, portava con sé una grossa borsa, anch’essa nera, che sembrava una custodia. La signora, altrettanto elegante, teneva sotto braccio il marito ed osservava l’insegna: notò che i suoi occhi si erano velati.

“Ecco i vostri caffè, signori”.
“Grazie Hiranya” rispose con voce baritonale il signore, in luogo della moglie che sembrava troppo commossa per parlare. Appoggiò la borsa su uno dei tavolini davanti al chiosco e prese entrambe le tazze, porgendone una alla signora. “Finalmente la conosciamo e possiamo associare un volto a questo nome”. Hiranya osservava perplesso, non riusciva a capire. “Siamo i genitori di Adele”.
Un sussulto scosse Hiranya, un groppo in gola gli impedì per alcuni secondi di parlare. Uscì subito per avvicinarsi alla coppia. Strinse la mano ad entrambi: “Sono molto felice di conoscervi, signori”.
“Il piacere è tutto nostro” disse lui “Adele ci ha sempre parlato tantissimo di lei, ci diceva che era il suo punto di riferimento, la sua valvola di sfogo, che la aiutava a sopportare il duro lavoro e la lontananza dalla famiglia. Pur non conoscendola di persona, eravamo consapevoli che Adele non era sola”.
“Le voleva molto bene” disse la signora, con la voce flebile e rotta dalla commozione. Le lacrime solcavano le guance di Hiranya: dal giorno della morte di Adele, non aveva mai pianto. Si portò le mani al viso e scoppiò in un pianto che sciolse la neve del suo cuore. “Lei ha reso onore a nostra figlia, questo chiosco è ciò che di più bello sia stato fatto in memoria di Adele. Non ne eravamo a conoscenza, fino a quando il direttore dell’Orchestra Filarmonica ci ha inviato una foto“.
Hiranya si asciugò le lacrime con il grembiule: “Mi dispiace tantissimo, io non ho potuto far nulla per proteggere Adele…”
“Non è stata colpa sua, Hiranya” lo interruppe il padre di Adele. “È stato un tragico incidente, una fatalità. Non abbia sensi di colpa, sarebbe un errore tremendo da parte sua. Dobbiamo smorzare i graffi del dolore ricordando il sorriso di Adele”.
“Io ho sempre la sua foto, appesa nel chiosco”.
“Certo, è giusto. Vorrei che tenesse anche questo”. Il padre di Adele porse la borsa nera a Hiranya: “è il suo controfagotto con cui ha vinto il suo primo concorso”.
Hiranya si commosse nuovamente: “Vi ringrazio tantissimo, io non merito tutto questo. Se vi fa piacere, lo esporrò in vetrina, perché tutti possano conoscere la musica di Adele”.
“È una bellissima idea. Lo faccia, Hiranya” disse la mamma di Adele. “Non ci dimenticheremo di lei, torneremo a trovarla ogni anno, è una promessa”. Dicendo questo, lo abbracciò.
“Ora andiamo, dobbiamo metterci in coda per il concerto e soprattutto dobbiamo togliere questi ridicoli stivali da pescatore!” disse il padre di Adele, stringendo la mano di Hiranya: “Grazie. Di cuore”.
“Grazie a voi, mi avete reso davvero felice. Buon anno”. I genitori di Adele sorrisero e si allontanarono: si voltarono per un ultimo saluto, che Hiranya ricambiò con affetto.

Rientrò nel chiosco, appoggiò la borsa dentro l’armadio e fissò la foto che lo ritraeva insieme ad Adele. Le lacrime non accennavano a fermarsi. Prese con sé lo strumento, uscì nuovamente, si sedette sulla panchina e, abbracciando il controfagotto, perse lo sguardo nella distesa bianca di fronte a lui. “Che bella la neve”. Un sorriso si aprì sul suo viso e raccolse le ultime lacrime.


Ecco l’elenco completo della storia a puntate:

La Grande Bolgia

Che la bolgia abbia inizio

Passato prossimo

Under the bridge

Spifferi di luce

La neve nel cuore

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4 thoughts on “La neve nel cuore

    1. Grazie! Mi farà piacere ricevere i vostri commenti e critiche (anche se francamente è un esperimento che quasi certamente non ripeterò…): pregi (se ci sono) e difetti (quelli sono sicuro che ci siano) del modo di narrare.
      A presto!

      Mi piace

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