Sconsiglieri

sui banchi di scuola, esame maturità

Qualche post fa, scrivevo che “l’Italia è un paese di umarells” (qui il post). Oltre a ciò, aggiungo che è un paese di consulenti. Tutti hanno sempre la ricetta giusta, ma non realizzata per colpa di qualche strana entità avversa . C’è chi avrebbe saputo fare le migliori convocazioni per il Mondiale in Brasile o far giocare i migliori 11; c’è chi avrebbe un vero piano di ristrutturazione economica, “non come quello fatto dai vari governi negli ultimi venti anni!”; e ancora chi sa come abbassare il prezzo della benzina, avere strade senza buche, far sparire tutti i parlamentari ma governare comunque l’Italia.

In questo periodo, tutti diventano consiglieri dei quasi Maturi: si trovano articoli e sondaggi (qui, uno di questi), nei quali si vorrebbe disegnare un quadro statistico di ciò che i ragazzi pensano e di ciò che il mondo esterno potrebbe loro proporre. Sono mediamente articoli privi di qualunque senso pratico e spesso anche fuorvianti. Riassumo alcune mie considerazioni, alla luce della mia esperienza personale (così per qualche minuto divento consulente anche io):

  1. la Maturità, a dispetto del nome, quasi mai conduce verso un’epoca della propria vita più sobria e seria: spesso è la porta che si apre verso cinque o più anni di Baccanali (per i meno intuitivi, leggi Università) oppure, per coloro che decidono di interrompere il percorso di studi, inizia un periodo nel quale l’ebbrezza dei primi stipendi, corroborata dal tasso alcoolico conseguente, cancella la noia e le sofferenze degli anni trascorsi sui banchi scolastici. Proprio per questo, ritengo sia normale trovarsi confusi sul proprio futuro, ancor più in un periodo storico nel quale del doman non v’è certezza. E parla uno che al termine della maturità non aveva ancora deciso se fare Medicina o Ingegneria…
  2. Alla domanda “cosa fare dopo le superiori?”, superesperti laureati in Cervellotica sentenziano i decaloghi più disparati e test attitudinali per indirizzare i giovani nelle proprie scelte. Peggio del Mago Otelma. Soprattutto, tutti dicono “andate all’estero, qui in Italia non c’è futuro”. Chi lo dice, non ha mai varcato i confini patrii, probabilmente non ha mai neanche cambiato regione o città, per cui non parla a ragion veduta. Un bel post della blogger Veronica evidenzia molto bene la nostra propensione (immotivata) all’esterofilia: avendo vissuto all’estero, condivido al 100% e vi consiglio di leggere le sue considerazioni (qui).
  3. Per chi decide di continuare gli studi, il percorso migliore è fare i cinque anni in Italia, scegliendo la migliore università che ospiti la facoltà scelta; l’ultimo anno cominciare a prendere contatti con l’estero, eventualmente per una doppia laurea e possibilità di stage in aziende straniere. Alla fine del percorso universitario, investire sul proprio futuro ed optare per 3-5 anni fuori dall’Italia, scegliendo accuratamente la meta: ci si sveste dell’insano provincialismo italiota, si conoscono nuove culture e si fa esperienza, possibilmente da far fruttare una volta ritornati (a proposito dell’importanza dell’impegno civile di cui parla Veronica nel suo post).
  4. Per chi invece preferisce non continuare gli studi, sarebbe comunque utile optare per un qualche corso di specializzazione professionale, che associ studio ed attività pratica e che sia anche riconosciuto in Europa, così che, anche in questo caso, si possano avere le porte aperte al di fuori dell’Italia.

A voi la scelta, ora. Pensateci bene, però quest’estate divertitevi come matti.

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