Che la bolgia abbia inizio

Notte di festa in strada
photo credit: angelocesare via photopin cc

 

Il cuore della Grande Bolgia avrebbe pulsato, come da tradizione, ne La Dolce Vita Plaza, il nucleo dell’Antico Quartiere, dove erano giunte le truppe che avevano portato a termine la Liberazione, issando la nuova bandiera. Purtroppo la piazza non era più intitolata a quell’evento, ma veniva identificata con il marchio di una celebre catena di fitness centers: le casse della città si erano rapidamente svuotate, la Democrazia non aveva evidentemente le stesse doti da amministratore del Grande Capo che alla fine era stato destituito con uno schiocco di dita, senza, a suo dire, alcuna riconoscenza. Così per necessità i luoghi più rilevanti erano diventati punti di interesse per sponsor privati, i quali, elargendo l’agognato denaro, ne diventavano padroni ed ottenevano visibilità commerciale. Le strade intorno invece avevano mantenuto i propri nomi originali: Vasco da Gama Street, Brisbane Street, King’s Avenue e Richelieu Road abbracciavano la piazza, concedendo a loro volta ampi spazi per la festa.

Tre colpi di cannone scandivano l’inizio della Bolgia: del primo, sparato sulla collina, il frastuono rimbombava fino a valle e rievocava l’arrivo della flotta della Liberazione; il secondo veniva sparato dalla stazione della Metropolitana che era sorta sulle ceneri del vecchio porto; infine il terzo da La Dolce Vita Plaza, esattamente alle 18.47, ora in cui il Grande Capo era stato ufficialmente arrestato. Tutti attendevano quell’ultimo sparo, come gli atleti ai blocchi di partenza dei cento metri: era l’inizio della festa, che scioglieva i lacci dei freni e delle inibizioni. Quella notte tutto sarebbe stato possibile.

In Vasco da Gama Street, i night club si trasformavano in piccoli casinò, aprendo le porte a banchi da gioco d’azzardo: tavoli di roulette, black jack e poker, normalmente confinati in sale controllate dalla Democrazia, lanciavano la sfida all’adrenalina e ai nervi dei più o meno improvvisati giocatori, circondati da fanciulle ammalianti e consolatrici, vestite soltanto con un bicchiere (cit.), che strappavano dai portafogli dei malcapitati le poche banconote rimaste. In King’s Avenue, una sfilata di carri allegorici attraversava una gigantesca discoteca all’aperto: megadecibel stordenti venivano rovesciati sui festanti che venivano innaffiati da fiumi alcoolici spillati dai club ai lati della strada. Brisbane Street era il regno del cibo: appetitose pietanze di tutte le parti del mondo erano a disposizione di qualunque palato, dal sushi all’asado, dalle tacos alle steak americane, dalla pasta italiana alle delizie asiatiche al curry, passando attraverso i noodles in brodo o fritti e la mussakà greca. All you can eat&drink: i GranBolgianti avevano acquistato online una carta prepagata  versando una quota di 100 dollari ed era sufficiente mostrarla nei vari pubs e ristoranti. Infine in Richelieu Road decine di gruppi musicali suonavano dal vivo repertori di tutti i generi e per tutti i gusti: a metà di questa via si trovava la Suite 24.7 e nelle sue vicinanze era stato montato un piccolo palco che avrebbe ospitato nel corso della notte tre gruppi punk.

Hiranya aveva sistemato e preparato con la solita attenzione e precisione il dehors , pronto ad ospitare i clienti, mentre all’interno il kebab ruotava lentamente, emanando un profumo delizioso: anche quella sera il celebre Magic Kebab sarebbe stato il protagonista indiscusso in tutta la via.


Questo racconto è il sequel de La Grande Bolgia e un prequel di Spifferi di luce. Buona lettura.

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