Chicchi di riso

Concerti, Chitarre, Band

“Quando il sole alzò la testa tra le spalle della notte, c’erano solo cani e fumo e tende capovolte,
tirai una freccia in cielo per farlo respirare, tirai una freccia al vento per farlo sanguinare,
la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek”.

Giò adorava Fiume Sand Creek e quando la cantava dava tutto se stesso. Gli venne in mente che proprio con De Andrè era nata l’esperienza degli Euphonya: il loro primo arrangiamento era stato un medley del cantautore genovese, unendo, senza interruzione alcuna, Creuza de mä, Il testamento di Tito e appunto Fiume Sand Creek. Quello era il Pezzo: durava circa dodici minuti ed era quello che trasmetteva più intensità, più armonia, era l’anima degli Euphonya. Per un attimo, fermò l’avanzare del tempo, estraniandosi dall’esibizione, per osservare i suoi compagni d’avventura: alla sua destra, Sbu colpiva delicatamente le percussioni, come era solito fare in quel passaggio di canzone; alla sua sinistra i polpastrelli di Ste descrivevano la melodia ritmica sulla tastiera del basso, mentre poco più in là Gian abbracciava con passione la sua Seagull, premendo nervosamente il plettro tra l’indice e il pollice e attendendo il momento giusto per ripartire con gli accordi. Non gli sembrava vero che erano schierati così, in formazione, sulle scale di quella vecchia chiesa che faceva loro da cornice, per l’ultima volta.

Gli passarono davanti agli occhi le interminabili ore passate a provare nel garage di Sbu; la Yamaha blu di Gian, mandata in pensione dopo pochi mesi “perché non abbastanza professionale!”; il concerto durante le vacanze di Natale in quel pub a cui avevano tolto l’acqua perché non pagavano le bollette; tutte le esibizioni fino a quella di poche settimane prima, quando la loro storia aveva raggiunto l’apice in Piazza della Repubblica a Livorno, al cospetto di oltre cinquemila persone, presentati da Red Ronnie. E anche lì avevano mantenuto fede alle loro origini, suonando De Andrè. Non poteva essere da meno, quindi, l’ultimo concerto: il Pezzo, che rappresentava il loro profano Alpha e Omega, doveva essere la degna chiusura.

“C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek”: Giò avrebbe speso ore, giorni, settimane per ritrovare il loro dollaro d’argento, quella passione preziosa che aveva modellato il loro essere Euphonya,  costruendo giorno dopo giorno l’ambizione e anche un po’ la presunzione di offrire il bel suono. Improvvisamente, riemergendo nel fiume del tempo, si accorse che un groppo stava per violentare la sua gola e, approfittando dell’intermezzo solo strumentale, abbassò la testa. Sotto i suoi occhi lucidi alcuni chicchi di riso: qualcuno, quel giorno, aveva fatto festa. Auguri.


Questo racconto partecipa all’EDS de La donna Camèl Il blues dei blu. Ricetta: umore triste, colore blu, qualche ripetizione, ma ben misurata. Per dare fondo agli ultimi fondi di colore, prima dell’estate.

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