Il giorno dopo tutto come prima

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere
(Gandhi)
 
Anziani, Panchina
“L’Italia è una Repubblica fondata sugli Umarells, con un Presidente della Repubblica che per legge deve essere un umarell e un Premier umarell, non importa se eletto dal popolo o no” (tratto dal blog Umarells, qui il link).  

Il termine Umarells è una simpatica definizione in dialetto bolognese di quei vecchietti che passano le loro giornate in giro per la città, con le mani dietro la schiena, il cui sport preferito è osservare ciò che succede, normalmente scuotendo la testa e lamentandosi che tutto va male. Rappresentano ormai la metafora del nostro paese: osserviamo asetticamente il mondo che ci circonda, senza far nulla o proporre qualcosa di sensato.
Come gli Umarells, lo Stato guarda, le imprese guardano, i sindacati guardano, le scuole guardano: tutti in attesa che qualcuno faccia qualcosa. È notizia di ieri che entro fine anno Agnesi chiuderà i due stabilimenti (qui l’articolo), a causa di costi della produzione diventati insostenibili, conseguenza quasi certamente di politiche industriali sbagliate. Che cosa hanno fatto i signori imprenditori a capo dell’azienda, oltre a lamentarsi del cuneo fiscale e della mancanza di credito dalle banche? In che modo hanno aumentato la produttività? Quale piano industriale di lungo termine avevano pensato dieci anni fa? E qui non si può dare la colpa alla globalizzazione, perché, almeno in questo, la Cina non è ancora diventata una produttrice e esportatrice di pasta.
Per rimanere sull’attualità, quanti di voi sabato sera non hanno dato almeno una potenziale soluzione al problema della violenza negli stadi e non hanno pensato “Fosse per me, questi qui sarebbero già tutti in galera”? Salvo poi ritrovarci ciclicamente a piangere il morto, a fare dibattiti interminabili, a dire che dobbiamo investire nella cultura e nell’educazione. Tutto vero, ma in sostanza, che cosa vogliamo fare?
Io continuo nella mia battaglia: negli ultimi anni abbiamo orientato il nostro sguardo solo verso l’economia e i mercati, ma ci siamo dimenticati che innanzitutto dobbiamo essere cittadini responsabili. Ripartiamo dalle scuole, dai programmi, dall’educazione civica e sportiva: insegniamo ai bambini che dovranno essere membri attivi ed esigenti di una società fondata su onestà e meritocrazia, sulla cultura del passato che sia base solida per il futuro, sulla solidarietà per cui non vince solo chi è più forte e più furbo, ma c’è spazio anche per i più deboli. Torniamo ad investire nel volontariato e combattiamo l’assistenzialismo, che a volte è più semplice ma non dà frutto. Gli anziani tornino a ricoprire il ruolo di saggi, non di vecchi borbottoni per i quali si stava meglio quando si stava peggio. Ricostruiamo la nostra cultura, che deriva dalla storia di un Paese che ha fatto tanti errori, ma che può dare molto di più: non votiamo gente come Tremonti, che sostiene che “la cultura non dà da mangiare”, ma diamo il nostro voto a persone che masticano quotidianamente cultura, senza però riempirsene la bocca a mo’di spot elettorale. Io mi rifiuto di pensare che il nostro Paese è in mano ai Gennaro ‘a carogna e a coloro che hanno fischiato l’inno nazionale: l’Italia è meglio di così, basta isolare gli Umarells.

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4 thoughts on “Il giorno dopo tutto come prima

  1. Caro Renato, io non cerco nulla da nessuna parte. Credo che sia ormai profondamente stucchevole insistere con chi sa o non sa fare le cose. In Italia, in questo momento, le uniche persone che sanno fare qualcosa non sono in Parlamento o in politica in generale. Lo sappiamo e lo vediamo quotidianamente. Io cerco corrispondenza nella società civile, in quelli che nel quotidiano tentano di fare qualcosa, per poco che sia, per cambiare anche solo una virgola. Io non voglio pensare che i miei nipoti possano accusarmi di essere stato un Umarell. Quindi a me stesso dico che è ora di fare qualcosa: non lo dico agli altri e non lo chiedo a nessuno. Lo dico a me stesso.

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  2. caro Stefano, dare l'esempio è sempre un'ottima strada per educare, ma ad oggi con mafie, banche e massoni al governo che si spartiscono potere e denaro, rubato al futuro di tutti noi, non c'è più tempo per aspettare!

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