Senza dubbio

Dialoghi Eula, Villanova Mondovì
La prima edizione del convegno Dialoghi Eula, svoltosi sabato 5 aprile nella splendida cornice dell’Antica Chiesa di Santa Caterina a Villanova Mondovì, ha lasciato una serie di spunti su quali risposte si possano considerare efficaci per uscire fuori dalla crisi che ci attanaglia da anni. Politici di livello nazionale e locale, imprese ed economisti hanno dato vita ad un dibattito, con l’obiettivo di proporre il proprio punto di vista.
In questo post non farò un resoconto dei lavori, ma vorrei tratteggiare e schematizzare alcune parole chiave scaturite in seguito alla partecipazione all’evento. Prima di continuare nella lettura, vi consiglio di vedere questo breve video, che ha dato lo start ai Dialoghi Eula

1) Fuga: come ex-laowai nella Terra di Mezzo, mi ritrovo molto nel protagonista, emblema dei milioni di italiani emigrati (fuggiti?) in varie parti del mondo. Alla domanda finale “Se ripartirei?” la risposta “Senza dubbio” è una certezza, che fa il paio con la certezza delle nostre lacune, solidamente fondata, purtroppo, sull’assenza di volontà e sull’incapacità di risolverle. Conferma ne sia il fatto che tra tutti i relatori, gli unici ad aver dato risposte potenzialmente concrete sono stati gli amministratori locali, gli economisti e un dirigente d’azienda. I vari Violante, Costa, Malan, Mosca hanno speso il tempo del loro intervento a discutere di riforme costituzionali o a dare ricette generiche, dimostrando quindi che la concretezza non è loro compagna di vita. 
2) Cultura: un solo rappresentante della politica nazionale, Massimo Bray, ministro dei Beni Culturali del Governo Letta, ha focalizzato bene l’attenzione sulla necessità di investire nella cultura, in un quadro europeo che sta affrontando le nostre medesime difficoltà. Investire in cultura non significa solo valorizzare i beni artistici, ma innanzitutto creare una mentalità aperta al cambiamento: i nostri giovani devono crescere in ambienti già orientati all’Europa e al mondo, lontani dai nostri campanilismi obsoleti, assorbendo osmoticamente anche le altre culture. Dobbiamo investire nelle scuole, che siano strutture funzionali e che diventino punti di aggregazione per i ragazzi; nei programmi, che aprano le porte della didattica italiana anche agli stranieri; nei nuovi metodi di insegnamento, sfruttando in maniera proficua ciò che la rete offre. Il cambiamento deve attraversare anche il tessuto industriale: se fino a trent’anni fa la competizione era solo interna al nostro Paese, oggi con la globalizzazione non abbiamo più la forza di competere con i Paesi emergenti, i cui costi sociali non sono paragonabili ai nostri. Spazio, dunque, alle associazioni e alle fusioni: le microimprese non hanno futuro nell’era globale, unire le forze per fare massa critica è l’unica inevitabile soluzione. È di venerdì la notizia, data all’inaugurazione di Vinitaly, che la Ferrari di Trento, nota produttrice di spumanti, è entrata con il 50% di capitale nella cantina Bisol, celebre marchio del prosecco di Valdobbiadene (qui l’articolo completo): “con questa operazione potremo raccontare la diversità delle bollicine italiane… Dobbiamo far capire all’estero la ricchezza di questa diversità” dice Lunelli, futuro vicepresidente della nuova realtà industriale.  
3) Innovazione: a corredo di quanto detto prima, Giuseppe Viriglio, presidente dell’aeroporto di Levaldigi, ha bene spiegato quanto sia fondamentale investire in innovazione (concetto ripreso anche da Bray). Proporre prodotti innovativi è l’unica via per acquisire competitività con i Paesi Emergenti, che puntano tutto sulla manifattura a basso costo. Per cui alta tecnologia e servizi a valore aggiunto sono l’unico futuro possibile per il Vecchio Continente, mentre l’industria manufatturiera può ancora esistere solo se supportata da automazione e tecnologia avanzata. 
Chiudo con le parole degli economisti presenti al convegno. Il prof. Vaciago, presidente di Ref Ricerche e ordinario di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano, ha spiegato molto bene come parlare di crescita significhi “pensare ai nipoti”, alle generazioni future: uno degli aspetti cruciali sta nel fatto che è una “crisi da ignoranza”, nel senso che finora non si sono riusciti ad individuare i problemi e le conseguenti soluzioni. I problemi di illegalità e corruzione, l’immigrazione clandestina, sono tutti fiori appassiti dell’aiuola italiana, ma occorre contestualizzarli nel più ampio parco europeo, che necessita di un welfare comunitario. E questo è confermato dal Prof. Becchis, direttore scientifico della Fondazione per l’Ambiente di Torino: nei periodi di crisi, si ergono e si consolidano le barriere, perché chi possiede patrimonio tende a difenderlo in maniera feroce (è il caso della Germania). 
Ora più che mai, senza alcun dubbio, dobbiamo aprire tutte le frontiere e lasciare spazio al nuovo che avanza.
 
L’antica chiesa di Santa Caterina, sede del convegno
 
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