Un bastimento carico di…

Bastimento

Il premier Enrico Letta è tornato dal Kuwait con cinquecento milioni di euro nella bisaccia, sventolandoli di fronte al naso del Presidente di Confindustria Squinzi, il quale non può far altro che constatare che a sua esplicita richiesta (“Venga in Confindustria con la bisaccia piena”) la risposta è stata praticamente istantanea; ancor più che questi milioni andranno a rimpinguare le casse del Fondo Strategico Italiano, per l’appunto destinato agli investimenti delle imprese. Non me ne voglia Letta: se da una parte questa è indiscutibilmente una buona notizia, dall’altra ritengo che l’Italia non abbia bisogno di finanziamenti a fondo perduto. Attirare investitori stranieri non significa far convogliare liquiditá nel nostro portafoglio, ma convincere gli imprenditori che sull’Italia si può scommettere.

Per fare ciò, dobbiamo mettere sotto i riflettori le nostre eccellenze, far vedere che nel nostro paese, nonostante tutto, c’è anche qualcuno che vince. Vi segnalo due interessanti articoli: il primo riguarda uno dei nostri marchi più prestigiosi, la Maserati (qui l’articolo de La Stampa). Azienda del gruppo Fiat che negli ultimi anni si è notevolmente rinnovata, insediandosi nella ex-Bertone dove ora sono impiegati duemila operai. Un bell’esempio di rinascita sia di una casa automobilistica che aveva perso lo smalto, sia di una fabbrica che aveva conosciuto l’insolvenza nel 2008, dopo anni di cassa integrazione. 
Il secondo invece è tratto dal Fatto Quotidiano (qui l’articolo completo): si parla del gruppo Volkswagen che in Italia ha avviato un progetto (già portato avanti con successo in Spagna e Portogallo) denominato StartUp Europe Italy, grazie al quale alcuni ingegneri e tecnici italiani seguiranno un processo selettivo di qualificazione, che partirà in Italia e procederà poi all’estero, in un processo di internazionalizzazione, con buone possibilità di assunzione in Audi. In entrambi i casi, si investono risorse e si investe sulle risorse. Resta tuttavia una domanda, che nasce spontanea leggendo il secondo articolo: perchè i cervelli italiani sono preferiti all’estero e non riusciamo a costruire per loro un altrettanto promettente futuro all’interno dei nostri confini? 
In parallelo a ciò, abbiamo necessità di cambiare atteggiamento: parlare meno ed agire di più. Basta con i vari Piazza Pulita, Ballarò, Servizio Pubblico che sembrano divertirsi sadicamente ad evidenziare ogni settimana gli sfracelli del nostro Paese. Il fatto che viviamo in un Paese corrotto, altamente burocratizzato, in mano alla criminalitá organizzata, ormai è ampiamente risaputo. I nostri politici sprecano troppo tempo nei talk shows, è ora che tornino sul territorio a capire e soprattutto risolvere i problemi della gente, iniziando dalle imprese, piccole o grandi che siano, e procedendo con le famiglie, dilaniate da questa crisi dalla quale non sembra possibile venirne fuori. Abbiamo un bastimento carico di tesori e italianità che ha bisogno di essere accompagnato nel porto della rinascita: diamogli spazio, non c’è più tempo da perdere.
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