Dalla Cina con furore

Statua di Mao
Già qualche post fa avevo sottolineato come noi “laowai di ritorno” siamo spesso soggetti al valzer monotòno di domande emesso dal giradischi dei nostri compatrioti, su tutte: “ti manca la Cina?” oppure “ti sei riambientato in Italia?”. La risposta non è così ovvia: se è vero che da un lato il processo di ricollocazione nel nostro paese di origine è stato per noi rapido, dall’altro mi rendo conto che saltuariamente spunta fuori l’aura da expat e dunque sì, la Cina un po’mi manca.

In particolare nelle ultime settimane, forse per una qualche congiunzione astrale, nelle mie letture serali mi sono spesso imbattuto in articoli o blog sulla Cina, che hanno inevitabilmente rinfrescato la memoria un po’appassita della mia esperienza nell’Impero Celeste. È molto interessante in particolare leggere quei post che raccontano episodi di vita vissuta, reali, perché testati sulla propria pelle e non camuffati dall’elaborazione giornalistica che spesso, soprattutto sulle grandi testate, tende a dare un’immagine stereotipata e finta. Io ho cominciato a scrivere il mio blog negli ultimi mesi della permanenza in Cina, per cui ho raccontato solo alcune situazioni che ci sono capitate (se entrate nell’archivio Antichi pensieri sulla barra laterale a destra, cliccando su 2011 troverete una serie di post con esperienze reali). Proprio queste ultime sono quelle che mostrano l’immagine più efficace e ci sono moltissimi blogs di expats che raccontano la loro vita in Cina, con i quali ritrovo delle enormi affinità: è interessante per esempio il post (qui), tratto dal blog China Files, che racconta che cosa siano i KTV o karaoke, addentrandosi in un aspetto particolare della cultura cinese e l’impatto che la stessa ha anche nelle relazioni professionali. Così come è divertente scoprire l’impatto di laowai rientrati alla base: molto spassoso il contributo tratto dal blog Shanghai e altri animali, che potete leggere qui.
La Cina resta dentro di me: mi è sempre stato detto che la Cina si odia o si ama. Io credo di averla odiata per certi aspetti, ma di averla in generale apprezzata, perché comunque mi ha cambiato. Guardavo la settimana scorsa alcune foto di colleghi che, come è capitato a me quattro anni e mezzo fa, si ritrovano ad inaugurare il loro status da laowai e sono stati colpiti dal virus dello scatto indefesso, fotografando e Social-izzando qualunque cibo, bacchetta, skyline capiti a portata di obiettivo. Ho scoperto in me un po’di invidia e un retrogusto dolce, quello che ti rimane dopo aver mangiato qualcosa di buono.
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6 thoughts on “Dalla Cina con furore

  1. Ciao Stefano
    anche io appartengo ai rimpatriati sebbene da altro posto. Saro' lapidario sull'argomento, cercando di dare un consiglio agli italiani che come noi sono emigrati all'estero per lavoro ed hanno nostalgie di ritorno: fregatevene della nostalgia!

    Pietro

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  2. Ciao Pietro, da un certo punto di vista concordo, nel senso che l'Italia è diventata (ancor più del solito) la Patria del lamento fine a se stesso. Dall'altra, però, si tratta di capire quali priorità vogliamo darci nella vita. Ho visto forums che discutono di questo aspetto del ritorno e leggo di persone entusiaste dell'esperienza professionale, ma che ad un certo punto decidono che è arrivato il momento di tornare, nonostante la consapevolezza che ciò che lasciano difficilmente sarà ottenibile anche in Italia. Famiglia, affetti, amicizie, ambiente: a seconda di ciò che si ritiene importante, si fa la scelta. è vero che spesso è solo una questione di nostalgia, ma alla fine è così sbagliato provarla? Grazie per il tuo intervento.

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  3. Non è sbagliato provare nostalgia, ovviamente, e questo è stato uno dei motivi per cui sono tornato, insieme al fatto che sentivo che la Cina non poteva essere il posto in cui trascorrere molti anni della mia vita. Concordo quando dici che dipende dalle priorità che vogliamo darci nella vita, e confesso che anch'io provo un po' di invidia per chi può o riesce ad andare in altri paesi. In questi oltre tre anni di mio rientro in Italia, ho capito e metabolizzato che non mi manca la Cina in sé, ma mi manca più in generale quel gusto della scoperta continua, della sfida, dell'adrenalina, i nuovi orizzonti mentali che solo un trasferimento in un altro paese, con un'altra cultura e un'altra lingua, può dare e garantire.

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  4. Dal mio punto di vista non solo non é sbagliato provare nostalgia ma addirittura a me fa piacere, ogni tanto, pensare alla mia terra e sentire la voglia di ritornare, sentire che per certi aspetti mi manca.
    Probabilmente, anzi sicuramente, una volta rientrata sentiró “saudade” per il paese dove attualmente vivo..ma fino a quando il rientro in Italia é una propria scelta allora bisogna esserne consapevoli e vivere la nostalgia del paese lasciato con un sorriso.

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  5. Ciao Lo, vero quello che dici, non ci si può dimenticare delle proprie radici, anche se conosco persone che hanno dichiarato a più riprese che non torneranno più in Italia e stanno giá preparando la pensione in localitá esotiche asiatiche. È pur vero, almeno per la mia esperienza personale, che vengono momenti in cui la routine solita ti sta stretta e quella condizione da expat (banalmente, l'andare a prendere l'aereo per l'ennesima transoceanica) ti manca un po'. Tra un annetto, quando sarai in Italia, mi dirai…

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