Inoccupabili indifendibili

Abecedario

La settimana scorsa, il ministro Giovannini si è aggiunto alla ormai fitta schiera dei governanti che hanno dato simpatiche definizioni dei giovani italiani: dopo i bamboccioni e i choosy, ecco che spunta fuori il termine inoccupabili. Si è scatenata la solita polemica, per certi versi un po’gratuita, perché qualcosa di vero c’è, fondamentalmente per due motivi. Il primo è molto semplice e non può che essere evidenziato dal Ministro del (non) Lavoro: il forte disequilibrio fra la domanda di occupazione (nulla) e l’offerta (altissima, per non dire eccessiva, come già evidenziato in un post di qualche mese fa, qui). Il secondo è descritto nel rapporto OCSE sulle competenze (qui), sulla base del quale usciamo “con le ossa rotte”, per utilizzare le stesse parole del ministro del Welfare.
L’analfabetismo sta segnando nuovamente il passo, in particolare nelle lingue (non necessariamente straniere, anche l’italiano pare esserci piuttosto ostico) e in matematica, ad immagine di un’involuzione che è evidente in tutto il nostro Paese e a conferma del fatto che uno Stato tanto più fiorisce quanta più cultura è seminata. Certo, se non conosciamo bene la nostra lingua, non posso stupirmi di ciò che a volte leggo nelle mail di persone che, in un eccesso di sicurezza nelle proprie capacità linguistiche, si firmano ringraziando nei modi più disparati: un semplice thanks diventa tencs, tancs, thenks, thank’s (questa è arte) e per finire tanks (è divertente leggere i significati reconditi: o mi stanno minacciando, se consideriamo l’accezione carriarmati oppure mi chiedono spazio, nell’accezione serbatoi). Per non parlare di chi ogni tanto mi saluta con un by(anziché bye), che lascia il discorso un po’appeso.
Il ministro Carrozza, in una recente intervista, ha detto che occorre investire nel recupero dei NEET, acronimo inglese di Not (Engaged) in Education, Employment and Training “utilizzato in economia e sociologia del lavoro per indicare individui che non sono impegnati nel ricevere un’istruzione o una formazione, non hanno un impiego, né sono impegnati in altre attività assimilabili quali, ad esempio, tirocini, stage o lavori domestici” (cit. Wikipedia). Mi permetto di dare un suggerimento al Ministro: invece di parlare per sigle, ricominciamo ad insegnare ai nostri ragazzi che una frase è composta da soggetto, predicato e complemento oggetto. Ci libereremo così dei Razzi e degli Isidori e non vedremo più scene di questo genere (qui). Torneremo così a dire un semplice Grazie, senza troppi voli pindarici nei meandri della sconosciuta lingua inglese: e il mondo ci sembrerà un po’migliore.
Annunci

2 thoughts on “Inoccupabili indifendibili

  1. Eh si, questa volta il mio amico ce l'ha fatta a farmi scrivere… come far finta di niente dopo tutte le risate condivise nello scoprire le 1000 forme di ringraziamento che ci sono state offerte nel corso degli anni?
    Vivo in Brasile, un paese all'avanguardia sotto alcuni punti di vista ma ancora genuinamente “antico” sotto altri.. nella realtá in cui vivo le e-mail (soprattutto in ambito professionale) sono considerate come uno strumento formale di comunicazione: non esistono abbreviazioni, sigle o acronimi e, anche per una generale poca conoscenza della lingua, raramente si usano parole o sigle inglesi in mezzo ad una frase. Il “ti faccio sapere asap” oppure il mitico “btw ci sentiamo presto” sono considerate forme di poco rispetto e diró che non mi é dispiaciuto il dovermi riabituare a scrivere senza utilizzare slang o sigle di sorta. Sicuramente qualche errore grammaticale (non posso dire che il portoghese scritto sia di mia completa padronanza!)… ma perlomeno ritornando al buon vecchio soggetto, seguito dal predicato e infine dal complemento oggetto.

    Mi piace

  2. Un intervento dal Brasile, cara Lo, non può far altro che rendere ancora più globale il mio blog, che ormai è stato toccato da quasi tutti i continenti (mancano solo l'Oceania e l'Africa..). Chi come noi ha avuto o ha attualmente la fortuna di vivere in un'altra realtà, capisce come sia importantissima la comunicazione. Ecco che a maggior ragione diventa fondamentale che le nostre scuole ritornino ad essere dei veri nuclei formativi, puntando sulla qualità dell'insegnamento, più che sulla varietà dell'offerta. E'inevitabile tornare nell'alveo della cultura, perchè solo questa smuove la forza del dibattito e del contradditorio, che porta di conseguenza al miglioramento.
    Torna presto!

    Mi piace

Metti qui il tuo puntino

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...