Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate

Lavoro, disoccupazione

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo post (qui) tratto dal blog La fuga dei talenti di Sergio Nava: ero rimasto colpito dalla positività di Luca, l’ennesimo talento scappato dall’Italia, il quale individuava uno dei principali difetti degli italiani, l’autocommiserazione. Provate a pensare al teatrino degli ultimi giorni: uno è – da tempo immemore, a suo dire – vittima di persecuzione; un altro, in una mattina autunnale qualunque, apre il giornale e scopre che l’azienda di cui è semplicemente l’amministratore delegato è diventata spagnola (di fronte a ciò, Scajola è un dilettante); Balotelli prende un sacco di calci ma non capisce come mai i cartellini gialli e rossi sono sempre rivolti a lui; l’italiano medio paga troppe tasse, per cui si sente autorizzato ad evaderle.
E mentre qualcuno cerca di non accontentarsi e prova ad inventarsi qualcosa (qui l’idea di due farmaciste rinnegate), il resto dell’Italia (una volta) operosa ed industriale si fa fagocitare dagli investitori stranieri, che arrivano a depredare a prezzo di saldo ciò che una volta era il fiore all’occhiello del Made in Italy. Dal lusso all’industria dolciaria (sapevate che anche Pernigotti non è più italiana? leggete qui), dalle infrastrutture agli arredamenti, oramai l’Italia è un deserto arido privo di germogli.
Letta ha lanciato negli USA il progetto Destinazione Italia, con l’obiettivo di attirare aziende straniere che vengano ad investire in Italia e che si affianchino alle aziende italiane per creare più posti di lavoro, non per acquisirle e smembrarle. È di oggi il dato sulla disoccupazione, mai così alta dal 1977: 3,1 milioni di persone, con un tasso di disoccupazione giovanile da infarto (oltre il 40%). Nella chiacchierata tra Eugenio Scalfari e Papa Francesco (che consiglio a tutti di leggere, qui), dice il Santo Padre:
I più gravi dei mali che affliggono il mondo in questi anni sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine in cui vengono lasciati i vecchi. I vecchi hanno bisogno di cure e di compagnia; i giovani di lavoro e di speranza. […] Sono stati schiacciati sul presente. […] Senza memoria del passato e senza il desiderio di proiettarsi nel futuro costruendo un progetto, un avvenire, una famiglia, si può continuare così?
Il nostro Paese, morso senza pietà da Caimani e Pitonesse, non ha più rispetto di niente e di nessuno: siamo al ventisettesimo posto nella classifica della qualità di vita degli anziani (ci precedono paesi come il Cile e la Slovenia!) e ai primi posti nelle non-politiche di sviluppo giovanile. Avremmo bisogno della coraggiosa rivoluzione di Papa Francesco anche in politica: così lasceremmo entrare nuovamente la speranza in questa società devastata e senza prospettiva alcuna.
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