Il Papa nero e l’Orango

Sarà vero? Dopo Miss Italia avere un Papa nero, no me par vero;
un Papa nero, che ‘scolta ‘e ‘me canson in venessian perché el xè nero african.
(Pitura Freska, Papa Nero, 1997)
Migrantes, Emigranti
Nel Comunicato Stampa n.11/2013 del 24 giugno, la Fondazione Migrantes (fondazione afferente la Comunità Episcopale Italiana) descrive l’andamento del flusso migratorio degli italiani. Riporto un breve estratto con qualche numero:
Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2013, a gennaio di quest’anno i cittadini italiani residenti fuori dei confini nazionali sono 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2012 è di 132.179 iscrizioni, pari a +3,1% e +5,5% rispetto al 2011. […] Nel 2013, rispetto all’anno precedente, sono stati registrati in Asia più di 3.500 italiani residenti. Il paese maggiormente interessato da questi spostamenti di residenza è stato la Cina la cui comunità italiana è costituita da oltre 6.700 unità (+905 italiani residenti nel 2013). La popolazione italiana residente in Cina nel 2013 è triplicata rispetto al 2006 (+239%), con un picco di trasferimenti nel 2009 (+25%).”
Si conferma dunque una tendenza migratoria, che da sempre ha interessato il nostro popolo, con destinazioni differenti a seconda delle epoche storiche. Io che ho avuto il piacere di essere stato un laowai(per chi segue il blog dall’inizio, sa che questo termine cinese è piuttosto dispregiativo ed è assimilabile al nostro extracomunitario, qui uno dei miei primi post) rabbrividisco ogni giorno di più di fronte ai ripetuti atti di razzismo nei confronti del ministro Kyenge, mettendo in luce solamente la pochezza, la stupidità, l’ignoranza, la mancanza di cultura, l’inettitudine, l’ottusità e l’inutilità di certi scarti della società, ai quali ormai è rimasto solamente il divertimento di lanciar banane, non essendo in grado di fare altro. Gli stessi sono quelli che certamente non accettano più di fare gli operai o i panettieri, lavori manuali rispettabilissimi ma indubbiamente soggetti ad orari difficili, per i quali quindi fa molto comodo assoldare extracomunitari, che nello stesso tempo vengono accusati di venire a rubare i posti di lavoro agli italiani!
L’integrazione non è un’opzione, ma una necessità: occorre stabilire delle regole e farle rispettare, come succede negli altri Paesi. E non si può confondere la necessità di regolamentare i flussi migratori clandestini (il che è corretto, pur nel rispetto dei diritti civili di esseri umani disperati) con il desiderio schizofrenico di avere intorno a noi un esercito di simili che parli solo il dialetto locale.
Sono processi culturali difficili: gli Stati Uniti hanno visto il primo Presidente di colore solo nel Ventunesimo Secolo, il tanto atteso Papa Nero non si è ancora affacciato dalla Loggia della Basilica di San Pietro. Credo tuttavia che occorra scagliarsi con forza contro coloro che culturalmente sono ancora fermi all’età della Pietra, stabilendo delle sanzioni esemplari, fino all’espulsione dal Parlamento, qualora siano politici.
È difficile per chiunque vivere con un’etichetta addosso, soprattutto se quest’ultima non esprime nulla di positivo: che i signori della Lega provino ad armarsi di valigia per andare a cercare fortuna all’estero, viste le loro capacità torneranno indietro con un bastimento carico di banane marce.

 

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