Sulla fine del mondo

Papa Francesco

Tutto sommato, i Maya ci hanno preso. Un Papa che viene “quasi dalla fine del mondo”, un po’in ritardo rispetto a quella (presunta) attesa per il 21 dicembre e poi materializzatasi il 28 febbraio 2013: perché questa data rappresenterà per sempre uno spartiacque abissale nella vita della Chiesa, così come il 13 marzo, giorno in cui gli equilibri del mondo cattolico si sono invertiti come una bussola impazzita che non punta più al nord. Del resto, la geopolitica cattolica non può non riflettere l’evidenza riassumibile in un numero, cioè circa trecento milioni di cattolici distribuiti in America Latina, circa il 20% del totale: per dirla con la frase di un cardinale africano “non può esserci sempre il pastore a monte e il gregge a valle”. O più semplicemente, cari amici Porporati Romani, Game Over per Roma Caput Mundi. 
I misteri che trapelano dalle Mura Vaticane sembrano pagine di un thriller alla Dan Brown, ma è auspicabile che la Curia Romana venga travolta sul serio da un necessario processo di riforma e bonifica. L’esordio di Papa Francesco I ha regalato parole semplici, dirette (“Fratelli e sorelle, buonasera!”), gesti umili come l’inchino con il quale si è rivolto ai fedeli chiedendo la loro benedizione, prima di impartire la sua, simbolo di una lesa Maestà volutamente autoinflitta; ha riportato subito al centro il valore della preghiera, non di una preghiera latineggiante e aulica, ma il Padre Nostro e l’Ave Maria, perché tutti potessero elevare la loro voce. Il tutto per mostrare con i fatti che è un uomo in mezzo agli uomini, Pastore e non Regnante, Vescovo e non Pontefice, raccogliendo l’eredità dell’”umile lavoratore nella vigna del Signore”, come si definì Papa Benedetto XVI nel giorno della sua nomina. L’augurio è che Francesco I possa essere testimone di quella povertà che il Santo d’Assisi, del cui nome si è fregiato, aveva come Sorella. 
Un’ultima chiosa: San Francesco d’Assisi è il Patrono d’Italia. Chissà che la nomina di Francesco I non infonda uno spirito positivo e riformatore anche agli negli altri Palazzi Romani, dove regna uno Tsunami incontrollato e pericoloso, che ci sta conducendo sì, verso la Povertà, ma non quella spirituale. 

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2 thoughts on “Sulla fine del mondo

  1. Ciao Stefano
    leggo ora il tuo post. Condivido in pieno le tue considerazioni, tanto di averne scritte di quasi uguali altrove. Credo che le nostre visioni, siano condivise su scala abbastanza grande..

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  2. Ciao Pietro, ho letto ora il tuo post (sono contento che abbia scritto nuovamente) e devo dire che oltre alla vicinanza di orientamento, hai fornito una serie di dettagli che rendono evidente la tua conoscenza del SudAmerica. Molto interessante, complimenti.

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