Le cose che non dici

Son le cose che non dici, che capisco anche di più; sono quelle che mi taci, che mi danno più fastidio! 
(Vasco, Le cose che non dici)
Caimano, Berlusconi
Lo spettacolo (perché tale ha da essere definito) orchestrato ieri sera sul ring di casa Santoro ha evidenziato alcuni aspetti a mio avviso deprimenti, che provo a spiegare di seguito.
a) Berlusconi è un genio della strategia, in particolare quella comunicativa: con la sua saccente arroganza riesce a calamitare l’attenzione dove vuole lui. Ieri sera ha resistito (a mio avviso vincendo) nella fossa dei leoni, dove il clima gli era ovviamente ostile: tutti si sono concentrati sulle reazioni di Berlusconi o di Santoro e in questo modo chiunque non ha dato peso ai contenuti.
b) la Sinistra, non solamente quella partitica, ma anche quella della società civile (giornalisti come Travaglio, per esempio), sembra non aver capito che giocarla sull’attacco della persona di Berlusconi non fa altro che creare un canovaccio ormai insipido che non è più interessante per nessuno. Mi sarei aspettato da Travaglio indifferenza nei confronti delle solite trite questioni personali e processuali, dimostrando ove possibile che la sua politica pseudoliberale degli ultimi dieci anni ha condotto al dissesto socio-economico di una Nazione intera. In questo modo Berlusconi non sarebbe stato più il protagonista in quanto tale, ma in quanto politico perdente (da un punto di vista dei risultati): molto meglio i dieci minuti di Dragoni, nei quali ha evidenziato alcuni numeri senza voler a tutti i costi provocare. Persino Vauro ha disegnato vignette su Monti e non su Berlusconi.
c) stabilire delle regole di buon comportamento per un talk show significa dimostrare di avere paura delle conseguenze. Santoro ha voluto creare il boom mediatico sul personaggio (che gli ha permesso infatti di fare il botto con quasi nove milioni di spettatori e il 33% di share, numeri da capogiro per La7), non sul capocoalizione del centro-destra, al quale avrebbe dovuto fare domande inerenti la campagna elettorale. Da un punto di vista giornalistico, la sconfitta è stata totale e Berlusconi ha ovviamente veleggiato sulle increspature del nervosismo dei suoi interlocutori.
d) come conseguenza del punto precedente, a tutti è stato chiaro che la trasmissione è stata impostata come “la resa dei conti”, accerchiando Berlusconi, il quale alla fine ha sconfitto persino i bookmakers inglesi che lo davano a 5 sull’abbandono dello studio. È stata una grossa occasione persa: per Berlusconi, invece, la conferma di essere un vero Caimano. Chapeau.
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