Anno nuovo, vecchie usanze

Il 2013 inizia così come è terminato il 2012. Una politica in piena campagna elettorale (il che in Italia equivale alla normalità), con schieramenti non ben definiti che stanno costruendo la propria Arca di Noè, fingendo preoccupazione per la tornata elettorale che dovrebbe spalancare le porte della Terza Repubblica. La quale, benchè chiamata da molti, se ne sta ben nascosta: i toni infatti sono sempre gli stessi, “quello è un leaderino, quell’altro è un poltronista, quell’altro ancora gode ad aumentare le tasse”. Lo stesso Monti, da quando ha annunciato la sua “salita in politica”, ha perso quell’aplomb anglosassone che ha voluto come marchio di fabbrica nei suoi tredici mesi di governo, sfoderando ora la sciabola della polemica e assestando scudisciate a destra e sinistra, indistintamente.

E i programmi? L’agenda-Monti sembra un capitolo che il Professore deve avere estrapolato da una tesi di uno studente della Bocconi: non solo, ma la sua prudenza (che in fondo è sempre stata apprezzata, seppur nella gravità delle azioni che ha messo in atto) è stata subito accantonata lasciando spazio ad un ben più allettante “ridurremo la pressione fiscale di un punto percentuale nel 2013”. E dove li ha trovati i soldi? Ci ha insegnato la frase “a saldi invariati”, al punto che quando andiamo dal salumiere, alla frase “Lascio?” dopo che ci ha messo un etto in più di prosciutto, gli diciamo “basta che i saldi siano invariati”. Probabilmente, ha chiesto a Montezemolo di vendere un milione di Ferrari all’anno, ecco perché non vuole nessuno scranno da ministro…

A destra, il programma è ancora in fase di elaborazione (leggi: non sanno quali frottole raccontare): nel frattempo ci pensa il Tirannosauro Silvius, dicendo tutto e il contrario di tutto ad ogni piè sospinto. È diventato così imprevedibile da risultare persino più divertente di Benigni, il cui splendore culturale emanato dalle sue esegesi fa da contraltare alla stanchezza dei trenta minuti iniziali di ogni suo spettacolo. Visto uno, visti tutti: dai Roberto, spiegaci la Costituzione e non dar peso a chi la usa al posto di quella igienica.

A sinistra, regna una tranquillità surreale: Bersani sta seguendo una strategia chiara, da una parte continuando a ricucire il feeling con l’elettorato (sebbene fare le primarie a Capodanno non sia stata una mossa geniale), dall’altra assoldando tra le sue fila personaggi di alto spessore (vedasi Grasso e Dell’Aringa). Il programma risente inevitabilmente degli influssi di Vendola e Sindacati, ma quanto meno il centrosinistra sta evidenziando coerenza e volontà di cambiamento: nelle primarie per i parlamentari, la vittoria di un folto numero di trenta-quarantenni e soprattutto donne lancia un bel segnale. Si tratterà di capire quanto il progressismo sbandierato dal candidato premier collimerà con quella punta di conservatorismo rappresentato dai suoi alleati.

In tutto ciò, è necessario collocare l’ennesimo appello del Presidente Napolitano a sollevare la questione sociale e morale, per mettere al centro di qualunque programma politico l’individuo e la sua dignità. Stando ai fatti delle ultime due settimane, direi che ancora una volta tale appello rimarrà inascoltato e vi evidenzio tre chicche:

  • nella legge di stabilità approvata prima delle dimissioni di Monti, è saltata la proroga al bando per l’apertura di nuove sale da poker. Il bando sarà attivo da fine gennaio e consentirà l’apertura di mille sale in tutta Italia. Non sarebbe stato meglio dare qualche soldo agli Ospedali o alle Università?
  • nel telegiornale di La7 delle 20 di mercoledì 02 gennaio, alcuni problemi tecnici fanno saltare i nervi a Mentana, il quale si scusa con il pubblico dicendo che evidentemente chi è addetto al montaggio deve essere un non-udente. Spero che i veri non-udenti non stessero seguendo il telegiornale con i sottotitoli. Altro che questione morale.
  • la morte di Rita Levi Montalcini ha commosso tutto il Paese, tranne qualcuno che su Twitter ha detto che “se n’è andato uno dei pesi più grossi per l’Inps”. Il Tweet non era della Fornero: probabilmente qualche pseudo-ricercatore che sta ancora vagando alla ricerca dell’uscita del tunnel della Gelmini.

 

Escher, Mani
Mani che disegnano (M.C. Escher, 1948)
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3 thoughts on “Anno nuovo, vecchie usanze

  1. E per il Movimento 5 Stelle non ne hai? Lo scenario è comunque davvero desolante, in vista delle elezioni ancora una volta mi ritrovo a dover scegliere il male minore. Il mio senso civico e l'amore per il mio Paese, mi rende disponibile ad altri sacrifici economici, ad un'altra serrata di cinghia, se questo serve a far riprendere l'economia nel giro di un paio di anni, ma temo un'altra delusione.

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  2. Ciao Simone, mi sono soffermato su coloro che in queste settimane hanno occupato le tv, le radio e i giornali e soprattutto coloro che a mio modo di vedere si divideranno la grossa fetta del Parlamento. Grillo secondo me si è perso sul piú bello: una creatura che è diventata un mostro, ma che non è stato in grado di gestire. Perchè c'è poco da fare, i nostri politici sono bravi a fare i comici, ma il viceversa non è proprio scontato. Ho grande ammirazione per le battaglie che porta avanti il Movimento 5 Stelle, ma i modi sono sbagliati. Non si puó volere a tutti i costi farsi notare, fare l'exploit perchè i giornali scrivano. Di Pannella che fa sciopero della fame e della sete per farsi ascoltare ne basta uno: ma lui effettivamente non ha Internet che lo supporti per le sue battaglie, quindi lo deve fare. Grillo ha creato un blog che ormai è un quotidiano, sicuramente piú letto delle ben piú famose testate giornalistiche. L'irriverenza va bene per un comico, ma per uno che vuole fare cose serie, non è un qualcosa di cui vantarsi. Il fatto che gli sia permesso di entrare in Parlamento è perchè l'istituzione democratica dello Stato glielo permette: quindi continuare a sputare veleno sul Garante quale è stato per 7 anni Napolitano, è proprio da vigliacchi.
    Dovrei anche parlare di Ingroia e di Giannino: non amo i giustizialisti e coloro che parlano di Rivoluzione senza realmente essere rivoluzionari (voler riformare la giustizia non è rivoluzionario, è normale per un Paese che è ancora fermo al 1861); per quello che riguarda Giannino, credo che verrá ricordato piú per la simpatica barba, che per le sue idee.

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  3. Stefano, sottoscrivo pienamente ogni tua parola e sono d'accordo su ogni commento. Spero che gli anticorpi contro il berlusconismo siano stati sviluppati a sufficienza negli ultimi vent'anni, e a questo punto la scelta si riduce a due candidati. Personalmente io non non voto per partito preso, ma guardo alle idee, proposte e persone: proprio per questo, faccio parte degli indecisi e credo sia una situazione comune a tanti italiani.

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