Oltre Santa Claus

Lettera Babbo Natale


Il periodo natalizio cristianamente vissuto dovrebbe essere un momento di ripartenza, alla luce della venuta di Nostro Signore. Questo ci viene insegnato fin da bambini: a Natale dobbiamo essere tutti più buoni. Uno spirito di rigenerazione morale e spirituale che tuttavia si ferma in superficie, come soprabito di un’entità che tende a rimanere sempre la stessa. In fondo, ci piace farci avvolgere da questo clima di ipocrisia, dentro il quale sguazzare per un paio di settimane, alla fine delle quali si ritorna al grigiore di tutti i giorni. E così, inviamo cartoline elettroniche di auguri a tutti i contatti della nostra Rubrica ed elargiamo sorrisi di circostanza, simulando una gentilezza che nel 99% dei casi si scioglierà al 6 gennaio, quando l’Epifania tutte le feste porta via e lascia solo la fredda neve. 
Dunque non farò auguri speciali, non farò bilanci del 2012 e non creerò la lista di ciò che mi aspetto dal 2013: scrivo la mia letterina a Babbo Natale, augurando a me stesso di rappresentare uno spunto positivo per tutti.

1) Mi impegno a sorridere di più. Nel mio ultimo viaggio in Cina, mi ha sorpreso un signore (cinese) di una certa età che nell’attesa dell’imbarco continuava a chiedere di farsi fotografare in posizione di fronte al gate, dove era segnata la destinazione del volo. Molti avranno quasi deriso questa sua gioia, a me ha fatto riflettere e mi ha ricordato che a volte la ricerca delle piccole soddisfazioni è molto più rigenerante che un weekend alle terme. 

2) Mi impegno a fare qualcosa per gli altri. La parola solidarietà è stata cancellata dai vocabolari di tutto il mondo, credo che non si possa parlare di giustizia sociale, come tanti nostri politici fanno in questa campagna elettorale priva di sostanza, se non si fissa nella mente che prima di tutto occorre guardare agli altri, prima che a se stessi. 

3) Mi impegno a non lamentarmi di ciò che non c’è (lo sport preferito del popolo italiano), ma a fare in modo che qualcosa ci sia. In queste settimane abbiamo ricominciato a lamentarci del fatto che sia tornato Berlusconi: per me il vero problema non è lui, ma siamo noi Italiani, che da vent’anni a questa parte siamo apparentemente indignati di quest’uomo, ma immancabilmente gli permettiamo di continuare ad essere lì. Forse la rottamazione o formattazione che dirsivoglia è necessaria prima di tutto fra di noi. 

È il momento di andare e guardare oltre: come detto all’inizio, il Natale cristiano ci insegna ad aggirare le apparenze. Auguro a tutti di scavare in fondo a se stessi e di trovare la direzione giusta.

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