Grande Fratello 2.0

Vignetta, Vauro, Berlusconi
Vignetta di Vauro

Qualche giorno fa ho avuto l’onore di essere intervistato in merito ad uno studio sul rapporto tra gli expats e gli strumenti di comunicazione (in particolare i Social Network) e, nel corso della chiacchierata, ho intuito che non è così noto l’impatto della censura cinese sugli Internauti.
Una prima considerazione, in realtà, è che stupiscono le operazioni censoree della Cina, senza però avere una piena consapevolezza dell’attività di controllo vigente anche sulla nostra Rete: ad un mio amico, per esempio, qui in Italia è capitato di essere bannato per alcuni giorni da Facebook per commenti che sono stati ritenuti lesivi nei confronti di una qualche corrente politica. In Cina, a due amici francesi residenti a Shanghai è capitato di ricevere un messaggio in cui era scritta la locuzione diritti umani che ha fatto scattare il blocco totale della SIM per tre giorni. Per non parlare poi delle difficoltà che nel Paese di Mezzo ci sono nell’utilizzo di Google; lo stesso Pensieri strani…eri non è accessibile se non con VPN (Virtual Private Network), in quanto nell’indirizzo c’è il termine blog, impresso a fuoco nella lista nera.
In ogni caso, mondo che vai, censura che trovi, verrebbe da dire. È giusto o sbagliato? Le statistiche riportate da un post tratto dal blog Sentimeter del Corriere descrivono una percezione della censura legata ad aspetti depressivi (“protegge interessi politici-economici” “solo moralismo” rappresentano più del 63%) più che ad elementi costruttivi (“protegge i diritti d’autore”, “lotta alla pirateria”). Io avevo già espresso la mia opinione in un precedente post sulla cosiddetta legge-bavaglio: tuttavia mi rendo conto che non è corretto vedere la Censura come una figura mitologica armata di cesoie, i cui tagli estirpano ciò che va fuori dalle regole (il percepito è “ciò che dà fastidio a qualcuno”).
Non solo: Sentimeter, in un altro post, spiega come la peggior forma di censura è quella che la Cina sta praticando da almeno tre o quattro anni e che viene definita Censura 2.0, subdola e più difficile da tracciare, di carattere a loro dire preventivo. Vi consiglio la lettura, perché si evidenzia che non si tratta più di cancellare opinioni o prospettive diverse, ma si impedisce alle persone che se le creino, confrontandosi con altri punti di vista.
E in Italia, ci sentiamo veramente democratici e liberi?

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