Di italica beltà

Riprendo un tormentone di un paio di mesi fa, il Quello che non ho style, di cui io stesso ho in parte usufruito in un post ad esso dedicato: quello che non avevo nel mio stare in Cina si può riassumere nella parola bellezza, riferendomi al gustare la vera bellezza dell’Italia. Pur avendone consapevolezza, alla domanda “cosa ti manca di più dell’Italia?”, spesso mi ritrovavo a rispondere in maniera automatica e anche un po’asettica, identificando nella cultura, nell’arte e nella storia gli aspetti che il nostro Paese è capace di offrire e che si fa fatica a trovare in altre parti del mondo. Quando poi si ha la fortuna e il privilegio di rituffarsi in una città come Firenze, si riaccende il piacere del bello. Nella visione di Kant, espressa nella Critica del Giudizio, un oggetto è bello se presenta quattro elementi:
1) è bello se lo è disinteressatamente, cioè indipendentemente dal fatto che quell’oggetto sia nostro o di altri;
2) se è universalmente riconosciuto come bello, in maniera spontanea;
3) se viene riconosciuto come bello indipendentemente dallo scopo, quindi fine a se stesso;
4) se è una bellezza intuitiva e non spiegata secondo principi razionali, tanto che Kant afferma che la bellezza non può essere raccontata in un manuale, ma solo contemplata.
Vi propongo allora un confronto tra due foto:

Kuala Lumpur, Asia, Viaggi
Kuala Lumpur
Firenze, Veduta dall'alto, Arte, Viaggi, Cultura
Firenze

la prima è stata scattata a Kuala Lumpur, in Malesia, la seconda è uno scorcio di Firenze dal Campanile di Giotto.
Nel primo caso, la stessa vista si può vedere dallo Shanghai Financial Tower, dal Victoria Peak di Hong Kong, dalla 101 Tower di Taipei. Non c’è unicità e originalità, mostra come tutte le città moderne siano costruite seguendo più o meno lo stesso copione, con torri e grattacieli altissimi che offrono vedute panoramiche da togliere il fiato, soprattutto per le vertigini.
Di fronte ad una vista come quella di Firenze, si rimane a bocca aperta pur essendo sul livello del mare. E soprattutto, nessuna altra città italiana offre uno scorcio uguale, perché ogni posto ha le sue peculiarità e i suoi tratti distintivi. Ecco perché leggendo il post di WonderDida, mi sono venuti in mente le mie valigie, gli aeroporti, il cibo italiano nascosto in tutte le tasche più recondite, ovvero il più classico film della vita Laowai: ma tutto ciò non mi manca per nulla.

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3 thoughts on “Di italica beltà

  1. è proprio vero, quando sei là ti manca la bellezza, dei palazzi rinascimentali, delle piazze, delle chiese romaniche, dei vicoli, e pensi a com'è illusoria l'idea che il progresso passi dall'eliminazione del vecchio per fare posto a edifici sempre più all'avanguardia.
    Ma spesso, restando qui, ce ne dimentichiamo, o ci abituiamo alla bellezza, e ci sembra *normale*

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  2. Hai proprio ragione, Wonder, ci si abitua ad una normalità: mi sono reso conto di aver “vissuto” Firenze, non l'ho semplicemente visitata… Che abbia bisogno di un'altra passeggiata in Cina per tornare in Italia ancora con questo vigore culturale?

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