TerreMoto

Ombra, PauraTerremoto è un nemico subdolo, viscido, sotterraneo, che spunta all’improvviso come un geyser islandese. La sua strategia è di stampo terroristico. Attacca in maniera violenta, instillando nella mente delle persone la paura che ritornerà, quando meno te lo aspetti. È un barista cinico e sadico, che con un ghigno malefico shakera il cocktail quando vuole, quando ritiene che esso debba essere servito e assaporato, nonostante il cliente abbia espressamente detto di non volerne. Terremoto annienta le certezze e i punti di riferimento di ognuno: casa, scuola, chiesa, posto di lavoro, in certi casi si prende la vita stessa; diventa un’ombra invisibile, segue da vicino ma senza farsi vedere. Si impossessa della normalità di ognuna delle vittime: quando Terremoto bussa alla porta di qualcuno, nulla sarà più come prima.

Per questo motivo non sono d’accordo con chi, in maniera a mio avviso un po’strumentale, spinge per l’annullamento della parata del 2 giugno. Lo stesso Gramellini, nel suo Buongiorno, dice giustamente che i soldi per le celebrazioni ormai sono stati spesi, salvo poi nuovamente cavalcare l’onda dell’antipolitica, con la (giusta) richiesta della riduzione del numero dei parlamentari, che in questo momento è del tutto inappropriata. Così come è facile parlare della necessità della prevenzione sul territorio, della lotta all’abusivismo o di qualunque altro facile “sono anni che lo diciamo e nessuno ci ascolta”. E ancora: in questo momento non serve sottolineare che agli Italiani non importa granchè della Festa della Repubblica. Gli italiani lo stanno dicendo e dimostrando da mesi, lo hanno evidenziato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, alle ultime Amministrative. Ma in questo momento la Repubblica, intesa come insieme di Istituzioni e Cittadini, deve essere forte e presente non solo nel giorno del suo Compleanno, ma sempre. È troppo facile dare la colpa ai politici o al Governo, ma noi, come Cittadini, che cosa facciamo per il nostro Stato?
Coloro che non hanno più la casa o che ce l’hanno, ma hanno il terrore di tornarci, devono ricostruire la consapevolezza che una normalità è ancora possibile: vogliono tornare a far parte della loro storia, quella che riguarda la loro quotidianità, indipendentemente dal fatto che il 2 giugno si celebri o meno l’Italia. Stoppare una parata non aiuterà a cancellare la paura, né terrà lontano Terremoto, che continuerà a shakerare fino a che l’ultima goccia di paura non sarà assorbita.
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7 thoughts on “TerreMoto

  1. Bell'articolo. Anche se non sono daccordo sul “i soldi ormai sono stati spesi”: una grossa percentuale sicuramente sarà già stata impegnata, ma ritengo ci siano sufficienti margini di manovra per contrarre la spesa finale, devolvendo una quota parte dei risparmi per l'Emilia. Questo gioverebbe all'immagine delle Istituzioni, placherebbe gli animi, permettendo al tempo stesso di non buttare al vento impegni presi per la parata (sia a livello economico, che di immagine sul panorama internazionale). In altri termini, uno scenario win-win. Dove sbaglio?

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  2. Io resto sempre piu' basita dalle polemiche contro a prescindere. Sono d'accordo con te, e il nazionalismo in Italia esiste solo per gli undici di Coverciano. Ma forse tutto questa polemica nasce dal fatto che sono stati appena annullati gli aiuti di Stato alle calamita' naturali.

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  3. Non credo tu stia sbagliando, anzi… É il clima di costante polemica e di ricerca di visibilità che mi rende insofferente… Chiunque parla per tentare di attirare l'attenzione, con l'obiettivo sempre di sconfessare qualcun'altro…non se ne può più…

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  4. Ciao Stefano
    complimenti per la prima parte del post..hai saputo descrivere cosa e' un terremoto, io non ci sarei mai riuscito. Da piccolo, avevo pochi anni, avvertii le scosse del terremoto dell'Irpinia (abbastanza lontana da Taranto), per fortuna da noi molto piu' lievi, e ti posso dire che a distanza di piu' di 30 anni (e avendone io circa 4 allora!!) me le ricordo molto bene.

    Sulle polemiche, ci si perde un po' troppo da troppi anni. Altro ricordo dell'infanzia e di quel terremoto: molti panifici di Taranto, lavorarono sodo per piu' di una settimana, per mandare pane nelle zone terremotate, ovviamente senza retribuzione, cosi come si mise in moto una macchina di solidarieta' forte tra cittadini pugliesi verso i campani (inutile sottolineare il carattere volontaristico di molti di coloro che si adoperarono). Erano altri tempi (mi spiace sembrare un nonno in questa occasione con queste parole), ancora oggi raccolgo testimonianze (quando torno di la') di quei giorni terribili, e dei tanti che si rimboccarono le maniche.

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  5. La terra é tornata a tremare un'ora fa e ancora si polemizza sulla presenza di questo o quel politico alle celebrazioni. La gente pensa solo alla paura che attanaglia ormai 24 ore su 24, di tutto quello che dicono a Roma non si interessano minimamente. Che amarezza (per usare la celebre frase di Cesare Cesaroni, che mi fa pensare a qualcosa che mi fa sorridere).
    Pietro, se leggerai Benni, vedrai chi mi ispira!

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  6. Leggo solo ora e mi sono trovata d'accordissimo. Che tristezza questi battibecchi proprio quando una Festa, il piu' sobria possibile, dovrebbe farci sentire tutti uniti. Possibile che solo il calcio alimenti quel senso di unione che dovremmo provare un po' di piu'? E ora che il calcio e' evidentemente cosi' inquinato alle radici, cosa ci rimane? Che almeno il dolore e le sventure, come il terremoto dell'Emilia, servissero ad alimentare solidarieta', amore e condivisione invece che continue fratture e rimpalli di accuse futili.
    Che invidia vedere le celebrazioni inglesi per la regina ieri. Vorrei esistessero eventi cosi' anche da noi, momenti che ci rendessero orgogliosi di urlare la nostra italianita'.

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