Take away my pain (*)

(*) Porta via il mio dolore
(Dream Theater)
ER, Medici in prima linea
Dopo aver vissuto alcune esperienze a proposito della sanità pubblica cinese (non sulla mia pelle, ma ahimè su quella di alcuni amici), mi ero ricreduto sul valore di quella italiana. Qualcuno, di fronte a tale affermazione, mi aveva guardato con occhi esterrefatti, pensando che la zuppa di noodles di cui andavo ghiotto contenesse sostanze allucinogene non ancora del tutto evacuate. Ebbene, dopo un breve periodo di smisurata fiducia nella Res Publica Italiana, ho dovuto fare marcia indietro sul mio giudizio sulla Sanità Nazionale. Riporto la cronaca di un fatto realmente accaduto.
Protagonisti: un paziente (Sereno); i parenti (La Banda); il medico (Il Bisturi); una serie di infermieri ed infermiere.
Un giorno particolarmente piovoso Sereno si reca all’Ospedale Sangiovese per il programmato ricovero, antecedente di un giorno l’altrettanto programmato intervento, che finalmente risolverà il suo dolore. Alle 21.30 l’infermiera A porta a Sereno i saluti del Bisturi, il quale gli dava appuntamento al mattino successivo tra le 8 e le 8.30 (si intravvede nel gesto del dottore e della sua collaboratrice un aspetto empatico che scatena in Sereno una benevolenza verso la signora). L’indomani, alle 6.30, al paziente viene consegnato il camice, tipico abbigliamento fashion da indossare durante l’operazione; alle 8.30 nessuno all’orizzonte, tuttavia regna nel reparto una tranquillità che mantiene alto il livello empatico e dunque il paziente sereno (non solo di nome); alle 9.30 la Banda (già arrivata al Sangiovese da più di un’ora) è gentilmente invitata a lasciare la camera per il giro visite dei medici, mentre Sereno resta in attesa; alle 11 un infermiere esce per una pausa, si siede sulla panchina al fianco dei parenti fatti uscire circa un’ora e mezza prima e lì si addormenta; alle 12 l’infermiera B, nuovamente sollecitata dalla Banda, risponde che purtroppo non le è stato ancora comunicato l’orario effettivo dell’intervento, il che crea una irragionevole e ingiustificata insofferenza che potrebbe minare il clima sereno. A questo punto, ricordando che il medico aveva dato appuntamento alle 8.30, si aprono due scenari: o l’intervento è stato effettuato sul paziente sbagliato oppure il dottore sta facendo compagnia all’infermiere dormiente, sempre con l’obiettivo di aumentare il flusso empatico all’interno del nosocomio. Alle 12.30 l’infermiera C entra con il vassoio del pranzo, chiede a Sereno se sia già stato operato, ricevendo una risposta negativa e dunque riportando con sé un piatto di fusilli all’arrabbiata (in quel momento, anche la pasta era empatica con il paziente). Alle 15.30 il paziente affamato e decisamente non più in sintonia con l’ambiente circostante viene trasferito nella sala dove era stato finalmente predisposto l’intervento. Alle 17.30 (ovvero undici ore dopo l’iniziale scheduling definito), tutto è finito.
Due semplici considerazioni: 1) in Cina, per qualunque tipo di patologia, ti attaccano subito una flebo: non so realmente cosa ci sia dentro, ma almeno a livello psicologico il paziente ha l’effetto placebo di essere stato “preso in carico”; 2) il dolore e la sofferenza sono bombe ad orologeria, quando il timer arriva allo zero, esplodono, non lasciando alternative a chi è nel vicino raggio: fare aspettare un paziente senza neanche dare informazioni riguardo un intervento che lo riguarda in prima persona, per quanto magari ci siano urgenze maggiori, rasenta il sadismo.
Per dovere di cronaca, Sereno riposa come mai aveva fatto nelle ultime settimane e, soprattutto, al termine dell’operazione è uscito il sole. L’empatia finalmente è servita a qualcosa.
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3 thoughts on “Take away my pain (*)

  1. Ah, la sanità, argomento di infinite discussioni tra i gli espatriati filo-italici e quelli filo-stranieri… adesso però sto lottando contro il mal di denti pomeridiano che non posso risolvere perché la mia dentista italica lavora solo al mattino, per cui magari ne riparlerò un'altra volta, a mente più lucida…

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  2. Mmhmmm, io sono nella fase “caz non mi rendevo affatto conto di quanto in Italia fossimo fortunati”.
    In fatto di lasciare che la sanita' resti pubblica e un diritto per tutti non penso che cambiero' idea ma per quanto riguarda l'efficienza sono super d'accordo con te fin da ora.
    Penso che alla fine quel che manchi spesso sia il provare a mettersi dalla parte del paziente…

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