Noi non siamo la Foxconn

La sensazionalità con cui vengono trasmessi certi servizi durante i TG o con cui vengono fornite certe notizie sui quotidiani (ad esempio su La Stampa del 22 Febbraio, clicca qui) ha un obiettivo visibile di creare scandalo e uno piú viscidamente nascosto di disinformare. In questi giorni non si fa altro che parlare della Apple, gigantesco produttore di meraviglie tecnologiche, ma soprattutto mostro socialmente deviato, immagine che si vuol dare con i reportages sulla Foxconn che imperversano in questi giorni. Scatta cosí un atto di generalizzazione epidemica: quanti di voi avranno pensato che anche in molte delle nostre aziende italiane ospitate nel Paese di Mezzo si vivono giornalmente situazioni simili?
Come manager dell’azienda per cui lavoro, fermamente scaglio il mio “Io non ci sto” di scalfariana memoria. La mia azienda offre un environment pulito, arioso, seguendo tutte le necessarie norme di sicurezza, con piani di evacuazione antiincendio. Paghiamo regolarmente salari, contributi, assicurazioni, fondo casa e tutto quello che la legge cinese prevede; non abbiamo dormitori interni, per cui le persone scelgono da sé dove e come vivere, ma garantisco che almeno il 50% dei nostri dipendenti vive in un proprio appartamento (piccolo o grande che sia) con la propria famiglia. Tutti i dipendenti fanno pause regolari, mangiano il pranzo e la cena nella mensa messa a disposizione dall’azienda. Siamo inoltre entrati in un programma di Social Responsibility Awareness, con il quale l’azienda si impegna nei prossimi anni a trasferire le proprie milestones di sicurezza sul lavoro anche ai propri fornitori.
Onestamente, non accetto di finire in un tritacarne mediatico che ha l’obiettivo da un lato di infangare un Paese che in questo momento dà fastidio, dall’altro di porre un freno alla crescita incontrollabile dei grandi colossi economici mondiali. Non sono il don Chisciotte di nessuno, solo incornicio la fotografia reale in cui vivo io e l’azienda che rappresento. E sono sicuro che tutti i miei colleghi Laowai che vivono la mia stessa esperienza nelle proprie aziende, la pensano come me.
Chiudo con una battuta: i nostri dipendenti hanno i piedi ben saldi a terra, il che é tipico del modo di vivere cinese; l’unica cosa che vediamo cadere dal tetto sono i calcinacci e anche questa é Cina.

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6 thoughts on “Noi non siamo la Foxconn

  1. Caro Anonimo, qui abbiamo sicuramente bisogno di persone, per cui, a seguito di opportuna selezione (!), potrai entrare a far parte del nostro team. Riso e verdurine saltate in padella per pranzo, zampe di gallina in brodo e collo di anatra per deliziare i vostri palati. Nella nostra azienda non vi facciamo mancare nulla!
    A parte gli scherzi, la Cina sta cambiando, io credo che questo sarà un anno di transizione per il mondo intero, compreso il Paese di Mezzo. Dobbiamo capire come il popolo cinese deciderà di vivere questo mutamento, che si preannuncia molto profondo, forse alla stregua della rivoluzione maoista. Vedremo che cosa succederà.

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  2. Ricordo ancora quando mio padre ha visto per la prima volta le foto della fabbrica cinese in cui lavoravo ed è rimasto allucinato dall'ordine, la pulizia e l'organizzazione, non credendo ai suoi occhi… La cecità di molti gruppi di persone (giornalisti, imprenditori, politici, ma anche e soprattutto la gente comune) in Italia è doppia: aver ignorato la crescita della Cina, “accorgendosene” all'improvviso (quando invece è un processo nato già negli anni '80), e aver voluto negare la realtà, annegandola in un mare di stereotipi e luoghi comuni… Seguiremo il mondo cambiare e proveremo a viverci, mi auguro solo con un minimo di apertura mentale… Stammi bene, Stefano. 🙂

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