Il razzismo é un cancro

Il razzismo è un modo di delegare ad altri il disgusto che abbiamo di noi stessi.
(Robert Sabatier, Il libro dell’irragionevolezza sorridente, 1991)

Antefatto: l’attaccante del Liverpool Suarez (di seguito il Grande Idiota) ad ottobre subisce una squalifica di otto giornate per avere dato del “negro” a Patrice Evra, durante la partita contro il Manchester United.
Fatto: ieri il Grande Idiota incontra nuovamente sul campo di calcio Evra e, durante la stretta di mano di rito ad inizio partita, decide di evitarlo, passando oltre. Poverino, il Grande Idiota sarà ancora arrabbiato, perché a causa di quell’essere dalla pelle scura ha dovuto pagare una multa ed é stato sul divano di casa ad annoiarsi per due mesi. Poverino, il Grande Idiota avrà pensato che toccare la mano del suo acerrimo nemico di colore gli facesse ribollire nuovamente il sangue e si sarebbe sentito costretto a dargli del negro. Meglio evitare, certo.
Il razzismo é anacronistico, qualcosa che mi aspetterei superato in un mondo globale nel quale si é in contatto fisicamente e virtualmente con persone di tutte le razze, religioni, culture; il razzismo é becero, stupido, privo di una qualunque ragione: chi ancora fa “buuu” allo stadio contro i giocatori di colore (spesso della propria squadra!); chi dice che i meridionali sono la feccia dell’Italia e dei mangiapane a tradimento; chi ancora si chiede se creature nate sul suolo italiano, figli di coppie straniere regolarmente contribuenti, abbiano il diritto alla cittadinanza italiana; chi addita gli stranieri come un rischio, ecco, tutte queste persone mi fanno pensare che abbiamo sbagliato a chiudere i manicomi, perché avrebbero bisogno di una bella lobotomizzazione. Qualcuno penserà che ora sono io il razzista, perché a mia volta sto disprezzando delle persone, che hanno “solo” il difetto di essere razziste. Per me quelle non sono persone e soprattutto non le disprezzo: non si puó disprezzare il nulla.

Racism, Razzismo, Against Racism
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3 thoughts on “Il razzismo é un cancro

  1. Hermann Hesse scriveva:
    …Se esistessero molti uomini nei qualifosse così radicato come lo è in me il disprezzo per i confini nazionali, allora non ci sarebbero più guerre nè blocchi. Niente è più odioso dei confini, niente è più stupido. essi sono come cannoni, come generali: sino a quando ragione, sensi di umanità e pace dominano, non se ne ha sentore e di loro si ride, – ma non appena guerra e follia divampano essi divengono importanti e sacri. Quanta angustia e tormento hanno procurato a noi viandanti negli anni di guerra! Che il diavolo se li porti…

    Mi è venuto spontaneo questo pensiero mentre ascolto gli insulti fra il Nord e la Capitale per la gestione emergenza neve

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  2. Se pensiamo a quante guerre sono state fatte per i confini, a quante cause legali per un recinto sistemato abusivamente pochi centimetri dentro la proprietà del vicino, non basterebbero settimane per elencarle tutte. Le lotte fra Nord e Sud, Est e Ovest hanno fatto e faranno la storia del mondo, purtroppo: leggevo che ancora oggi in Germania chi proviene dall’Est viene considerato un poveraccio, come dire che il muro é crollato solo fisicamente, non nella mente delle persone. A proposito del tema, consiglio vivamente un film, “The help”, uscito da circa un mese anche in Italia, che parla proprio delle discriminazioni razziali nel Mississippi degli anni Sessanta. Un bel cast femminile ed una storia toccante che fa molto pensare. Se avrete modo di vederlo, fatemi sapere il vostro commento…

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  3. Grazie per il suggerimento “filmico” spero di poterlo vedere presto (ma non sara' mica un remake di Mississipi burning?).
    Che dire sul razzismo…. e' una cosa molto complessa, pero' la frase che riporti in alto credo possa riassumere bene ogni sua sfaccettatura.
    Riguardo all'Italia, credo che non ci siamo mai confrontati mai seriamente, cercando di “vaccinarci” contro questo fenomeno che e' nato per quanto riguarda la nostra storia nella seconda meta' dell'Ottocento e che periodicamente si ripropone con sfumature e manifestazioni diverse. Allo stesso tempo, mi sento di dire che il razzismo e' un po' come una palla di neve tirata da un punto in alto in una montagna. All'inizio e' una palla soltanto di pochi cm di diamentro. Poi diventa una valanga che libera a valle tutta la sua brutalita'. Credo che se non rimuoviamo le cause a monte, siamo destinati a subirne sempre le valanghe (sono un po' criptico lo ammetto).

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