Erasmus compie 25 anni

Unione Europea, ErasmusChi di voi ha avuto modo di vedere “L’appartamento spagnolo”, film del 2002 scritto e diretto da Cédric Klapisch, ha potuto assaporare, seppur da spettatore esterno, l’essenza di un’esperienza Erasmus. Il protagonista e’uno studente francese, Xavier, che partecipa al programma in quel di Barcellona, ritrovandosi a vivere in una sorta di comune con altri studenti provenienti da diversi stati europei. Mille peripezie, amicizie ed amori che nascono e finiscono, le difficoltà dell’ambientamento iniziale che si trasformano, con il trascorrere del tempo, nella nostalgia del ritorno a casa. Ma che cosa spinge un giovane verso un’esperienza all’estero? Quale valore aggiunto possono dare i 6 o 12 mesi trascorsi in una qualche città d’Europa o del mondo?
Un primo dato statistico puó in parte rispondere a questi due quesiti: il 30,1% del popolo Erasmus é disoccupato. É un dato poco incoraggiante, ancor piú perché diffuso in questi giorni in cui si stanno festeggiando, a livello europeo, i 25 anni del programma Erasmus. Mi sono ormai convinto che il progetto Erasmus, inteso come scambio tra studenti di diverse università europee o mondiali, non rappresenta piú un plus per chi vi partecipa: sostenere degli esami all’estero non dà crediti esperienziali e sicuramente non aiuta ad avere un passo diverso quando si entra nel mondo del lavoro. Ad essere sinceri, credo che per molti rappresenti la prima esperienza lontani dalla famiglia, un bel modo per uscire dai canoni della propria vita standard, saggiando la propria capacità di autogestione: tuttavia, il tutto spesso si riduce ad un gigantesco party, di cui rimarranno foto memorabili in posti piú o meno esotici (Barcellona, Parigi, Madrid, Berlino, Amsterdam solo per citarne alcune).
Il progetto Erasmus acquisirà un valore se realmente ci sarà un forte legame tra l’università e il mondo del lavoro (pare che questo sia l’obiettivo dell’ “Erasmus for all” previsto a partire dal 2014): piú che sostenere semplici esami, si devono costruire percorsi strutturati in cui lo studente partecipi a corsi di studi che confluiscano poi in tirocini o stages all’interno di aziende o società di consulenza o di ricerca, entrando cosí all’interno del mondo del lavoro europeo. E sottolineo europeo: i giovani delle nuove generazioni devono ormai abituarsi all’idea che la cosiddetta “cittadinanza Erasmus” non sarà piú solo un marchio identificativo della community di studenti in giro per il mondo, ma una necessità, soprattutto se l’Europa diventerà, alla stregua degli Stati Uniti, una grande federazione di stati accomunati da una politica comune.
Molti amici mi chiedono se consiglierei loro di andare all’estero: la mia risposta é ovviamente positiva, soprattutto considerando il valore aggiunto che la mia esperienza in Cina mi sta dando. Ha peró senso fare questo tipo di scelta se alla base c’é un profondo aspetto formativo: qui a Suzhou le aziende stanno stipulando accordi con alcune università italiane per favorire stages di almeno sei mesi, durante i quali portare avanti progetti (magari finalizzati al completamento della tesi di laurea) che consentano agli studenti di integrarsi nell’ambiente lavorativo e nello stesso tempo di scoprire che cosa li aspetta al di fuori della vellutata atmosfera universitaria.
Rivolgo allora ai giovani italiani alcune domande: siamo pronti a levare le tende e veleggiare verso lidi sconosciuti? Siamo pronti a confrontarci con mentalità e culture diverse, con una società che diventerà (si spera) sempre piú multietnica? Se le risposte sono sí, preparate le valigie, il mondo vi aspetta.
Advertisements

19 thoughts on “Erasmus compie 25 anni

  1. Ciao Stefano
    non sapevo di quella percentuale che tiri in ballo. Come tutti i numeri da 1 a 100 va preso molto con le pinze, pero' devo dire che non me lo aspettavo.
    L'erasmus, specie quello di 6 mesi, lo consideravo una cosa abbastanza inutile. Solo una vacanza prolungata di qualche mese. Se si andava su quello di 1 anno, si poteva cominciare a ragionare. Chi l'ha fatto cmq si sara' divertito, magari non gli avra' fatto male alla salute anzi, pero' non c'era da aspettarsi poi un surplus, come i tuoi dati dimostrano. Stare lontano da casa aiuta a crescere, pero' non credo che 6 mesi di sollazzo (in effetti quelli erano) potessero dare chissa' cosa in termini di crescita oltre che di prospettive lavorative.
    Cio' nonostante appoggio l'idea in toto di andare all'estero. Io ho suggerito qualche anno fa sul mio blog, per chi ha la possibilita', di fare tutto il proprio corso di studi all'estero. Ci sono cinesi, indiani, sudamericani che vengono a studiare per 3 o 5 anni qui. Imparano la lingua, imparano un nuovo modo di studiare, un nuovo approccio al lavoro e alla mentalita' lavorativa (per cui alla fine nel corso di studi ne hanno due almeno) stanno lontani da casa e crescono come donne e uomini velocemente, si mescolano con altri, si arricchiscono cultiralmente, si inseriscono gia durante gli studi in stage e progetti di lavoro (non aggratis ma con congrui rimborsi spese), insomma creano quel surplus di cui prima.

    Insomma.. anche l'idea di un erasmus meno da trastullo (che per carita' ci deve stare ma non in toto) e un pelo piu' serio ben venga.

    Mi piace

  2. Ciao ragazzi, aggiungo un pensiero da neo-mamma scusate la monotematicità. Ma siamo sicuri di voler far crescere i nostri figli all'estero e facendogli vedere i nonni in un monitor?perchè se continua così ci si fa una bella esperienza all'estero…ma poi si torna e si trova lavoro in Italia?è vero che ora si vola ovunque low cost…ma casa è casa.

    Mi piace

  3. Cara Samg77, io vedo l’esperienza all’estero positiva per un periodo limitato di tempo, come arricchimento. Vedere mondi diversi aiuta a capire altre prospettive e ad uscire dal proprio assolutismo, che ci fa credere che il nostro punto di vista sia l’unico corretto. Per certi versi, aiuta a confermare e rinsaldare i propri valori, ma sotto altri punti di vista scatena domande interessanti e le cui risposte sono inaspettatamente diverse dal modo di pensare da cui proveniamo. Il confrontarsi con altre culture non implica accettarle necessariamente: i cinesi per esempio vivono in un modo completamente diverso dal nostro ed io non farei crescere i miei figli qui (se parli con altri amici o colleghi italiani qui in Cina, sono dell’opinione opposta e la rispetto). Ora peró ho la certezza che l’Italia é un ottimo paese in cui vivere, prima forse avevo qualche dubbio. Certo, abbiamo meno opportunità lavorative, ma dobbiamo essere fiduciosi…

    Mi piace

  4. In effetti se il bagaglio di esperienze imparate non le si riporta a casa, si rischia di impoverire il proprio paese di origine.

    Per cui il ritorno spero possa avvenire almeno per un 80% dei tanti milioni di italiani che ora sono lontani.

    Ma dietro Samg77, non ditemi che si nasconde un'altra mia compagna di corso. Se si un caloroso saluto. Caspita Bersa, stai ricreando il kipoli!

    Mi piace

  5. Ehi ehi ehi …si parla di kipoli. Quanti ricordi.

    Io all'estero ci sono andato con l'idea dell'esperienza di qualche anno e ormai sono sei e di figli ce ne sono due entrambi con la doppia nazionalita'. I nonni li vedono dal monitor ed e' il piu' grande dispiacere. Ma sinceramente non penso che avrei avuto lo slancio per avere un figlio nell'Italia che stavo vivendo e in quella che vivo tornando in vacanza o leggendo sui media.
    Se penso di stare all'estero per sempre – e' perche' no ? Magari non qui, negli USA, ma magari in Europa da un altra parte, o magari in Italia.

    Piepalmi – si rischia di impoverire il proprio paese di origine. Non sono convinto di quanto dici. La mia esperienza all'estero non verrebbe affatto vista come arricchimento da parte del mio paese d'origine. Io mi impoverirei di nuovo tornando e cosi' il mio paese avrebbe un “povero” in piu'.E quello che ho imparato sarebbe anzi un peso per me. E invece stando fuori collaboro con persone in ITalia (anche finanziariamento con progetti che pago io).
    Il sistema di paese, cittadinanza deve cambiare….e forse non dovremmo farci illudere da questa ventata di populismo attualmente a capo del nostro Governo.

    Mi piace

  6. Concordo con Emanuele. Ora come ora, non ci sono possibilita' di “reintrodurre” gli italiani all'estero. Mancano totalmente le prospettive, che non sono solo quelle lavorative, o di iniziativa in proprio.
    Anzi… direi che in questi anni, si e' fatto di tutto per invogliare molti giovani ad andare all'estero, per evitare che da disoccupati rompessero i coglioni in Italia. Tra i tanti svarioni di molti politici passati, ed anche degli attuali che politici non sono, vedo che continuano quotidianamente nei loro inconsci scivoloni verbali (che scivoloni non sono, e nel caso lo fossero, 100 anni di psicanalisi hanno dimostrato che dietro i lapsus verbali, esistono corroborate volonta' che si tende a non voler esternare direttamente)… per cui non aggiungo altro.

    Resta pero' il discorso (credo che anche tu l'avrai visto negli USA) che se la gente che ha tanta voglia di lavorare e creare, non viene messa in condizione di tornare, e' il paese di origine che ne perde. Qui in Canada, ma anni fa in Argentina, ho visto come tanti italiani abbiano creato ricchezza, in primis per se stessi, di riflesso per il paese che li ha ospitati, con tanto di riconoscimenti da parte delle autorita' dei paesi ospitanti. La situazione in “patria” e' complessa, se questo attuale governo, fosse a piu' lungo termine (ne dubito) e dimostrasse effettivamente di voler invertire la rotta, allora direi che effettivamente si potrebbe cominciare a ragionare. A naso direi (potrei sbagliarmi) che non credo succedera' nulla, anzi, alcune idee che hanno in mente, mi sa di film gia' visto da almeno 150 anni.

    Mi piace

  7. Io voglio andare leggermente in controtendenza. Ormai si parla solo piú di fuga di talenti, cervelli in fuga… Sergio Nava racconta nel suo blog centinaia di storie riguardanti giovani come noi che hanno lasciato l’Italia e spesso leggo le stesse parole di Emanuele. Peró mi chiedo: siamo proprio sicuri che il problema sia l’Italia e non gli Italiani? Non vorrei che per molti dare la colpa ad uno Stato fermo, immobile ed immobilista, che non guarda al futuro, stia diventando un modo per giustificare le proprie frustrazioni (ovviamente non mi sto riferendo ad Emanuele e Pietro, ci mancherebbe!). Qualcuno di noi é all’estero, altri invece hanno scelto di rimanere in Italia e stanno facendo la loro carriera, giusto? Ed inoltre: che cosa all’estero ci rende piú ricchi che in Italia non c’é? Personalmente, vedo l’esperienza all’estero come un’importante palestra per aprire la propria mente ed imparare ad accettare anche altre prospettive, soprattutto se si va al di fuori dell’Europa. La mia esperienza in Cina mi sta arricchendo tantissimo dal punto di vista professionale ed anche umano, ma forse non dobbiamo dimenticarci che la vita non é fatta solo di lavoro e di carriera. Io sono d’accordo con Samg77, non é meglio avere una vita forse meno ricca dal punto di vista lavorativo, ma piú “piena” da un punto di vista delle relazioni e degli affetti? Ed infine: non credo piú a chi mi dice “tanto non cambia nulla”. Siamo noi per primi che dobbiamo fare qualcosa per fare cambiare gli altri. Ecco perché continuo a sostenere che il problema del nostro paese siano gli italiani. E pazienza se i membri del Governo usano termini come “mammoni” o “sfigati” (anche se i giornalisti sono sempre molto bravi a decontestualizzare le parole per fare notizia…): non é che la verità offende?

    Mi piace

  8. Stefano quella dei mammonni e sfigati e' forse l'unica cosa su cui concordo con il Governo (nei contenuti larghi e non nei termini espressi).
    E' vero l'Italia la fanno gli italiani. I non mi sento piu' ricco come conto in banca, mi sento piu' sereno e felice di quando vivevo in Italia. E non dico lavorativamente, dico come vita in generale. Ovviamente mi mancano i miei amici italiani, mi manca la famiglia e le mie citta'. Ma la qualita' di vita in Italia, intesa non come lavoro ma come “societa'” e' a mio parere estremamente bassa…o almeno lo era quando sono andato via.

    Mi piace

  9. In effetti la vita in Italia si fa poco serena, ogni giorno ci si sente sempre meno tranquilli e soprattutto la vita lavorativa è diventata frustrante. Non esiste meritocrazia, non esiste professionalità, ci si sente tutti sperduti e disperati. Mettere su famiglia in Italia sta diventando una sfida, io vado a dormire la sera pensando a come fare se io o mio marito dovessimo perdere il lavoro, pensando a come sbarcare il lunario quando sarò in maternità facoltativa (ovviamente perchè abbiamo un mutuo sulla casa), come fare a crescere mia figlia pur lavorando 12 o 14 ore al giorno perchè per essere competitivi con gli ingegneroni uomini bisogna fare le riunioni alle 20,00 come se non si avesse una famiglia. Ebbene si questa è la situazione adesso, dove siamo tutti uno contro l'altro. Ci si scanna pur di tenersi il lavoro..si fa a gara a chi è più disponibile e appena molli il tiro sei finito, c'è un altro neolaureato che si fa pagare la metà di te..certo non con la stessa esperienza..ma di questi tempi non conta. Eppure a me piace l'Italia, è un bel paese pieno di risorse e di persone in gamba e poi ci sono le persone care e gli amici da abbracciare e a cui stringere la mano, ci sono le mie montagne. Io continuo a credere che lo Stato è fatto di cittadini che possono e devono valorizzare il proprio paese (se ci tengono). Ho pensato spesso di andare all'estero. Ci ho lavorato, USA, Corea…sicuramente si sta meglio c'è più serenità. Ma io voglio la mia Italia, vorrei trovare il modo per far si che lo Stato riprenda a rappresentare i cittadini e le loro esigenze e non sia più un'entità in contrasto. Cosa è successo?dove sono le immense risorse dell'Italia e le menti geniali che hanno fatto di questo paese un mito nel mondo?lo Stato le ha fatte fuggire?lo Stato è un servizio al cittadino..e non può certo accontentare tutti ma se tutti sono scontenti lo Stato non esiste più e bisogna ricominciare da capo.

    Mi piace

  10. Cerchero' di rispondere alla tua domanda (e a Sam) con calma Bersa.
    Ti lascio uno spillo

    Da Report “Le strisce pedonali sono tra i luoghi più pericolosi d'Italia. Le vittime sono più frequenti dei caduti in Afghanistan (purtroppo non è una battuta). Nessuno sanziona chi vi parcheggia sopra (“un minutino…”) o chi non si ferma (molti accelerano come a un semaforo verde) . Dovrebbero esserci delle telecamere fisse e il ritiro della patente per questi incivili.”

    In America, ovunque sono stato da Est a Ovest ….tutti si fermano allo STOP per almeno un secondo. Tutti dal tatuato alla vecchietta al manager. Tutti. Poi hanno le pistole e la pena di morte (che aborro entrambe) in alcuni Stati…

    Mi piace

  11. @samg77: capisco le tue difficoltà ed anche la discriminazione che le donne vivono nell’ambito lavorativo. Pensa che ad Hong Kong le donne, pur di non perdere nulla della loro carriera, non finiscono neanche la maternità obbligatoria, dopo due settimane in ufficio e via con la tata. Chissà che realmente non si riesca a valorizzare molto di piú il lavoro femminile.
    @Emanuele: samg77 parla di maggiroe serenità avvertita in USA: ma come fai ad essere sereno se la gente gira normalmente con una pistola? É vero, noi italiani siamo resistenti alle regole, siamo degli incivili, ma secondo me il nostro stile di vita éancora uno dei piú genuini del mondo…

    Mi piace

  12. Genuino andare in un parco giochi a Torino e' trovarci siringhe?
    Genuino andare su un treno e se ti scappa la pipi' provi ad aprire il bagno e fa schifo?
    Genuino cercare di correre verso l'ascensore per evitare di dover trascorrere dieci secondi con una persona che divide il tuo stesso tetto ma solo due piani sotto?
    Genuino avere come modelli persone che sono riuscite a sfondare perche' furbi?
    Genuino camminare su un marciapiede e fare lo slalom tra escrementi di cane e sentire che il motivo e' “e non ci sono parchetti dove portarli”.

    La discussione e' interessante. Ste ti rivolto allora la domanda: quali sono gli elementi dello stile di vita in Italia che ritieni genuini, anzi i piu' genuini al mondo ?

    Mi piace

  13. Rispondo a Lele e anche ad Anonimo, che mi ha posto una domanda su Libera Bacheca, invitandolo, se vuole, ad unirsi a questa discussione.
    Ci sono molte famiglie con bambini piccoli che vivono qui in Cina. Tendenzialmente managers di aziende a cui vengono richiesti dai 5 anni in su, che si trasferiscono con la famiglia (quando questa accetta, in particolare le mogli). Scuole internazionali per i bambini, quindi ottima possibilità di imparare l’inglese ed andare a scuola con bambini di altre nazionalità; stipendi molto interessanti; vita rilassata, con donna delle pulizie etc.etc. insomma agi che in Italia forse non sono cosí alla portata. C’é un ma (e qui mi collego anche alle domande di Lele): la natura qui é stata completamente distrutta e cementificata; esistono solo grattacieli da 20 e piú piani, semideserti, in cui non hai il problema di scappare dal tuo vicino, perché spesso il tuo vicino non ce l’hai! Respiriamo l’aria piú inquinata del mondo; ci sono parchi e giardini, ma il verde é reso tale da apposite luci verdi (non scherzo); gli escrementi dei cani non ci sono, ma non so come mai, di cani in giro se ne vedono pochi (non mi chiedere dove vadano a finire…). Vivere a Shanghai é una cosa, vivere in altre città della Cina é ben diverso (é capitata un’urgenza durante la notte ad una nostra amica in dolce attesa, ha rischiato grosso). Se anche vivi a Shanghai, vivi comunque in mezzo al traffico e all’impersonalità, all’indifferenza. Sei una delle milioni di formiche che camminano ogni giorno. Ecco che allora ti costruisci un potente network di italiani (e devo dire che qui ci siamo costruiti veramente delle bellissime amicizie), ci si fa forza. Per non parlare dei soliti ed ormai usurati aneddoti sui cinesi che sputano e fanno cose loro dovunque lo ritengano. In Italia l’aria é sicuramente piú pulita, abbiamo una natura invidiabile: se la domenica mattina ho voglia di andare in montagna, prendo la macchina e in un’ora sono ai piedi delle Dolomiti, qui ad un’ora di macchina sono solo dall’altra parte della città! In Italia abbiamo la storia, la cultura, le città d’arte, i centri storici; abbiamo il nostro stile di vita che, per quanto sconquassato e poco “nordico”, é NOSTRO. Io sono italiano e sono sicuro che mi distinguo da tutti gli altri popoli del mondo. Di cose negative ne abbiamo, come tu hai sottolineato, ma onestamente io ho imparato, in questi tre anni, ad apprezzare molto di piú le cose belle che l’Italia mi dà, perché so che in altre parti del mondo non esistono.

    Mi piace

  14. Stefano
    dall'ultimo commento che tu lasci, mi lancio nel dire (scoperta dell'acqua calda), che nonostante si sia all'estero viviamo in “diversi esteri” con distinte prospettive che si aggiungono a diverse personalita'. Io mi ritrovo molto di piu' nelle visione di Lele, l'elenco che lui ha stilato era lo stesso, di quello che facevo io quando ero gli ultimi mesi in Italia, di tutte le cose di cui ero stufo (e di altre ancora). Al momento non ho nostalgia, poiche' le cose belle che tu elenchi del nostro paese le trovo (sia pur in forme non identiche ma altrettanto valide) nel Canada. Sono immerso nella natura, in tutti i sensi e molto piu' che in Italia. Sono a pochi minuti da laghi, isole e foreste allucinanti. Toronto, Montreal e Ottawa non saranno belle come Roma, Parigi e Madrid, ma offrono in termini culturali (mostre, musei, concerti, teatri, etc.) le stesse cose che offrono le tre grandi capitali europee menzionate. La gente qui ti saluta nell'ascensore, nei tram, nei negozi.. si “attacca bottone” alla fermata del tram scambiando 4 chiacchiere, non ti senti mai solo, men che mai straniero, creando un senso di socialita'! Nel mondo del lavoro (universitario nel mio caso) e' impensabile fare carriera nella stessa universita' per tutta la vita (per pieta' non faccio confronti con l'Italia). Sulle strisce pedonali ci si ferma (pur non esistendo pena di morte ed essendo vietato la liberalizzazione del porto d'armi).
    Con cio' non dico che qui sia il paradiso (nel post che tu citi, avevo scritto una cosa del Canada che detestavo), ne' che non abbia nostalgia degli affetti e degli amici in Italia, ma quando penso in prospettive di futuro, vedo il mio paese ancora abbastanza lontano al momento (pur non escludendo a priori il mio ritorno, perche' il posto natio e' sempre una parte caratterizzante di ognuno che ti senti scorrere nell'anima), soprattutto nel caso dovessi avere figli. In quanto alla politica, sono dell'idea anglosassone (in questi giorni l'italico Capello ha potuto appurarla sulla pelle), che se vieni anche solo sospettato di cose che loro non tollerano (vaghe idee razziste per esempio, il Canada e' anche piu' severo dell' England)… sei fuori, senza se e senza ma, anche a prescindere dalla appurazione di colpevolezza in seguito a processo (povero Capello, lui abituato ad alcunii politici in Italia, che del razzismo ne fanno vessillo, si sentiva un ipergarantista nel voler aspettare la sentenza per togliere la fascia di capitano al suo player). Inoltre, viene chiesto alla “elite” politica di essere di esempio e di dare esempio (nessuno ministro si sognerebbe di andare dall'antitrust a chiedere se puo' mantenere due incarichi incompatibili… su questo punto credo che io abbia una visione diversa dalla tua, con rispetto parlando), perche' e' insita nella deontologia della stessa carica che il politico debba dare l'esempio oltre che essere tecnicamente competente.
    Credo, leggendo le tue considerazioni sulla tua vita li', la tua scelta sia stata molto piu' complessa e molto piu' pregnante sotto molti aspetti, forse anche piu' arricchente sia umanamente, sia professionalmente, sicuramente ti sta facendo desiderare l'Italia piu' che nel mio caso e suppongo da quel che leggo (non perche' mi lanci in letture paranormali) nel caso di Lele (chiedo venia se sbaglio). Il mio augurio resta sempre quello detto prima, che prima o poi l'80% dei tanti giovani fuori dai confini nazionali prima o poi rientri… sia per condizioni “esterne, interne, endogene o esogene, volonta' e possibilita'”.

    Mi piace

  15. Caro Pietro, cerco di rispondere per punti. Innanzitutto, mi hai fatto venire voglia di venire in Canada, per cui preparati, che verró a trovarti! Hai ragione diversi “esteri” e soprattutto diversi approcci ad essi: vedo persone che non lascerebbero piú la Cina, affascinate da questo mondo cosí tanto diverso dal nostro. Io ritengo che questa diversità sia il vero valore aggiunto della mia esperienza, come piú volte ho sottolineato, ma con la consapevolezza del tempo determinato. Ora ho bisogno per un po’ di stabilità e di normalità, che questa normalità sia mediocre rispetto ad altre parti del mondo, al momento non importa. D’accordissimo sulla visione anglosassone, non sopporto i supergarantisti (ero molto anglosassone nei casi dei vari Papa, Milanese, Tedesco e Cosentino…) e piú in generale non tollero il non rispetto delle regole (se credete che in Italia non lo facciamo, provate a guidare qui in Cina e poi vi chiederete che senso hanno le strisce pedonali…).
    Non capisco a cosa ti riferisca quando parli del doppio incarico, invece: se ti riferisci al fatto che io abbia dimostrato di apprezzare questo governo tecnico, non mi nascondo, ritengo fosse l’unica soluzione al momento, considerando i politici che ancora stanno seduti sugli scranni parlamentari, infangandone il prestigio e soprattutto considerando la legge elettorale in vigore. Sul doppio incarico, invece, non mi sembra di aver mai espresso giudizi favorevoli o contrari, se cosí fosse, forse sono stato poco chiaro o ho lasciato intendere una posizione sbagliata.
    Infine, noi torneremo in Italia a brevissimo, poi chissà il futuro cosa ci dirà…

    Mi piace

  16. Ciao Stefano
    scusa avro' frainteso io, forse perche' ero un po' incavolato dall'aver letto questa notizia qualche giorno fa che mi faceva inalberare non poco.Notizia che estrapolata dal contesto, poteva essere usata per il remake di un film di Alberto Sordi, contestualizzata mostra di come di conflitto di interesse ancora dobbiamo studiare tanto e mettere in pratica molto.

    http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_26/la-doppia-poltrona-del-ministro-gian-antonio-stella_77d4d6ae-47ef-11e1-9901-97592fb91505.shtml
    A data di qualche giorno fa le dimissioni dal doppio incarico (che tale non era, in quanto non contemplato dalla legge.. sono avvenute dopo numerose lettere di protesta rivolte al Capo del Governo. Mi tocca prendere atto che alcune cose stanno cambiando, che questo governo qualcosa la sta facendo, che quando si alza la voce in alcuni casi si puo' far muovere qualcosa. Lo stile ancora latita su questo non ci piove… per quello ci vorranno ancora anni… accontentiamoci.

    Mi piace

  17. mi sembra un commento molto appropriato alla discussione in questione: “La professionalità non ha nazionalità né confini, ma essere cresciuti in un posto pieno di arte e di bello e di cultura, potendo fare studi classici, certo ha aiutato. Ci piacerebbe poter lavorare di più nel nostro paese ma al momento non sta succedendo. In Italia lavoriamo a teatro, al cinema no. Magari un giorno capiterà, quando il nostro cinema si risolleverà dalla crisi” (Francesca Lo Schiavo, vincitrice dell'Oscar 2012 per la miglior scenografia)

    Mi piace

Metti qui il tuo puntino

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...