Lo spirito del Natale passato

Locandina, Il Postino, Troisi
Il manifesto del film

Dopo qualche giorno di trasferimenti intercontinentali, torno a bloggare traendo spunto da un bel post del laowai Simone sul senso del Natale (clicca qui) che si collega anche ad un commento di Angela al post precedente: in entrambi, si evidenzia la necessità di sobrietà e silenzio. Caratteristiche che ho ritrovato nel film “Il postino” di Michael Radford, con la splendida interpretazione di Massimo Troisi, scomparso prematuramente dodici ore dopo la fine delle riprese. 
Sullo sfondo di una trama essenziale (si narra dell’esilio di Pablo Neruda nelle isole di Capri ed Ischia), si staglia il personaggio di Mario Ruoppolo, il postino che ha il compito di consegnare la corrispondenza al poeta. Nel corso del film, si disegna la gaussiana della crescita personale di Mario: inizialmente di poche parole, annoiato dal suo stato di disoccupazione, alla ricerca di stimoli che diano un senso alla sua vita; l’arrivo del poeta segna l’inizio della “cura” dello spirito, ravvivato dalla delicatezza della poesia e delle “metafore”, che lo aiutano ad aprire il suo cuore a Beatrice, sua futura sposa. La sua quotidiana salita verso la villa del poeta é essa stessa una metafora dell’ascesa spirituale del postino, che sembra interrompersi proprio con la notizia del ritorno di Neruda in Cile. Infatti, l’ultima parte del film é dominata dalla malinconia, marchio di fabbrica di Troisi/Ruoppolo, una malinconia che si legge nel suo sguardo verso l’immobilismo dei conterranei, pescatori analfabeti ovviamente lontani dall’astrattismo poetico ed interessati solo alle loro “reti tristi”; si legge nella malcelata delusione per un Neruda che, una volta tornato in patria, sembra essersi dimenticato del suo amico e nella delusione per una politica che promette e non mantiene. 
Alla fine, il discepolo supera il maestro, facendo proprie le sue parole: “Quando la spieghi, la poesia diventa banale, meglio di ogni spiegazione è l’esperienza diretta delle emozioni che può svelare la poesia ad un animo predisposto a comprenderla”. Mentre il poeta Neruda godeva del suo successo, raccogliendo plausi in tutto il mondo, il poeta Ruoppolo fissava su un primitivo registratore tutti i suoni dell’isola, che erano stati fonte di ispirazione per il maestro. Per ricordargli che anche un premio Nobel non deve dimenticare le emozioni più semplici ma positive. Massimo Troisi ci manca, o almeno manca a me: mi manca la sua comicità mai fuori dai ranghi, mai urlata, mai volgare; la sua vena poetica sobria e silenziosa, proprio come lo spirito del Natale passato. L’augurio è che si recuperino i sentimenti buoni e genuini, altrimenti “non ci resta che piangere”.

Troisi, Il Postino
Massimo Troisi e Philippe Noiret in una scena del film

 

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