La valutazione di un’evacuazione

Segnali stradali, vie di fugaL’efficacia della comunicazione é un aspetto fondamentale nel successo di un prodotto, la chiave di volta delle interazioni tra i membri di un team che lavorano ad un progetto. Steve Jobs, prima che un visionario, era innanzitutto un grandissimo comunicatore, infatti le sue keynotes sono diventate dei modelli anche per i piú grandi esperti di marketing. Le cose tuttavia si complicano quando la lingua dei due interlocutori non é la stessa e potete immaginare qui in Cina che cosa puó scaturire dalla combinazione fatale dell’anglocinese e dell’angloitaliano. Vi racconto allora due aneddoti che mi sono capitati di recente.

Il primo: riunione di emergenza, nella quale si sta discutendo di azioni urgenti da prendere a causa di una rottura di stock di un componente molto importante per le nostre linee produttive. Mi rivolgo ad una mia collega:
“We need to buy this component also from another source, we can’t wait until next week, the line has already stopped!” (Abbiamo necessità di comprare questo componente anche da un’altra sorgente, non possiamo aspettare fino alla settimana prossima, la linea é già ferma!)
La mia collega: “I can understand, Stefano, but we are evacuating a new supplier and we need time!” (capisco, ma stiamo evacuando un nuovo fornitore e abbiamo bisogno di tempo!)
 “What? Why are you evacuating this supplier? Which kind of issue?” (Cosa? Perché state evacuando questo fornitore, che problemi ha?).
Collega: “No issue, but the standard procedure is to find the supplier and to evacuate the supplier!” (Nessun problema, ma la procedura standard é trovare il fornitore ed evacuare il fornitore).
Ho respirato profondamente: la mia produzione é ferma e tu, cara collega, ti dai ai piani di emergenza di produzioni altrui? Prima di scatenare l’ira funesta, ho provato a ragionare (cosa che non sempre mi riesce, ammetto…) e voilà l’inghippo! Una sola, piccola lettera faceva la differenza: la mia collega voleva evaLuate il fornitore, cioé valutarlo, non evacuarlo! Si era creato un impasse alquanto imbarazzante, in quanto da una parte sembrava che io non conoscessi le procedure aziendali, dall’altra io cominciavo ad avere seri dubbi sulla sanità mentale della mia collega.
Il secondo: altra riunione, si discute di formazione e training. Una collega parla della sua esperienza: “In my private company, normally we were scheduling at least one day per week for this training” (nella mia azienda privata normalmente pianificavamo almeno un giorno a settimana per questo training). Rimango in silenzio, perché una domanda mi sorge spontanea: che cosa ci fa qui, se ha una sua azienda? Chiedo cosi’gentilmente se possa ripetere e la frase é esattamente la stessa. Incuriosito, le chiedo che tipo di azienda possiede. Lei mi guarda attonita e a sua volta mi chiede spiegazioni; la situazione é sempre piú imbarazzante, ma ad un certo punto capisco e le dico: “Previous company, not private!” (precedente azienda, non privata!). La sua risposta é stata scioccante: “I don’t know in Italy, but in China the correct word is private” (non so in Italia, ma in Cina la parola corretta é private). Me lo ha sempre detto mia mamma di studiare le lingue…
P.S. per leggere altri divertenti aneddoti, vi consiglio il blog, che trovate nella lista dei miei preferiti, di TomCatUsa “Te la do io la Cina”, divertimento e risate assicurati!
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2 thoughts on “La valutazione di un’evacuazione

  1. Ti capisco perfettamente, poiche' lavorando in un ambiente di lavoro multietnico (come tra l'altro e' la societa' canadese) ognuno ha la sua anglolingua per comunicare.
    Devo dire che con i cinesi anche io ho difficolta' a capire molte volte piu che con altri. L'altro giorno con un simpatico collega cinese siamo stati 5 minuti a discutere di etano, che lui continuava a chiamare esano e io ripetevo no: etano (scambio t con s). Alla fine gli ho chiesto, scusa ma quanto e' il peso molecolare del tuo esano, e mi ha detto quello dell'etano..al che ho capito che lui le t le pronuncia s!!. Credo che i molti asiatici che conoscono l'inglese siano comunque da lodare, per il fatto che hanno imparato una lingua europea con alfabeto e pronunce totalmente diverse. Io ancora stento con l'inglese… a volte mi vergogno un po'!

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  2. Pensa che i cinesi stessi spesso hanno difficoltà a leggere e a comunicare fra di loro, questo ti fa capire quanto siano difficili le lingue orientali basati sui kanji. In ogni caso basta sintonizzarsi sulle loro frequenze: un giorno, un mio collega voleva che ci incontrassimo sulla luna (moon), alla fine ho intuito che diceva mezzogiorno (noon). Semplice no?

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