Questione di feeling

Predolin, Gioco delle coppie

Ricordate Il gioco delle coppie? Un “cacciatore” (maschio o femmina) doveva scegliere fra tre “prede” di sesso opposto, le quali erano peró nascoste alla sua vista da un muro: il cacciatore poneva una serie di domande a cui le prede dovevano rispondere e, basandosi semplicemente sul feeling, sceglieva una preda. A quel punto il muro si apriva permettendo cosí l’incontro della neo-coppia, la quale partiva per un soggiorno premio.
Mi é ritornato in mente il baffuto Predolin dopo aver letto, questa mattina, un articolo de La Repubblica (clicca qui), in cui si racconta di un Expo organizzato qui nel Paese di Mezzo per i single. Una sorta di grande agorà dove ognuno esibisce i propri dati anagrafici e, soprattutto, il proprio salario, nella speranza di trovare moglie o marito. Puó sembrare un modo un po’anticonvenzionale di formare le famiglie del futuro, ma chi conosce la Cina sa che non é poi cosí strano.
Durante la mia prima visita a Shanghai, nel giugno 2009, nel Parco del Popolo situato a fianco della centralissima Piazza, notai che sui tronchi degli alberi, sui rami dei cespugli, sugli schienali di alcune panchine erano appesi dei foglietti scritti in cinese: ovviamente non riuscivo ad enuclearne il significato, ma distinguevo delle date e dei numeri. I miei colleghi cinesi mi avevano poi spiegato che lí si radunavano persone che avevano la necessità di accoppiare i propri figli, combinando l’unione alla luce dei migliori parametri possibili, in particolare età e stipendio. Soprattutto nelle campagne cinesi, dove ancora sopravvivono le tradizioni, il matrimonio é un obbligo da sostenere, cosí come mettere al mondo dei figli: una donna che a ventiquattro anni non sia quanto meno fidanzata viene tacciata di avere dei problemi, per non parlare delle ragazze che non abbiano ancora partorito prima dei trent’anni.
Potrei raccontare di altre cose di cui sono venuto a conoscenza stando qui e partecipando anche ad alcuni di questi matrimoni, ma non vorrei che si pensasse che voglia giudicare i loro costumi, che in quanto tali vanno rispettati, perché parte integrante della cultura. Tuttavia faccio un’osservazione: nell’articolo si riporta il pensiero di un sociologo cinese, il quale afferma che il fenomeno dell’aumento dei single é legato soprattutto alla crescita incontrollata delle megalopoli. Io credo che in una società dove tutto viene indirizzato e controllato da qualcun altro (lo Stato, la famiglia) sia necessario cominciare a sviluppare l’individuo, inteso come un essere capace di intendere e volere in autonomia e come elemento fondante della famiglia, che é la base di una società civile. Provo un forte senso di tristezza quando le ragazze che lavorano nella nostra produzione danno le dimissioni perché devono tornare al loro paese d’origine (qui a Suzhou il tasso di immigrazione e’abbondantemente sopra il 70%) perché la famiglia ha decretato che sia tempo di sposarsi. Credo che nel ventunesimo secolo la piú grande potenza economica mondiale debba cominciare a far soffiare sul suo celebre materialismo una ventata di umanizzazione. L’augurio é che le generazioni future possano innamorarsi senza vincoli e senza costrizioni, “aprendo l’anima cosí, lasciando uscire quello che ognuno ha dentro”: é questione di feeling.

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3 thoughts on “Questione di feeling

  1. Ciao Stefano,
    anche a me metteva sempre una certa malinconia vedere come il matrimonio in Cina fosse spesso un obbligo da espletare, e possibilmente al più presto. Mi metteva anche molta tristezza vedere la condizione femminile e come le donne, a mio avviso la vera forza della Cina, venissero trattate dai familiari e dalla società. Eppure con il tempo, forse a causa del ben noto processo di “cinesizzazione” che colpisce gran parte dei laowai, avevo finito per mitigare le mie posizioni. Ho cominciato a capire più in profondità i racconti di Terzani, il suo spiegare che l'amore in Cina non è il punto di partenza, ma quello di arrivo. Forse dopo una vita di sacrifici insieme, l'aver fatto crescere dei figli, solo allora si ama davvero la compagna o il compagno di una vita. Credo che nella nostra società invece, ci sia stato un eccesso in senso opposto. Si è molto meno propensi a fare delle rinunce per la coppia, magari a rinunciare alle propire aspirazioni professionali, per la famiglia e per crescere dei figli. Insomma, guardo alla generazione dei miei (e tuoi) genitori e mi sembra di cogliere una maggiore semplicità, il sapersi accontentare di meno, perchè quel qualcosa di meno era più che compensato da dei figli sani e dall'avere una bella famiglia. Ora invece la coppia è troppo spesso fonte di impegni e di sacrifici ai quali uomini e donne, se possibile, rinunciano. Per questo dico, forse è giusto che l'amore pur essendo il punto di partenza, sotto nuove forme e vesti, sia anche quello di arrivo. Tu che ne pensi?

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  2. Caro Simone, davvero grazie del commento, molto sentito e profondo, commento che per altro condivido totalmente. Uno dei messaggi piú belli che ho ricevuto il giorno del mio matrimonio é stato da parte di una coppia di miei amici, che mi ha scritto: “Dopo 7 anni di matrimonio, ci siamo resi conto che ora ci amiamo molto molto di piú di quel giorno in cui iniziammo la nostra avventura insieme”. Il matrimonio visto come un cammino insieme non puó partire da un sentimento già compiuto e pieno, ma deve essere necessariamente in divenire. Ed é quello che cerco di ricordare a me stesso tutti i giorni!

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