Il gradino piú alto del podio

Generazione di fenomeni, Nazionale Volley

Il mio sestetto magico: Tofoli in palleggio, Zorzi opposto, Bernardi e Giani schiacciatori, Lucchetta e Gardini centrali, allenatore lo stregone Julio Velasco. La mitica Generazione di fenomeni, di una pallavolo che ci ha regalato soddisfazioni ineguagliabili, soprattutto negli anni Novanta e nei primi anni del nuovo secolo: quindici anni dominati a livello internazionale, se solo escludiamo la duplice beffa dell’oro olimpico (1996 e 2004), che ancora rimane l’unico vuoto da colmare. Riusciremo mai a conquistarlo?
La mia mente ha riportato alla luce questi splendidi ricordi in un classico lunedí da Bar Sport, nel quale la Rosa mi ha raccontato (senza troppo clamore, per carità, la calciofilia italiana é una brutta malattia…) di un argento della nostra Nazionale di pallavolo nella competizione europea e del tanto atteso ritorno nella serie A della coppa Davis dell’ItalTennis, dopo un purgatorio di 11 anni. Certo, un lettore disinteressato o ipercritico del blog potrebbe dire: e quindi? Dal momento che nell’ultimo post si é molto discusso sull’italica capacità di sperperare risorse e talenti, vorrei collegarmi ad esso, per sottolineare come anche nello sport stiamo lasciando ad altri quei primati di cui siamo andati fieri nel corso degli anni. Vantiamo egregi risultati in sport di nicchia, quali la scherma, dove un’attenta programmazione, investimenti mirati e soprattutto tanta passione sta consentendo di vincere tutto, insieme ad un ottimo ricambio generazionale, in particolare a livello femminile; stiamo riprendendo la retta via nella pallanuoto, altro sport dove per anni abbiamo spadroneggiato, ma dove anche abbiamo avuto sonore delusioni nell’ultimo decennio; al contrario nel nuoto, dopo un paio d’anni all’altezza, stiamo bruciando tutte le migliori aspettative, aggrappandoci a supertalenti naturali, quali la Pellegrini, ma senza supportare la crescita dell’intero movimento. Stiamo rischiando di diventare la patria delle meteore, perché all’exploit spesso non segue una continuità di risultati.
C’é poi un’altra considerazione da fare: in sport come il calcio, la pallavolo o il basket, le squadre che hanno dominato gli ultimi 5 anni hanno delle formazioni prive di italiani: l’Inter ha vinto tutto con un solo italiano (Materazzi, un nome, una garanzia); Il Trentino Volley aveva titolare uno tra Birarelli e Sala e come libero Bari, per il resto tutti stranieri; la Montepaschi Siena é una multinazionale da urlo, ma di nazionale tricolore ha solo l’allenatore. Il quale, buon uomo, si é anche preso l’onere di allenare part-time la Nazionale di basket, rendendosi conto da sé che selezionare campioni per un club é molto facile, selezionare i migliori giocatori italiani nella mediocrità attuale non assicura risultati. I nostri giovani, i nostri talenti in qualsivoglia sport, non vengono piú coltivati: i vivai si stanno perdendo, quei pochi elementi che emergono vengono bruciati con faraonici contratti di sponsorizzazione e promesse che spesso non possono essere mantenute. Perché all’estero potenziali campioni di 18-20 anni vengono gettati nella mischia, dando loro la possibilità di sbagliare, mentre da noi si pretende sempre che facciano esperienza, soprattutto in serie minori? Torniamo sempre sullo stesso argomento: non abbiamo il coraggio di investire nei giovani. Nel caso dello sport, dovremmo farlo anche a livello di classi dirigenziali. Le federazioni di tutte le specialità sportive hanno bisogno di managers che conoscano molto bene l’ambiente, non di politici che intrallazzino per ottenere soldi e benefici che alla fine non si sa bene dove vadano a finire (o meglio, si sa, ma nessuno lo dice…). Lo sport non é terreno per uomini dell’alta finanza o ricconi che investono senza criterio (cosa che sta puntualmente accadendo con magnati russi e sceicchi arabi), ma deve richiamare carismatici personaggi che associno ad una oculata gestione un’innata passione e soprattutto una conoscenza “tecnica” del settore. E’veramente ora di finire i processi alle intenzioni e smettere di recriminare: da tifoso di sport e da italiano verace, voglio riprendermi quella medaglia olimpica dell’eccellenza che nessuno ci ha rubato, semplicemente ci stiamo accontentando di stare giú dal podio.

P.S. Tanto perché siamo attenti a valorizzare i giovani, quanti di voi sanno che la Nazionale Juniores femminile, il primo agosto, ha vinto il Mondiale in Perú contro il Brasile?

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One thought on “Il gradino piú alto del podio

  1. Sono d'accordo su tutte le tue considerazioni: purtroppo lo sport in Italia rispecchia la situazione nazionale.Ciò che spaventa è che ci stiamo abituando al peggio che sta diventando la normalità.

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