AAA: Carisma cercasi

Obama, USA, Presidente

Riavvolgiamo rapidamente il nastro e torniamo al 20 gennaio 2009, giorno dello storico insediamento di Barack Obama: il 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America si rivolge con fierezza al suo popolo, nel bel mezzo della crisi targata Subprime:

Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono molte. Non sarà possibile risolverle facilmente né in breve tempo. Ma sappi questo, America: le risolveremo. In questo giorno, ci riuniamo perché abbiamo scelto la speranza invece della paura, l’unità d’intenti invece del conflitto e della discordia […] Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, capiamo che la grandezza non va mai data per scontata. Bisogna guadagnarsela.[…] Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo faremo.

In sintesi “Yes, we can”, il suo motto, un marchio di fabbrica, oserei dire un tormentone. Obama salvó le banche, ma non quei milioni di posti di lavoro bruciati in pochi mesi.

A distanza di 3 anni, la nuova era non é mai arrivata e quella ostentata sicurezza di potercela fare si é smarrita. Tutto questo non solo alla luce di una crisi mondiale che si sta rivelando peggiore di quella del 2008, ma semplicemente constatando che, per usare le sue parole, la paura ha nuovamente preso il posto della speranza. Come evidenzia Drew Westen in un’analisi del 6 agosto sul New York Times, “What happened to Obama’s passion?” , dov’é finita la passione di Obama? Ció che é evidente é che Obama

non sa più raccontare all’America una storia sulla propria visione del futuro, che riesca ad affascinarla e convincerla dei sacrifici necessari per venire fuori dalla crisi (Mastrolilli, La Stampa).

Non riesce piú ad accendere il suo carisma per diventare un transformational president alla Roosevelt, non trasmette piú quella sicurezza che sí, ce la faremo. E la delusione é ancora maggiore, perché da lui mi aspettavo veramente un modo diverso di fare politica, scelte coraggiose, anche se non necessariamente popolari, un impulso al cambiamento radicale, un vero riformismo. Alla fine, ha vissuto nella autoreferenzialità dei suoi predecessori, ha dato per scontato la grandezza del suo Paese, pur sapendo che gli equilibri dell’economia globale erano cambiati, che il mondo non era piú USAcentrico e che il paese dove tutti i sogni si potevano realizzare aveva bisogno di recuperare pragmatismo, prima di realizzare ció che non c’é.
Gli Stati Uniti hanno perso per la prima volta il rate AAA, ma io credo che debbano essere preoccupati di aver perso la piú pura e talentuosa leadership scoperta nell’ultimo secolo, insieme a JFK.

E’come se i tifosi del Barcellona e del calcio tutto scoprissero che improvvisamente Messi é diventato un brocco.

I saggi cinesi dicono: il mio passato è di fronte a me, lo conosco e imparo da esso; il mio futuro è alle mie spalle, non lo posso vedere ma mi segue come un’ombra e cambia in funzione del mio orizzonte. Noi siamo abituati a ragionare esattamente al contrario, chissà che ancora una volta non sia il caso di rivedere la nostra prospettiva.

 

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13 thoughts on “AAA: Carisma cercasi

  1. Abbiamo tutti visto con Obama come un conto è parlare un conto è governare, e governare vuol dire scendere a compromessi. Nel caso specifico, compromessi con i repubblicani a loro volta costretti a compromessi con l’ala oltranzista del Tea Party. Quindi per Obama non si è trattato tanto di guardare al passato, di rimanere ancorato al passato senza proiettarsi su un futuro coraggioso e diverso (lui non è un repubblicano e non parla come un repubblicano). Si è trattato piuttosto del dover ridimensionare il “suo futuro”, la sua idea di futuro sulla linea dell’orizzonte. Quindi lo assolverei come governante. Altra cosa è però valutare la sua azione politica con la logica dei mercati e si sa che i mercati giudicano solo in base ai risultati, a quanto un governo riesce a portare a casa indipendentemente dalla realtà che lo circonda. E Obama ha portato a casa poco rispetto al suo programma, ma ha lavorato per il suo paese. Almeno così a me, osservatore molto molto superficiale, pare.
    Quanto poi all’atteggiamento del nostro governo, che è contrario al detto cinese e per questo poco saggio, miope e attento a salvaguardare al massimo il presente e molti privilegi di pochi, condivido la critica. Vediamo giovedì in parlamento la “ricetta” dell’opposizione.

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  2. Avevo già avuto modo di ascoltare questo discorso qualche tempo fa, ma ora, alla notizia delle dimissioni di Steve Jobs da CEO di Apple, diventa ancora piú particolare. Vedo in questo personaggio un carisma non solo nelle parole, ma soprattutto nei fatti: nel descrivere la sua umanità di fronte alla notizia del male e nell’orgoglio (ahimé smentito) di averlo sconfitto. Questo per me significa dare una visione, non solo per sé, ma anche per gli altri, nel bene e nel male: ora Apple, che proprio 15 giorni fa é diventata l’azienda di maggior valore al mondo, dovrà dimostrare che puó rimanere al vertice anche senza la spinta propulsiva del suo storico leader. Solo cosí si vedrà se il suo carisma ha realmente attecchito.

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  3. No beh ferma un attimo i cavalli. 🙂
    Scusami, ma io a Obama ci tengo particolarmente, e mi dispiace che tu lo stia giudicando sulla base degli avvenimenti degli ultimi (diciamo) 4 mesi.
    Giudicare l'operato di Obama è molto difficile, soprattutto a causa della – passami il termine – sfiga che lo perseguita. Vedi, già solo per il fatto che è di colore (o abbronzato, a seconda della filosofia di pensiero) ed è riuscito a diventare presidente degli USA è rivoluzionario. Non era per niente una sfida facile, e il “dopo” è stato ancora peggio. Allora: arriva, e si ritrova con la peggiore crisi economica degli USA dal '29. In qualche modo si va avanti, si riesce a sopravvivere (un bel libro su come gli americani non si sono arresi quella volta è “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi). Neanche tempo di sedersi sulla poltrona, e gli si rompono gli impianti di estrazione petrolifera (più grande disastro ambientale di quella zona del mondo). Intanto, in qualche modo, riesce a far passare la più grande riforma sanitaria degli Stati Uniti. Poi, arriva il 2011 e violà, nuova mega-crisi sia interna che esterna. La nuova crisi economica esterna lo strema, davvero: all'interno, da quando con l'elezione di metà mandato ha “perso” la Camera, è stato durissimo per lui fare qualsiasi cosa. Letteralmente, guarda anche le foto degli ultimi tempi: rispetto all'inizio del mandato è proprio più “vecchio”.
    Ah, nel tempo libero si è sempre comportato in modi magnifici nei confronti del popolo (incontrava rappresentanze degli studenti, ha presieduto la cerimonia in memoria di quell'attentato che ha coinvolto la democratica Giffords, ha sempre fatto discorsi alla nazione molto molto toccanti).
    E, tra le altre cose, bisogna anche riconoscergli di aver scovato Osama Bin Laden.
    Ho scritto di getto, e ci sono tante tante altre cose che non ho detto, e molte di più sono quelle che ha fatto e non so. Però povero, dai. Almeno lui non si fa i riporti 😉

    Lore 😉

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  4. Non voglio mettere in dubbio le capacità di Obama, né evito biecamente di riconoscere tutte le difficoltà che ha dovuto incontrare durante il suo mandato. Aver perso anche la maggioranza del congresso lo ha messo in una situazione di stallo perenne, ma sappiamo molto bene (in Italia é il nostro pane quotidiano!) che spesso si punta all’ingovernabilità, per abbattere l’avversario politico, piuttosto che ragionare per il bene comune del proprio Paese. Peró, nell’elencare tutte quelle giustificazioni, mi sembra di sentire il nostro Premier, che difende l’operato del suo governo e che giustifica la mancanza di una crescita a causa dei mercati impazziti e della congiuntura. Dove sta quel quid, che mi permetta di vedere in Obama un vero riformatore? Il confronto che faccio tra Steve Jobs e Obama é a livello di feeling, di “bucare lo schermo” quando si parla al proprio uditorio: sembra che Obama stia perdendo questo carisma, che ha inizialmente affascinato tutto il mondo. Aveva dichiarato di voler terminare le guerre in giro per il mondo, invece, come hai detto tu, ha catturato Osama: il che, se da una parte é un bene, dall’altra significa che l’impegno contro il terrorismo non avrà mai fine, perché sappiamo tutti benissimo che probabilmente é una guerra senza fine. Ma a quale costo? Ha fatto una riforma sanitaria definita epocale, soprattutto perché etica: ma, dinuovo, a quale costo? Dove sta la visione americana, cosa si vede nel futuro di quel popolo? Capisco il non avere una visione in Italia, dove abbiamo una classe dirigente incapace, vecchia e priva di alcun senso civico: ma da un personaggio della caratura di Obama, mi aspetto questo e anche molto di piú.

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  5. La figura di obama è complessa, per quello che rappresenta per tutti piuttosto che per quello che rappresenta per se stesso, come ogni presidente, nel bene e nel male, dell'ex più grande potenza mondiale (quella attuale si sà è pufflandia). Gli steits hanno delle forze lobbistiche in gioco che noi italietti ci sognamo, e il presidente credo sia solo una sorta di ago della bilancia delle influenze economico-politiche che i veri interessi hanno in un dato momento. Penso sia giusto parlare di un frontman, piuttosto di uno che sta davvero nella stanza dei bottoni. Se il frontman perde carisma iniziano a volare le bottigliette sul palco (o i premi nobel). D'altra parte la riforma sanitaria penso sia più difficile da mandar giù di quanto immaginiamo, per l'americano medio, in quanto poco davvero si rendono conto, a sentire interviste ai cittadini e amici che hanno vissuto negli stati uniti, delle meccaniche della loro spesa sanitaria.
    Il vero macigno è lo stato di guerra perenne, teorizzato e largamente applicato, che si autoalimenta, e cerca nuovi territori. Con una spesa ovviamente pazzesca. Ma magari il premio nobel per la pace c'avrà pensato.
    Per finire in leggerezza, copio un frammento del buongiorno odierno di Gramellini, che a volte regala colpetti di genio

    […] Certo, domani [28 agosto 2011 ndr] un uragano rischia di allagare il Sud di Manhattan e di fare la doccia alla Statua della Libertà, mentre l’Obama di agosto sembra il Papa Nero e ogni volta che va in tv è per dare una cattiva notizia: da «Yes we can» a «Si salvi chi può» […]

    ps auguri steo! qui sono ancora in tempo per farteli con il fuso italico!

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    1. Non so come sia possibile, Quasiforse, ma questo commento si era perso nei meandri di WordPress.
      Tutto ciò che avevi detto allora, vale ancora oggi, forse ancora di più, avendo ora a che fare con un frontman quasi di professione. E il “si salvi chi può” di Gramellini, oggi è quanto mai attuale!

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    1. Hai ragione Anna. Il populismo si vince soltanto con la forza dei contenuti, dei progetti che non siano solo richiami elettorali, ma elementi concreti che si riflettono nella vita delle persone. Come dicevo nel 2011, Obama ha preferito salvare le banche, non i risparmiatori (stessa cosa fatta in Europa, del resto). Quegli stessi risparmiatori che costituiscono la classe media, ormai depressa e distrutta e che si è definitivamente affidata a un personaggio come Trump. Vedremo se confermerà di essere soltanto un cialtrone o se riuscirà a inventare qualcosa di buono. Per il bene degli USA e del mondo intero.

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        1. Già, siamo noi che ci scegliamo chi va nella stanza dei bottoni. Tuttavia la scelta stessa è diventata scarsa, di poco spessore. Vedi la Clinton: può un personaggio che abbia spessore parlare al pubblico e fare un discorso di accettazione della sconfitta così tardi? Doveva smaltire la delusione? Pessimo comportamento.

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          1. Condivido. La campagna della Clinton è stata politicamente e socialmente debole. E anche le donne, ritenute soprattutto in Italia le sue prime elettrici, evidentemente sono state deluse da questa ex First Lady di ferro.

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            1. Essere First Lady, essere Segretario di Stato o essere Presidente degli Stati Uniti sono cose completamente diverse, che richiedono approcci diversi. Cosa che lei non è minimamente riuscita a trasmettere. Lei è sempre uguale, sempre la stessa faccia e lo stesso atteggiamento di supponenza. E ne ha pagato le conseguenze.
              Ammetto che mi entusiasmava l’idea di una Presidente donna, dopo l’esperienza inglese della Thatcher. Ahimè, dovremo aspettare, ma la colpa è tutta sua.

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  6. L’ha ribloggato su Il puntino sulla ie ha commentato:

    E così, Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Alla faccia di tutti i detrattori e di tutti coloro che ritenevano impossibile la sua vittoria.
    Ma la sconfitta della Clinton viene da lontano, da un Partito Democratico che non ha trovato le alternative a Obama, a un Obama stesso che negli anni ha sempre più perso quella forza e quel carisma che sembrava avere nella sua prima elezione del 2008.
    Non è stato il Presidente del profondo cambiamento, auspicato negli USA e Hillary Clinton è stata vista come elemento di continuità del fallimento.
    In parte lo scrivevo già nel 2011, qui sotto il post originale.

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