Disinvestimenti

Mercoledí, La Stampa di Torino riporta la notizia che IKEA, dopo 5 anni di riunioni, valutazioni, permessi/non permessi, si é vista chiudere la porta in faccia dal presidente della Provincia di Torino, il quale ha negato l’apertura di uno store nei pressi di La Loggia (comune in provincia di Torino), ufficialmente perché “sono terreni agricoli, non si puó consumare altro suolo pubblico”.
Sempre su La Stampa, quest’oggi leggo la notizia che Arenaways, il primo vero concorrente privato di Trenitalia, é prossimo al fallimento. Con buona pace di quei pendolari tra Torino e Milano che ormai avevano cominciato ad usufruire di questa nuova soluzione, mai sufficientemente apprezzata e supportata da chi invece dovrebbe favorire la concorrenza, nell’interesse esclusivo dei cittadini.
Sembra proprio che l’Italia ce la stia mettendo tutta a non voler uscire dalla crisi. Perdiamo tempo a ipotizzare leggi ad hoc per frenare scalate da parte di investitori esteri, senza chiederci come mai le nostre aziende siano diventate cosí facilmente abbordabili e cosa potremmo fare per invertire i ruoli in questa metaforica caccia alla preda. Quando un investitore straniero é disponibile a mettere sul piatto 60 milioni di euro, prima gli facciamo perdere 5 anni (al punto che già cosí probabilmente l’investimento non si ripaga piú), poi gli diamo anche il benservito, perdendo inoltre l’occasione di dare a 250 persone un posto di lavoro. Infine, lo Stato non fa nulla per aiutare solidamente un processo di liberalizzazioni (come nel caso del trasporto su rotaia), che consentirebbe di generare nuovi concorrenti ed attrarre quindi investimenti. Oltre che, argomento di queste settimane, ridurre definitivamente la spesa pubblica.
Vediamo la Cina come un nemico per la nostra crescita, ma in realtà il vero nemico siamo noi stessi. I cinesi sanno fare business e questo é un dato di fatto inequivocabile. Sono in contatto da diversi mesi con esponenti del governo di Suzhou, perché la mia azienda é alla ricerca di uno stabilimento piú grande: il loro supporto é quasi maniacale, perché hanno un solo obiettivo, assicurarsi che l’investimento rimanga nella loro area, nella loro città, in Cina. Ovviamente, sono interessati, non si sta parlando di solidarietà, non vogliono aiutare gli stranieri ad avere vita piú facile nel localizzarsi in Cina. Il loro unico obiettivo é attirare e consolidare l’investimento, perchè la loro economia ha bisogno di questo: solo a Suzhou e dintorni, siamo quasi 60 aziende italiane!
La Cina non vede gli stranieri come un rischio, ma come un’opportunità, anzi, come una necessità, perché vogliono diventare la piú grande potenza economica mondiale.  Puó darsi che tra 5-10 anni degli stranieri non se ne faranno piú nulla, in quanto avranno acquisito tutto ció che é necessario, a livello di competenze e know-how, per essere autosufficienti. Nel frattempo, chiediamoci se non sia il caso di imparare qualcosa da loro, per far sí che l’Italia non sia solo il Bel Paese, ma anche Ricco: almeno, quando gli italiani torneranno a casa, avranno la speranza di continuare a lavorare.
Annunci

Metti qui il tuo puntino

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...